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La ferita più preoccupante è la frattura istituzionale

Domenico MamoneCome avevamo previsto proprio su queste pagine, il governo Conte non è partito. E’ naufragato principalmente per strategie di consenso e per interessi di parte. Al suo posto ci ritroviamo, purtroppo, una situazione drammatica, frutto principalmente di una campagna elettorale e mediatica ormai perenne e di spinte sovversive ormai di sistema.

Le nostre principali riflessioni individuano errori e colpe distribuiti in uno scenario – questo il vero dramma per il futuro – spaccato su un tema tornato centrale: l’eurozona. Materia complessa e soprattutto molto pericolosa.

Se è vero che questa Europa piace sempre a meno a tanti europei, dal Mediterraneo fino ai climi più freddi (quasi due italiani su tre sono critici, il dato è della stessa Unione europea con l’indagine Eurobarometro) e se gli “immancabili” poteri forti, utilizzando anche l’arma di ricatto dello spread, si sono impossessati della sovranità sulla moneta, del controllo sul debito e, purtroppo, anche del diritto di voto, rispondere a ciò con la richiesta d’impeachment del presidente è una mossa avventata e arrogante che finisce per gettare benzina su una grave crisi sia politica sia istituzionale. Il dito puntato contro Mattarella investe non solo la prima carica dello Stato, ma il garante della Costituzione e della Repubblica, l’equilibrio dei poteri, la stabilità economica, l’immagine del nostro Paese all’estero.

E’ altrettanto vero, però, che allo stesso presidente vengono imputati errori di strategia. Se a destra ci si chiede perché porre un veto – dalle multiformi letture – al nome di Paolo Savona, che è già stato ministro di Ciampi, da sinistra gli si rimprovera l’eccessiva tolleranza nei riguardi delle mosse dei “presunti” vincitori, di fatto andate avanti per due mesi fino all’amaro capolinea. Innegabile, inoltre, che il veto rappresenterà un buon argomento elettorale per la destra e per i cinquestelle.

Le prossime elezioni potrebbero, quindi, riesumare climi da dopoguerra, con scontri frontali tra i fautori dell’uscita dall’euro, con le icone di Salvini e di Di Maio (ma anche della Meloni) e tra chi, viceversa, auspica un’ulteriore crescita di peso dell’Europa. Un contrasto che sta allevando veri e propri mostri, soprattutto sui social. Compito di una politica qualificata – viceversa – dovrebbe essere quello di spiegare le ragioni della migliore strada per il nostro futuro. Altro che terza repubblica, “aridatece Forlani” ha scritto qualcuno su Twitter.

(Domenico Mamone)

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