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Industria 4.0, bene il primo bilancio della sfida

Domenico MamoneLa crisi, nella sua fase più acuta, ha falcidiato quasi un 10 per cento del Pil italiano, recuperato per poco più di un terzo negli ultimi anni. Inoltre è scomparso ben un quarto della produzione industriale e qui la fase si recupero è solo agli inizi, preannunciandosi ardua e lunga. Inoltre, per completare il quadro dei fattori principali, si sono persi oltre un milione di posti di lavoro: qui l’analisi è più ostica in quanto, pur in fase di buon recupero, resta il divario sulla qualità, cioè tanto nuovo precariato e dominante assoluta dei lavori a tempo determinato.

Più volte, a fronte di questa panoramica, abbiamo saluto con interesse il piano dell’industria e delle imprese 4.0, che porta la firma e l’impegno del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Perché, al di là dei dettagli, centra una strategia più idonea per il futuro: gli investimenti innovativi e le infrastrutture abilitanti, cioè le nuove tecnologie, ma anche il rafforzamento delle competenze, con la formazione quale elemento centrale.

Dopo i 20 miliardi stanziati dal governo nel 2017, che in base ai dati Istat ricordati dal ministro Calenda in un convegno a Torino avrebbero contribuito a fare crescere gli investimenti dell’11 per cento, per il 2018 sono stati stanziati altri 9,8 miliardi di euro. “Ora – informa il ministro – è tempo di focalizzare l’azione sulla formazione, un elemento cardine per lo sviluppo del Paese e l’occupazione. Introdurremo il credito d’imposta sulla formazione. Abbiamo tutti gli elementi per rendere la transizione a saldo positivo”.

La strada è quella giusta. Per le imprese questa è una delicata fase di transizione e c’è un treno che non si può perdere, va assolutamente preso per affrontare le nuove sfide globali. L’evoluzione tecnologica deve rappresentare un’opportunità e non un fenomeno da subire, perché così facendo accentuerebbe problemi e debolezze atavici, che vanno invece superati.

Questa massima attenzione verso l’innovazione da parte del tessuto imprenditoriale italiano emerge anche dai dati diffusi dal ministro, secondo cui il 67 per cento delle aziende manifatturiere ha dichiarato di aver effettuato investimenti grazie al Piano Industria 4.0, l’80 per cento dei quali rivolti a software e “internet delle cose” per favorire il dialogo digitale tra i macchinari.

Del resto nei giorni scorsi l’Ucimu, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e di prodotti a questi ausiliari, ha diffuso dati molto positivi: nell’ultimo trimestre del 2017 si sono registrati aumenti negli ordini di macchine per la manifattura 4.0 del 21,5 per cento rispetto all’anno passato.

L’industria italiana della macchina utensile, dell’automazione e della robotica ha chiuso il 2017 con esportazioni per un valore di 3,4 miliardi di euro (3,2 miliardi nel 2016) e le consegne sul mercato interno per 2,7 miliardi di euro (2,3 miliardi nel 2016). Entrambi i settori sono stimati ancora in aumento nel 2018, rispettivamente a 3,6 miliardi (+ 4,7 per cento) e 2,9 miliardi di euro (+ 8,2 per cento).

Il documento diffuso dal ministero dello Sviluppo economico costituisce un’ottima lettura: http://bit.ly/2nSKCsf.

(Domenico Mamone)

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