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Basilicata, dolce & amaro lucano

Domenico MamoneIl centrodestra conquista anche la Basilicata. E lo fa dopo 24 anni di dominio assoluto del centrosinistra in terra lucana. Pesa principalmente il vento leghista, decisivo anche per la recente presa di Lombardia, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Abruzzo e Sardegna. Un sette a zero, nel giro di un anno, che ribalta a favore del centrodestra il presidio territoriale: se il 4 marzo 2018, quando si votò per le politiche, il centrosinistra controllava ben 15 Regioni e il centrodestra appena quattro, oggi il centrodestra governa dieci Regioni mentre soltanto nove restano «rosse» (è esclusa dal computo la Valle d’Aosta a guida autonomista).

In Basilicata hanno anche pesato le vicende giudiziarie che hanno investito l’ex governatore Pittella. Ma il voto “morale” è finito sostanzialmente a destra: i Cinque Stelle, che alle politiche avevano incassato il 44,35 per cento beneficiando soprattutto della richiesta di discontinuità, hanno visto dimezzarsi i consensi.

Oltre al traino leghista, il centrodestra registra anche le buone affermazioni dei partiti di Berlusconi (8,9 per cento) e soprattutto della Meloni, che raggiunge il sei per cento.

Il Partito democratico è al 7,8 per cento.

Il prossimo 26 maggio, insieme alle elezioni europee, si voterà in Piemonte: una vittoria del centrodestra defenestrerebbe il presidente uscente di centrosinistra Sergio Chiamparino, rendendo omogenea la conquista dell’intero Nord. Indicativa sarà anche la percentuale dei Cinque Stelle: sarà sufficiente la battaglia contro la Tav per limitare i danni?

Le ultime tornate elettorali amministrative dell’anno, tra fine novembre e dicembre, si terranno per le regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Lì il centrosinistra dovrà mettere in campo il massimo impegno per evitare sconfitte che, soprattutto nel caso dell’Emilia-Romagna, risulterebbero davvero storiche.

In conclusione, il risultato della Basilicata conferma il vento fortemente favorevole al centrodestra con Salvini quale traino. Persino nel Mezzogiorno. Il dato politico, però, è la costante umiliazione da parte della Lega dell’alleato Cinque Stelle alle elezioni amministrative. Ciò che emerge, in modo abbastanza chiaro, è la transumanza dei voti pentastellati in libera uscita più verso destra che verso sinistra. Ma non è tutta “colpa” di Salvini: come più volte abbiamo avuto modo di commentare, i Cinque Stelle pagano soprattutto la mancanza di un chiaro retroterra ideologico, oltre alla scarsa organizzazione territoriale e al correre da soli rispetto alle “corazzate” di liste concorrenti.

Se i “mal di pancia” nel movimento di Di Maio cominciano a venir fuori, è altrettanto vero che rompere il contratto di governo potrebbe equivalere ad un suicidio politico: elezioni anticipate porterebbero quasi sicuramente ad un dimezzamento delle truppe grilline in parlamento.

(Domenico Mamone)

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