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La “qualità della vita” da Nord a Sud

Domenico MamoneIl quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” realizza annualmente – da quasi tre decenni – una classifica delle 110 province italiane per “qualità della vita”. Un lavoro che suscita sempre molte curiosità, che conferma le “Italie a più velocità”e accende anche qualche polemica campanilistica o politica.

La graduatoria è frutto di ben 42 parametri che scaturiscono dalle categorie di analisi. Ad esempio, per determinare il valore medio su cui si costruisce la graduatoria finale si analizzano la ricchezza, il lavoro, l’ambiente, la demografia, la giustizia, la cultura, ecc. Curiosi i nuovi parametri introdotti quest’anno: acquisti on-line, gap retributivo di genere, spesa in farmaci, consumo di suolo, anni di studio degli over 25 e indice di litigiosità nei tribunali.

Anche in questa ventottesima edizione della ricerca, com’è ormai abbastanza scontato, a primeggiare sono le città del Nord, che continuano ad occupare stabilmente i primi dieci posti, con Belluno (con il solo neo della cultura), Aosta e Sondrio (penalizzate dal lavoro) nelle piazze d’onore. Nel seguito della classifica vanno bene alcune città della Toscana, ad esempio Siena e Firenze all’undicesimo e al dodicesimo posto (ma il capoluogo regionale in caduta di sei posizioni), Livorno al diciassettesimo e Arezzo al ventunesimo. Sorprende Ascoli Piceno, che recupera 27 posizioni e finisce al quindicesimo posto, ancora penalizzata da ambiente e giustizia.

Nelle ultime nove posizioni della classifica città della Puglia (FoggiaLecceBrindisi e Taranto), della Campania (AvellinoSalernoNapoli e Caserta) e Reggio Calabria al terz’ultimo posto.

Se la dicotomia tra Settentrione e Meridione purtroppo non sorprende (la prima provincia del Sud è Potenza sessantasettesima), colpisce semmai la bipartizioni tra le grandi città in caduta libera e i piccoli centri di provincia, specie sulle Alpi, che sembrano reggere meglio al degrado.

Infatti MilanoBologna e Firenze perdono tutte sei posizioni. Torino e Verona cinque. Venezia quattro. Roma addirittura undici. Genova ben 27 e finisce al quarantottesimo posto. Napoli resta quart’ultima.

Viceversa, molti piccoli centri del Nord Italia registrano le migliori performance.

Certo, queste genere di classifiche non può venire incontro ai criteri soggettivi, che restano certamente i più validi. C’è chi preferisce gli stimoli culturali e aggregativi che può offrire una grande città, pur con tutto il caos che inevitabilmente una metropoli comporta, e chi dà la precedenza alla tranquillità di una provincia ricca di suggestioni ambientali e di servizi che funzionano.

Così, ad esempio, chi dà il massimo valore alla capacità di risparmio delle famiglie, ad esempio, deve rivalutare Milano dove ciascun residente della provincia nel 2016 poteva contare in banca su una “disponibilità” superiore ai 73mila euro tra conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito. Al secondo posto, ma molto distaccata, Bolzano (35.600 euro pro capite), quindi Trieste (33.520). Poi RomaSienaSondrioBolognaTrentoVerona e Modena. In fondo alla classifica tre province della Calabria: Reggio CalabriaVibo Valentia e Crotone, tutte con depositi bancari sotto i 6mila euro per abitante.

In fondo soprattutto qui emergono le differenze crescenti nel nostro Paese.

(Domenico Mamone, presidente Unsic)

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