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Due protagoniste (molto differenti) dello spettacolo

Domenico MamoneA volte anche la semplice impaginazione di un giornale, specie quando casuale, può accendere qualche riflessione.

Su un quotidiano nazionale m’imbatto nella notizia che una donna del mondo dello spettacolo, Simona Ventura, affida al social network Instagram, cioè ad una sfera pubblica particolarmente di moda, i suoi sentimenti più profondi (“rabbia, odio, vendetta, gratitudine, felicità…”) sulla vicenda dell’accoltellamento del figlio diciannovenne Niccolò Bettarini fuori dalla discoteca “Old Fashion” nel centro di Milano. Del resto lo stesso figlio aveva postato venerdì il suo racconto della disavventura sempre su Instagram, la nuova agorà digitalizzata della comunicazione. La Ventura, che scrive di sapere solo che “la signora Morte con la sua falce insanguinata ha dato uno schiaffo alla nostra famiglia”, cita i protagonisti della vicenda attraverso i loro hashtag su Twitter (l’attuale compagno @gero_carraro, l’ex marito @stefanobettarini1 e la giovanissima attuale compagna @nicolettalarini). In fondo anche la sfera privata colpita in modo così drammatico non si sottrae ai canali pubblici della doverosa “notifica”.

Ad un’altra signora dello spettacolo, immensa, autoironica, intelligente artista di 98 anni che come pochi ha saputo portare in scena i personaggi di Cechov, è dedicato un pezzo limitrofo, un’intervista che affascina dalla prima all’ultima lettera: Franca Valeri, classe 1920, oggi su una sedia a rotelle, “coraggiosa allora e coraggiosa oggi, quando progetta di tornare in palcoscenico nonostante le obiettive difficoltà a muoversi”, come scrive Emilia Costantini, l’autrice del pezzo.

La Valeri – il cui nome d’arte lo sceglie non da uno qualsiasi ma da Paul Valery, uno dei più grandi poeti francesi di tutti i tempi – non ha bisogno di “illustrare” i propri sentimenti su un social network semplicemente perché a parlare è la sua blasonata biografia: non demordendo (“sono acciaccata nel fisico, ma con il cervello che va a mille”), questa straordinaria artista arricchisce ancora il suo curriculum chilometrico di esperienze teatrali, di scritture, di interviste, di adrenalina. Di autentiche lezioni di vita. Con un finale d’intervista che annulla la presunta forza di ogni strumento digitale: “Un sogno irrealizzato? Ci sto pensando e poi, quando mi viene in mente, le telefono”. Novantotto anni da incorniciare.

Insomma, si può appartenere al mondo dello spettacolo in modi assai differenti.

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