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La festa sta finendo

Domenico MamoneIl letterato francese Rémy de Gourmont ha scritto che i padroni del popolo saranno sempre quelli che potranno promettergli un paradiso. Nel Belpaese spesso l’Eden non solo è stato promesso, ma persino allestito come uno sfavillante Paese dei balocchi per frotte di privilegiati fedeli alla “parrocchia” del momento. Tanti Pinocchi e Luciferi, regolarmente eletti dal popolo.

Per fidelizzare i propri bacini elettorali di riferimento – ideologici, geografici, lavorativi – per lungo tempo i partiti hanno soprattutto moltiplicato i centri di spesa, sperperando denaro pubblico per cementare i benefici del presente senza preoccuparsi delle esigenze del domani. Principalmente nella gestione della cosa pubblica è venuto meno ogni freno etico. A furia di promesse e regalie in cambio di facile consenso, la nostra “povera patria” è stata abile unicamente nello scavarsi la fossa da sola.

Proprio in nome della conservazione del consenso, nessuno ha provato a metter fine alle gozzoviglie e ad invertire dolorosamente la rotta. Eppure la crescita della montagna di debito pubblico (nazionale e locale) è stata sempre davanti agli occhi di tutti, governanti compresi, e la fine del credito da parte degli organismi e dei mercati internazionali, mai teneri con il nostro Paese, è stata a lungo prevedibile.

La democrazia faticosamente ripristinata nel dopoguerra e suggellata da una delle migliori Costituzioni al mondo, con l’infatuazione del boom economico e dei consumi e con la decadenza valoriale e sociale è diventata puro lenocinio, cioè intermediazione in rapporti di corruzione morale e materiale.

L’Europa, in questo senso, avrebbe potuto rappresentare un’opportunità. Per quanto rigide e a volte ingiuste e inique, le regole comunitarie costituiscono certamente una garanzia democratica e di crescita civile. Ma, storicamente allergici alle regole, non siamo stati in grado di approfittarne.

Oggi il cosiddetto “Governo del cambiamento”, un’alchimia di voti per la discontinuità e di articoli contrattuali più che di contenuti o di affinità ideologiche tra le due formazioni al timone, costituisce una perfetta riproposizione di quel modello che molti associano principalmente alla prima repubblica, ma che è stato presente anche negli ultimi governi (vedi 80 euro): acquisto consenso e riesco a governare. E quel consenso, puntellato a furia di pasticciate misure assistenziali, elemosine, condoni fiscali e pensioni anticipate pagate con il debito, quindi con un bel pezzo di futuro dei nostri figli, è un repertorio ormai logoro e purulento che non porta da alcuna parte.

Infatti la festa sta finendo. E le tensioni crescenti all’interno del governo, attraverso figuracce sempre più paradossali (“manine” che inseriscono milioni per la Croce Rossa, condoni penali e scudi fiscali sui capitali esteri, sanatorie a Ischia, ecc.), lo stanno dimostrando.

Ha scritto Giorgio Gaber che al gioco del Lotto il popolo qualche volta vince. In democrazia, purtroppo, mai.

(Domenico Mamone)

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