Home / Comunicazione / Il Presidente / La comunicazione in mano all’influencer?

La comunicazione in mano all’influencer?

Domenico MamoneUn tempo quando un redattore presentava un pezzo con subdoli riferimenti di natura pubblicitaria, un valido direttore girava il testo direttamente all’ufficio commerciale del giornale. La netta divisione tra informazione e promozione il più delle volte era garantita proprio dalla professionalità dei vertici.

Oggi, nell’era delle rivoluzione digitale e di una società sempre più liquida, la sovrapposizione tra i due mondi sta diventando quasi una regola. Ciò è dovuto principalmente a due fattori crescenti: sono state allargate all’inverosimile le maglie per l’accesso all’esame di Stato per giornalisti professionisti (un tempo i 18 mesi di praticantato costituivano una vera scuola formativa, oggi non esistono quasi più); internet ha creato figure professionali ibride di comunicatori, i più fuori dagli Ordini professionali, con il caso più eclatante della nuova figura professionale denominata influencer che, numeri alla mano, arriva a contare più dell’editorialista di turno di un grande quotidiano. Si tratta, in sostanza, dell’evoluzione del fashion blogger che, attraverso un proprio seguitissimo blog, era in grado di influenzare opinioni e comportamenti. Oggi i veri moltiplicatori sono, come noto, i social network.

L’influencer in genere lavora per un’impresa o più imprese per sostenere la comunicazione di un prodotto o di una marca. A differenza di un ufficio stampa, però, il rapporto è molto più personalistico e non utilizza i media per divulgare un messaggio ma la sua stessa notorietà, costruita e alimentata sui social a furia di follower, anche diversi milioni di “discepoli” aderenti al suo “credo” (e che costituiscono la sua vera “ricchezza”). Diventato un “personaggio” con un grande seguito e capacità di coinvolgimento del suo pubblico, riesce quindi a orientare o a determinare i comportamenti di acquisto dei lettori/consumatori.

Di fatto questa osmosi tra informazione e marketing rischia di rendere anacronistico il ruolo tradizionale di un giornalista, oggi sempre più a rischio rottamazione anche per i numeri sempre più esigui delle copie vendute di un giornale, e di trasformare in carta straccia ogni codice deontologico della professione.

Il vero problema è che l’aspirazione a diventare influencer è molto più forte, specie tra nativi digitali, di quella tradizionale legata al “cronista di razza” o all’inviato romantico dei tempi addietro. Anche perché un influencer di successo ha guadagni economici e benefit infiniti. Addirittura sono già in atto corsi – anche molto qualificati – per formare questa nuova figura professionale, che pur richiamando l’etica e la responsabilità della comunicazione, in realtà produrranno veri e propri attori del marketing. E di questi tempi…

(Domenico Mamone)

Controlla anche

Ma la scuola non è un’azienda

Gli imprenditori debbono fare gli imprenditori e il personale della scuola ha la delicata e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *