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Finalmente una legge che si occupa del Mezzogiorno

MamoneLa Camera dei deputati, con 276 sì e 121 no, ha dunque approvato la conversione in legge del decreto-legge sul Mezzogiorno, che introduce agevolazioni in tutte le regioni meridionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia) e nelle isole (Sardegna e Sicilia). Vengono stanziati quasi tre miliardi e mezzo di euro destinati a stimolare investimenti e a creare occupazione, soprattutto giovanile. Il pacchetto degli interventi è particolarmente corposo e variegato: riteniamo utile analizzarlo nel dettaglio, dal momento che offre concrete opportunità soprattutto per giovani alla ricerca di un futuro nella propria terra.

Doverosa, però, una premessa. Pur nell’indipendenza ideologica che da sempre contraddistingue il nostro sindacato di imprenditori, non possiamo che apprezzare un’iniziativa del governo a favore del nostro Sud, troppo spesso dimenticato dalle istituzioni. Questo decreto, al di là dei giudizi fluttuanti sui singoli provvedimenti, rappresenta comunque un importante contenitore di misure a favore dei nostri territori meridionali e insulari, in particolare verso persone intenzionate a rimboccarsi le maniche e a cui vengono riservati incentivi e dotazioni finanziarie importanti.

Merita attenzione, ad esempio, il programma efficacemente denominato “Resto al Sud”, che riserva finanziamenti a giovani tra 18 e 35 anni di età disposti a realizzare nuove iniziative imprenditoriali nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura o nella fornitura di servizi (compresi quelli turistici). La dotazione per ogni neoimprenditore può arrivare a 50mila euro (a 200mila se ci sono più richiedenti), di cui il 35% a fondo perduto, a copertura dell’intero investimento e del capitale circolante, con esclusione delle spese per la progettazione e quelle per il personale, e il restante 65% attraverso un prestito a tasso zero.

Riteniamo l’iniziativa meritoria sia perché rifugge da logiche assistenzialiste che mal si sposano con il mondo delle imprese sia perché sono previste azioni di accompagnamento da parte di enti pubblici, atenei e associazioni del terzo settore, sul modello di analoghe iniziative virtuose attivate negli anni Ottanta con l’Imprenditorialità giovanile. La ripresa e la crescita, lo ribadiamo da sempre, debbono passare per il tessuto imprenditoriale, unico volano per un futuro più inclusivo, moderno e sereno.

Il provvedimento, in sintesi, si fa carico sia del problema del dissanguamento demografico di molte aree del Mezzogiorno a causa della consistente ripresa dei flussi migratori verso il Nord Italia e l’estero sia dell’esigenza di sostenere le ambizioni imprenditoriali di tanti giovani. E garantirle loro nella propria terra.

Positivo il fatto che tale attenzione per il mondo del lavoro sia particolarmente articolata e tenga conto dell’evoluzione costante del “pianeta occupazione”. E’ il caso dell’attivazione di cluster tecnologici nazionali, che saranno utilizzati per l’accelerazione e la qualificazione della programmazione nel campo della ricerca e innovazione a favore delle aree del Mezzogiorno. Analogamente il provvedimento non trascura il lavoro agricolo: diverse iniziative contenute nel decreto interessano, infatti, il settore primario e sono riservate essenzialmente ai giovani, garantendo rilevanti stanziamenti economici. E’ il caso della Banca delle terre abbandonate o incolte: si tratta di una procedura sperimentale di assegnazione dei beni abbandonati, per la valorizzazione di terreni, aree edificate o altri immobili sia dei Comuni sia dei privati. In sostanza le amministrazioni comunali debbono identificare terreni e aree edificate di cui sono titolari e che risultino in stato di abbandono da lungo tempo (almeno dieci anni). Gli enti, a seguito di bando pubblico, possono assegnare i beni in concessione per un periodo non superiore a nove anni, sulla base di un progetto di valorizzazione specifico presentato da giovani tra 18 e 40 anni. Un meccanismo di valorizzazione analogo riguarda i beni immobili privati, previo consenso del legittimo proprietario, sulla base di un progetto di valorizzazione e della corresponsione di un canone di affitto.

Sempre sul fronte del lavoro, da rilevare i 40 milioni stanziati per i programmi formativi, gestiti dall’Anpal per la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori in situazioni di crisi aziendale. Un passaggio obbligato per “attrezzare” una risorsa umana, anche avanti con l’età, verso sfide aggiornate e complesse e per garantire un futuro dignitoso ai lavoratori più sfortunati. Da segnalare anche l’attenzione verso l’istruzione giovanile e l’alta formazione, assicurando agli atenei il mantenimento delle assegnazioni ricevute a valere sul Fondo di finanziamento ordinario (Ffo).

Rileviamo altresì, con apprezzamento, come il decreto per il Mezzogiorno abbia un taglio trasversale. Cioè l’approccio non sia soltanto settoriale o generazionale, ma modulato anche su altre logiche, come quelle territoriali. E’ il caso della misura strategica che istituisce le “Zes”, cioè le Zone economiche speciali, che dovrebbero privilegiare le aree portuali e quelle ad esse economicamente collegate. Lo scopo è quello di rilanciare la competitività dei porti meridionali, supportando il trend positivo conseguente all’aumento di traffico marittimo nel Mediterraneo. Per le “Zes” sono previste agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime del credito d’imposta nel Mezzogiorno che già prevede notevoli vantaggi fiscali. Vengono, inoltre, individuati strumenti di semplificazione delle procedure utilizzate per la realizzazione sia degli interventi dei “Patti per lo sviluppo” nelle regioni meridionali, che riducono gli oneri a carico delle amministrazioni centrali, sia per la valorizzazione dei Contratti istituzionali di sviluppo per la promozione dell’attuazione di interventi di notevole complessità.

Sulla stessa linea due interventi per aree specifiche: la sottoscrizione di un Contratto istituzionale di sviluppo per gli interventi necessari a “Matera capitale della cultura 2019” e il finanziamento ad Anas con 735 milioni di euro per la rete stradale calabrese, stanziati grazie all’impegno principalmente del presidente Mario Oliverio e del senatore Paolo Naccarato, che hanno fatto un buon lavoro di squadra.

Ricordando solo sommariamente altre importanti misure contenute nel decreto – dai 300 milioni per le aree terremotate, di cui 200 milioni relativi al fondo di solidarietà e 100 milioni per assicurare la rimozione delle macerie, ai fondi per contrastare gli incendi dolosi(impedendo lo sfruttamento successivo dei terreni incendiati), dagli interventi a tutela lavoratori affetti damalattie da amianto a quelli per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, da quelli per contrastare la diffusione del coleottero Xylosandrus compactus a quelli per ridurre l’uso delle buste di plastica – possiamo far nostro il giudizio espresso dal ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, il quale rileva come il Sud abbia in effetti a disposizione un ulteriore efficace strumento a sostegno della crescita, in aggiunta al precedente “decreto Sud” dell’inverno scorso e ai “Patti per il Sud”. Un insieme di misure che “toccano tutti i tasti delle problematiche del Mezzogiorno finalizzate ad accompagnare e sostenere quella ripresa di cui da due anni, secondo tutti gli indicatori, ci sono segnali confortanti”, come sottolinea il ministro. Una soddisfazione già espressa dal premier Gentiloni su Twitter dopo il voto definitivo alla Camera: “Decreto Sud è legge. Condizioni più vantaggiose per investimenti e lavoro. Un’occasione per l’Italia”.

Pur ribadendo la nostra autonomia di giudizio, non possiamo che apprezzare un così sostanzioso intervento per il nostro Mezzogiorno, la cui forbice con il Nord Italia (e con il resto d’Europa) è in perenne allargamento. Certo, qualche misura contenuta nel decreto si presta a critiche, i fondi appaiono insufficienti, ma siamo coscienti che il periodo è quello che è. Il decreto, del resto, ha il merito di integrarsi in un quadro virtuoso di interventi a sostegno della natalità imprenditoriale e del rilancio degli investimenti al Sud, che il governo ha avviato da tempo, con una particolare attenzione alle sfide della competitività e all’innovazione tecnologica, incluse anche nel Piano Industria 4.0.

Da non dimenticare, notizia dei giorni scorsi, l’annuncio dei 100 milioni per le Province – grazie all’impegno profuso principalmente dal sottosegretario Maria Elena Boschi – che serviranno ad attenuare quelle difficoltà di bilancio che hanno pesanti ricadute nella decrescente qualità dei servizi a disposizione dei cittadini, specie al Sud.

Insomma, con obiettività crediamo che questo provvedimento vada nella strada giusta: il governo si occupa di un Sud, quasi sempre dalle enormi potenzialità purtroppo inespresse.

(Domenico Mamone)

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