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Champions, non è solo questione di Var

Domenico MamoneIn un Paese che non è certo parco di divisioni e di frammentazioni, come quelle che stanno contribuendo da due mesi ad impedire la formazione di un governo soprattutto per il protagonismo di alcuni leader politici e per i frazionamenti interni alla politica (e spesso agli stessi partiti), può succedere che trovi invece la riunificazione in un terreno che gli è tradizionalmente più congeniale per attirare invidie internazionali: quello del calcio.

Accade che nell’anno dell’esclusione degli azzurri dai mondiali di calcio, una ferita ancora aperta (e lo sarà di più a giugno), due squadre abitualmente avversarie – e talvolta vere e proprie “nemiche” in campo e fuori – come la Juventus e la Roma, proprio nella stagione in cui hanno assunto ad ottimi livelli il ruolo di portabandiera dei colori nazionali in campo europeo calamitando ognuna ampie quote di entusiasmi, vengano pesantemente penalizzate dagli arbitraggi. La questione – siamo in Italia – è diventata quasi una ragion di Stato, un po’ come successe dopo le decisioni dell’arbitro Byron Moreno in Italia-Corea del Sud nel 2002.

In effetti brucia ancora il contatto sospetto in area tra Benatia e Lucas Vazquez al 92′ di Real Madrid-Juventus, che ha generato quel rigore che ha mandato a pezzi il sogno bianconero dell’impresa al Bernabeu grazie alla doppietta di Mandzukic e al gol di Matuidi a coronamento di una partita perfetta. Così come indigna la conseguente espulsione di Buffon per proteste, inficiando una grande carriera già scalfita dall’esclusione al mondiale. E parallelamente fanno male al popolo giallorosso – e non solo – le decisioni dell’arbitro Skomina, due rigori netti negati alla Roma che alimentano l’amarezza dell’esclusione dalla finale di Champions League a fronte di un ottimo percorso (cinque vittorie consecutive in casa) e di un’esaltante partita.

Certo, i risultati delle partite non scaturiscono dalle recriminazioni messe in campo dall’opinione pubblica. Anzi, questa costituirà sempre la legittimazione di quello spettacolo maschio e un po’ folle che ruota intorno ad una sfera di cuoio. Ricordando “La tribù del calcio”, il celebre saggio dell’etologo inglese Desmond Morris, in fondo nel cammino dell’evoluzione i cacciatori si sono trasformati in calciatori e l’immensa folla proprio nel calcio ritrova il livello emozionale primordiale e ancestrale. Un perfetto mix di idee e passione.

Tuttavia l’esperienza di questa Champions per l’Italia è amara non per il gioco espresso dalle sue squadre, in fondo il meno italiano degli ultimi anni, quanto per le decisioni arbitrali e per la consapevolezza che il calcio italiano pesi sempre meno – soprattutto politicamente – in campo internazionale. Tanto che, inaspettatamente, il partito della Var in campo, che pure aveva diviso le opinioni degli sportivi proprio nel nostro Paese, conquisti ora percentuali bulgare, ai limiti dell’unanimità. In una contraddizione – appunto – tutta ragione e cuore: si chiede quella Var che proprio in casa nostra non è riuscita ad azzerare le polemiche, con questo finale di campionato lì a dimostrarcelo.

Il funambolico Aldo Biscardi, la cui guascona genialità è riposta pure nell’epitaffio della sua tomba in Molise dove c’è scritto “Pregate non più di due o tre alla volta sennò si fa confusione”, della Var, cioè del “moviolone in campo”, ha fatto una fede. Ma ben sapendo, il furbacchione, che non sarebbe servita a smorzare la preziosa materia prima dei suoi salotti televisivi, cioè le polemiche.

Il calcio, l’affascinante calcio, perdurerà nell’essere questo. Una cinica e realistica narrazione piena di simbologie umane ben distribuite tra incanto e disincanto, tra privilegi e torti, tra esaltazioni e recriminazioni, tra soddisfazioni (anche risarcitorie) e danni. Un ammaliante e maledetto effetto scenico spericolato, pieno di azzardi e imperfezioni. Un’esagerata pulsione che scombussola ogni equilibrio razionale assestato negli anni. Una somma di rivalità capace però talvolta di trasformarsi in mera poesia. Che continuerà, comunque, ad accendere sogni. E, purtroppo, anche a mandarli in frantumi. E allora grazie Juve e Roma per averci rinnovato, con i vostri comunque capolavori, tutto questo turbinio di pura e innocente passione.

(Domenico Mamone)

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