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Bollette elettriche raddoppiate: lo Stato italiano penalizza gli italiani immigrati

UnMondodiItalianidi Antonio di Monaco

La stangata era prevista e puntualmente sta colpendo quei tanti italiani “colpevoli” di aver ereditato un’abitazione dai grandi flussi migratori interni degli anni Cinquanta. La legge italiana spinge chi ha lasciato il Paese o la propria regione a tagliare i ponti con il passato, a recidere le radici, a cancellare le origini. Amara sorpresa già dalla prima bolletta del 2017, in molti casi più che raddoppiata.

(UMDI – UNMONDODITALIANI) La casa dei nonni, l’aia, il fienile, il casale legato ai ricordi dell’infanzia, tutti rimasti al paese natio, ereditati dagli avi. La legge italiana spinge a disfarsene, a tagliare i ponti con il passato, a recidere le radici, a cancellare le origini. Possedere al giorno d’oggi una seconda casa è considerato un vero è proprio lusso per via della pressione fiscale eccessiva sopratutto per quei tanti cittadini italiani, che hanno ereditato “per sbaglio” un’abitazione dai loro antenati.
Sulla questione, non di poco conto, perché riguarda migliaia di italiani emigrati all’estero o in altre regioni dello stivale, abbiamo sentito l’associazione “Forche Caudine” che riunisce i 50mila romani d’origine molisana. “La stangata – spiegano in una nota i vertici del sodalizio – era prevista e puntualmente sta colpendo quei tanti italiani “colpevoli” di aver ereditato un’abitazione dai grandi flussi migratori interni degli anni Cinquanta. Ma anche di essere titolari di piccole imprese con utenze non domestiche. E’ della riforma degli “oneri generali di sistema”, cioè di quella parte della bolletta elettrica che finanzia industrie di produzione dell’energia, incentivi alle oneri per lo smantellamento di centrali nucleari o il bonus elettrico. Un pacchetto di finanziamenti finalizzati, almeno sulla carta, alla sostenibilità ambientale – prosegue la nota – ma controbilanciato da oneri sempre più robusti per le tasche di milioni di italiani con una seconda casa “al paese” d’origine o piccoli artigiani con esigui consumi elettrici e di gas. Per loro un’amara sorpresa già dalla prima bolletta del 2017, in molti casi più che raddoppiata”.

“Le segnalazioni sono pressoché continue – ricorda Gabriele Di Nucci, segretario della storica associazione “Forche Caudine” “Già da anni moltissime persone d’origine molisana, causa anche la crisi, si lamentano per gli oneri insostenibili legati all’abitazione nei paesi d’origine, spesso mantenuta più per ragioni affettive e di ricordi che non per necessità. Sappiamo che il patrimonio edilizio dei tanti piccoli centri molisani è costituito in maggioranza dalle seconde case degli eredi di chi da anni è andato”.“I costi di gestione, – continua il segretario del sodalizio che ha sede a Roma nel quartiere San Giovanni – tra tasse per le seconde case, come l’Imu, e gli oneri per i rifiuti, sono ormai insostenibili per i proprietari. Non è un caso se i paesi sono pieni di vani cartelli ‘vendesi’, quasi sempre inutili perché nessuno compra. Eppure le comunità di emigrati sono la vera grande risorsa per il Molise, finanziamo le casse delle amministrazioni comunali pur rientrando poco al paese. Ora questa nuova stangata, tante le bollette con gli importi raddoppiati, sta provocando la diffusa intenzione di distaccarsi della corrente e del gas. La realtà molisana montana dell’entroterra rischia seriamente di scomparire e con lei tanti preziosi lembi interni del nostro Mezzogiorno se si continua con questa logica di tassare l’inverosimile”.

Un’altra segnalazione giunge da un importante sindacato autonomo, l’Unsic, con sede centrale a Roma, 1.500 Caf in tutta Italia e sette sedi in Molise tra Campobasso, Termoli, Guglionesi e Venafro.

“Stiamo ricevendo numerose segnalazioni in tal senso da piccole aziende nostre associate, soprattutto artigianali, anche dal Molise – racconta Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato autonomo che riunisce 80mila aziende agricole soprattutto del Mezzogiorno. “Alle difficoltà economiche del momento si somma questa improvvisa stangata per i cosiddetti ‘oneri di sistema’, che paradossalmente punisce proprio chi consuma meno, quindi le aziende più piccole e precarie, rendendole di fatto meno competitive. C’è un chiaro sbilanciamento – conclude Mamone – che penalizza i più piccoli, cioè le imprese in bassa tensione, che pur rappresentando solo un terzo della domanda elettrica, in realtà pagano quasi la metà degli oneri generali di sistema”. La riforma vera e propria dovrebbe partire dal 2018, dal 1 gennaio 2017 si è avviato soltanto un adeguamento delle tariffe.

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