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La manovra rischia di accentuare le ingiustizie

Domenico MamoneAbbiamo già espresso la nostra perplessità riguardo alla manovra. Un “verdetto” che non nasce da un pregiudizio: siamo coscienti del fatto che l’Italia sia ultima per crescita in Europa e qualsiasi intervento in tal senso sarebbe utile. Così come abbiamo consapevolezza che il numero dei poveri continui drammaticamente a lievitare, specie al Sud, dove l’alternativa è sempre più quella di fare la valigia per cercare fortuna altrove. E che molte persone non siano più idonee al lavoro ad una certa età. Ma tutto ciò, purtroppo, deve fare i conti con anni d’incoscienza, di cui – in termini soprattutto di debito pubblico ma anche di situazione previdenziale – stiamo pagando le conseguenze.

I tantissimi sperperi, il malaffare e aver mandato in pensione persone a quarant’anni d’età sono realtà che oggi ci presentano il conto.

Il reddito di cittadinanza, l’impegno più gravoso anche in termini economici (dieci miliardi), costituisce un paradosso in un Paese in cui il lavoro sommerso coinvolge quasi una persona su tre. Rischia di rappresentare un’enorme ingiustizia sociale, finendo in tantissime tasche sbagliate. E le assicurazioni del vicepremier Di Maio, nonché ministro del Lavoro, non tengono conto della realtà: davvero i disastrati Centri per l’impiego, a cui si destina un miliardo e mezzo di euro in più, riusciranno a gestire la materia e ad evitare distorsioni? Il leader pentastellato ha letto l’intervista al Corsera di Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, cioè dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, quindi uno dei massimi organismi del settore, quando afferma che per trasformare i centri per l’impiego in strutture in grado di riconvertire le competenze delle persone in cerca di occupazione ci vorranno anni (ed ulteriori assunzioni nell’apparato pubblico)? Inoltre, con questa penuria di occupazione che c’è in giro, dove andrebbero a pescare le tre offerte di lavoro “congrue” che condizionano il reddito per il beneficiario, prevedendo anche una pioggia di ricorsi sulla natura “congrua” delle offerte proposte? E chissà che diranno molti elettori della Lega quando qualcuno renderà noto che questo “obolo” finirà persino nelle tasche dei rom, cittadini italiani a tutti gli effetti…

Analogo discorso si può fare sulla “quota 100” per la pensione. Appesantire il bilancio dell’Inps equivale a rendere ancora più drammatiche le prospettive previdenziali delle giovani generazioni. Si tratta dell’ennesimo e insensato regalo ad una fetta di elettorato, di cui pagheremo le conseguenze tra qualche anno. E la giustificazione che ciò servirà a favorire il turn-over è insensata: da oltre un decennio, specie nella pubblica amministrazione, è in atto una riduzione sistematica del personale: oggi quando un lavoratore (esperto) va in pensione, si determina una scadimento del servizio.

C’è di più. Lo scontro con tutta l’Europa (con il conseguente isolamento) e la preoccupante crescita dello spread – che equivale ad altro debito per gli interessi crescenti da pagare – determinerà conseguenze pesanti per la nostra già precaria economia. Gli effetti ricadranno soprattutto sulle imprese, perché avranno maggiore difficoltà ad accedere al credito a causa dei problemi crescenti del settore bancario.

(Domenico Mamone)

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