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Eterna campagna (e soprattutto continui sondaggi)

Domenico MamoneIn fondo, dalla tornata elettorale dello scorso 4 marzo la campagna elettorale non è mai finita. Come giustamente osserva il politologo Massimo Franco, anche nei complessi tentativi di costruzione di un nuovo governo l’atteggiamento dei partiti ha mantenuto quell’autorefenzialità tipica della fase precedente, che tanti danni comporta nel già dilaniato rapporto tra cittadini e organismi di rappresentanza. Insomma l’interesse “di bottega” continua a prevaricare l’interesse comune, cioè il bene del Paese. E le nubi – aumento dell’Iva, rapporti con l’Europa, legge di bilancio, ecc. – si addensano all’orizzonte.

In questa confusa fase, tanto per non farci mancare nulla, tornano ad assumere un ruolo di grande rilievo i sondaggi elettorali. Le ricerche sullo “stato di salute” di una formazione politica presso l’elettorato contribuiscono non poco a determinarne le strategie. Il fatto, ad esempio, che i due partiti “vincitori non vincitori” delle elezioni, cioè Movimento Cinquestelle e Lega, secondo le ultime rilevazioni godano ancora di ampi consensi, addirittura crescenti nel caso di Salvini, contribuisce alla richiesta di immediate nuove elezioni da parte di queste due formazioni.

Eppure, è bene ricordarlo, gli errori dei sondaggi relativi al 4 marzo hanno investito proprio i nodi cruciali dello scacchiere politico. Ad esempio, non prevedendo il sorpasso della Lega su Forza Italia o la netta affermazione dei Cinquestelle al Sud, che ha di fatto impedito alla coalizione di centrodestra di raggiungere la maggioranza assoluta.

Alla Lega – è bene ricordarlo – gli istituti di sondaggio assegnavano percentuali dal 10,8 per cento di Ixè fino al massimo del 14,2 di Demopolis e di Emg, cioè tutti ben lontani dal 17,6 ottenuto nelle urne. E a Forza Italia, che si è fermata intorno al 14 per cento, i sondaggisti assegnavano dal 15 di Cise e 15,2 di Swg fino al massimo del 18 di Ixè, cioè ben quattro punti sopra.

Questa inversione di forze tra Salvini e Berlusconi peserà anche e soprattutto nel futuro: nel caso di elezioni, la fase di costruzione delle liste sarà decisamente differente proprio perché la Lega non parte più come comprimaria, ma come protagonista nel centrodestra. E gli attuali sondaggi, che spingono addirittura il partito di Salvini fino al 24 per cento a danno di Forza Italia che scenderebbe sotto al 10, la dicono lunga sui processi in atto nel centrodestra.

Anche per il Partito democratico, rispetto al 18,7 e al 19,1 ottenuti rispettivamente alla Camera e al Senato, i sondaggi sbagliarono pesantemente, collocandolo tutti sopra il 21,5 (indicato da Ikè), fino al 23,5 di Swg e al 23,7 di Cise. Oggi il Pd viene dato in recupero, ma di poco.

Altro grave errore dei sondaggisti ha riguardato per il 4 marzo il Movimento Cinquestelle: venne accreditato dal 27,1 (Emg) fino a massimi del 28,6 (Ipsos) e del 29,4 (Cise) rispetto al 32,7 della Camera. Anche qui medie discostanti di oltre quattro punti.

Pure per Liberi e Uguali nessuno c’ha preso. Rispetto ad un risultato poco sopra al 3 per cento, i sondaggisti si sono spinti fino al 5,9 (Swg) al 6 (Demopolis e Ixè) e persino al 6,1 (Demos e Ipsos).

Tutto ciò a dimostrazione di come questi sondaggi abbiano tecniche non ancora affinate e spesso apportino ancora più confusione, tra false aspettative e orientamento dell’elettorato. Insomma, sarebbe il caso – specie nei continui talk show della politica – prenderli con un po’ di più di sufficienza.

(Domenico Mamone)

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