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Cannabis legale, è boom di negozi. Ma…

Domenico MamoneIn tema di business del momento, stanno spuntando in tutta Italia come funghi (mai parola è più appropriata ricordando il fungo cinese degli anni Cinquanta utilizzato per i beveroni) i negozi che vendono “cannabis legale”. L’aggettivo tranquillizzante è giustificato dal fatto che l’assenza o la minima presenza della sostanza psicotropa (thc), ossia del principio attivo che inevitabilmente conduce allo “sballo”, rende l’erba ammissibile dalla legge.

Poter accedere ad un prodotto a lungo proibito, oggi addirittura promosso come salutare, e poterlo fare anche di notte (molti punti vendita sono aperti “h24”, oppure ci pensano i distributori automatici a garantire la continuità) sta contribuendo ad assicurare fascino al fenomeno e a trasformare una pratica prettamente commerciale nella tendenza soprattutto adolescenziale del momento. Un po’ come, qualche stagione fa, le “intriganti” sigarette elettroniche.

Cosa vendono questi neonati negozi? Un po’ di tutto, ma rigorosamente “arricchito” dal fascino della canapa: filtri per tisane, bevande energetiche, caffè, olio, birre, snack dolci e salati, torte, cioccolato, caramelle, pasta, semi di canapa, ma anche materiale per la floricultura, cosmetici, prodotti parafarmaceutici. Sembra di stare in un film di Woody Allen o in un negozio di gadget di Bob Marley.

Ovviamente in questa prima fase il business c’è tutto. La curiosità è elevata, la domanda c’è, quindi le aperture sono continue e gli affari vanno alla grande. Non a caso i prodotti da qualche settimana sono sbarcati pure in qualche tabaccheria italiana e da Lidl in Svizzera. Mentre si moltiplicano fiere, feste di piazza, persino apericena a base di canapa.

Tuttavia, evitando facili moralismi o bacchettonismi, qualche domanda va pure posta. Anche perché cominciano a susseguirsi non pochi allarmismi, tutti particolarmente qualificati.

Ad esempio Antonio Tinelli, presidente della comunità di San Patrignano, spiega senza mezzi termini che questo fenomeno commerciale “avallato dalle autorità grazie al grimaldello dell’assenza di sostanze psicotrope, ci preoccupa moltissimo. Assistiamo a uno sdoganamento e a una banalizzazione del rischio che il consumo di cannabis porta con sé, oltre che alla divulgazione del marchio della fogliolina”. Ineccepibile. Anche perché questa spinta smaccatamente mercantile rischia di banalizzare soprattutto i risultati sull’uso scientifico di queste sostanze, ad esempio in ambito farmacologico. E Tinelli va oltre: “È come se si dicesse, in particolare ai ragazzi: la cannabis non fa male, è normale, basta che ne usi poca, che stai sotto la soglia. Nessuno poi si preoccupa di cosa può succedere se quelle bustine di thé vengono fumate in grandi quantità”.

Non dimentichiamoci che la droga non è un fenomeno circoscrivibile agli anni Settanta, ma continua ad essere drammaticamente attuale e dirompente. A San Patrignano, ad esempio, negli ultimi anni il numero di minori accolti è raddoppiato. E che ogni attività imprenditoriale non può essere liberamente consegnata al mercato, ma – come insegnano i più seri economisti, in genere quelli dei decenni addietro – dovrebbe avere un’etica.

(Domenico Mamone)

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