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Addio Bertolucci, regista e poeta

Domenico MamoneE’ stato sicuramente uno dei grandi testimoni del Novecento, non a caso titolo di una delle sue più importanti pellicole. Ha saputo cogliere come pochi lo spirito dei tempi. Con la scomparsa di Bernardo Bertolucci, il nostro Paese perde non solo uno dei suoi più grandi e poliedrici registi, capace di un cinema raffinato, letterario e nel contempo popolare, ma soprattutto uno straordinario intellettuale e poeta, figlio di quell’Attilio Bertolucci, vincitore del premio Viareggio nel 1989 con “La camera da letto” edito da Garzanti.

Nato nel 1941 a Parma, città da sempre intellettualmente vivace, ha legato il suo nome a capolavori come “L’ultimo imperatore”, film da nove Oscar, “Ultimo tango a Parigi”, “Il té nel deserto”, “Piccolo Buddha”.

Assistente di Pasolini in “Accattone” (il regista è suo vicino di casa a Roma in via Carini, a Monteverde), prolifico e creativo autore (tra l’altro di “C’era una volta il west” di Sergio Leone), abile raccontatore e romanziere, sessantottino e trasgressivo, grande scopritore di atmosfere, provinciale e internazionale, polemista (dalla metà degli anni ottanta non ha più rinnovato la tessera del Pci) Bertolucci, disabile negli ultimi anni della sua vita, ha ricevuto il Leone d’oro nel 2007 a Venezia, la Palma d’oro alla carriera nel 2011 a Cannes e dal 2008 una “stella d’oro” “brilla” sul marciapiede delle star, la Walk of Fame dell’Hollywood Boulevard di Los Angeles.

(Domenico Mamone)

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