Home / Comunicazione / Il Presidente / Amministrative: qualche indicazione nazionale

Amministrative: qualche indicazione nazionale

Domenico MamoneUna premessa d’obbligo: le elezioni amministrative hanno poco da spartire con le politiche nazionali. Le tematiche delle campagne elettorali sono differenti (e si diversificano da territorio a territorio), il numero delle liste coalizzate incide pesantemente in quanto si moltiplicano i voti per conoscenza diretta (ciò penalizza i Cinquestelle che corrono da soli), gli accordi locali – specie oggi – non tengono conto di quelli nazionali e il numero dei votanti, salvo eccezioni, è generalmente più alto per le sorti della Nazione rispetto a quella del proprio Comune (dove incide, specie al Sud, anche la percentuale di emigrati iscritti nelle liste elettorali).

Detto questo, la tornata elettorale amministrativa di ieri ha dato, però, indicazioni abbastanza chiare.

La prima è che la disaffezione al voto – e quindi verso la politica in genere – non accenna a calare. Indicativo, in tal senso, il voto nei due Municipi di Roma: la percentuale dei votanti s’è fermata tra il 26 e il 27 per cento, davvero un’inezia. Anche se il voto romano fa storia a sé: lo scontento verso l’amministrazione Raggi s’è concretizzato con il diffuso astensionismo. Qui ne ha tratto vantaggio il centrosinistra che, pur non recuperando rilevanti consensi in due sue roccheforti, ha comunque tratto vantaggio dalle disgrazie altrui e può festeggiare.

Per il resto, la tornata elettorale ha penalizzato principalmente i Cinquestelle, che non conquistano grandi città, ma raggiungono il ballottaggio ad Avellino. Barletta, Ragusa e Terni.

Il Pd e il centrosinistra in genere non recuperano rispetto alle politiche del 4 marzo. Per ora l’unica riconferma di prestigio è Brescia, conquistata al primo turno. Oltre all’estromissione in molte importanti città, pesa il dover andare al ballottaggio in storici feudi come Massa, Pisa (dove addirittura è in testa il centrodestra, con la Lega al 24,6 per cento che oltrapassa il Pd) e soprattutto Siena, dove ha influito la nota vicenda di “babbo” Monte dei Paschi. Resta invece in corsa ad Ancona, ad Avellino e a Sondrio, città da sempre favorevoli alla sinistra. Pure a Teramo il centrosinistra è al ballottaggio, ma al 20,8 rispetto al 35,2 del centrodestra. In generale, su 59 amministrazione prima amministrate dal centrosinistra, ne sono state riconquistate solo 17 (con 31 Comuni al ballottaggio). Insomma, comunque sarà una sconfitta.

Il centrodestra, invece, continua a beneficiare di un vento molto favorevole, grazie in particolare ai consensi leghisti. Strappa al centrosinistra importanti realtà come Catania, Treviso e Vicenza. Per il ballottaggio è in testa a Brindisi, Messina, Siracusa, Sondrio, Teramo, Viterbo e Terni (qui il candidato è al 49,2 per cento, con la Lega al 29). Ma anche in città non capoluoghi di provincia, l’alleanza di destra conquista al primo turno importanti centri.

Curiosità: Vittorio Sgarbi è il nuovo sindaco di Sutri, in provincia di Viterbo.

Controlla anche

Tutta colpa di Rumor?

Uno degli aspetti più sconfortanti dei nostri tempi è che la maggior parte delle decisioni …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *