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La sicurezza alimentare fa parte della qualità del cibo

Domenico MamoneLe cronache degli ultimi giorni riportano numerosi casi di intossicazione da cibi. A Milano una famiglia di quattro persone – padre 60enne, madre 55enne e i due figli di 16 e 18 anni – è finita in ospedale dopo aver consumato spinaci surgelati che hanno provocato allucinazioni, confusione mentale e amnesia. Sembra che nella busta siano finite per errore foglie di mandragora. Si tratta del secondo caso in pochi giorni a Milano: il 5 settembre era già stato ricoverato un uomo per la stessa ragione. Il ministero della Salute ha pubblicato un richiamo per il ritiro dai supermercati del lotto e la nota azienda produttrice ha deciso di ritirare dal commercio la partita che potrebbe essere difettosa.

Hanno fatto clamore almeno altri tre casi di intossicazione in pochi giorni: ad Asti un banchetto di nozze è finito in tragedia con un morto e trenta commensali vittime di disturbi gastro-intestinali, probabilmente per pesce avariato; a Genova ha chiuso un impianto sportivo a causa dei malori che hanno coinvolto ben sette ragazzi; a Basiglio, nell’hinterland milanese, una cinquantina di dipendenti di una banca ha accusati malori dopo il pranzo alla mensa aziendale.

Una catena di supermercati – sempre nei giorni scorsi – ha diffuso l’avviso di richiamo di un lotto di taleggio per la presenza di un batterio.

I casi sopra descritti possono avere origini diverse. Ma richiamano un valore su cui non bisogna mai abbassare la guardia, soprattutto nel nostro Paese, tra i leader mondiali nel settore dell’enogastronomia: la sicurezza alimentare.

Le rapide trasformazioni del sistema alimentare, con la conservazione degli alimenti che ha assunto sempre più un ruolo centrale, impone nuove sfide e punti critici da risolvere per garantire il consumatore. Il tema è diventato ovviamente più rilevante con la mondializzazione, che determina un aumento degli scambi di prodotti sui mercati. Da Paesi in cui la legislazione alimentare e agricola è meno rigida della nostra giungono sempre più prodotti a prezzi concorrenziali, sostenuti dal fascino dell’esotico, i più a lunga conservazione, distribuiti in massa nella ristorazione e nei supermercati.

Le tossinfezioni alimentari, in molti casi, sono una conseguenza anche di questi processi. Costituendo un enorme problema non solo di salute pubblica, ma anche economico.

La Fao e l’Organizzazione mondiale della sanità affrontano la tematica da oltre mezzo secolo. Nel 1963, ad esempio, i due organismi hanno promosso il Codex Alimentarius, programma che ha indicato linee guida per salvaguardare la salute dei consumatori. Per quanto riguarda il nostro continente, vanno ricordati il Libro bianco sulla sicurezza alimentare, voluto dalla Commissione nel 2000, e la nascita dell’Authority per la sicurezza alimentare (Efsa) nel 2002, con sede a Parma. Con l’approvazione del regolamento europeo 2002/178 sono state individuate procedure unificate per garantire la qualità alimentare in tutti i Paesi membri.

In Italia il ministero della Salute, che ha una propria direzione generale dedicata all’igiene e alla sicurezza degli alimenti, dallo scorso primo gennaio pubblica on-line i richiami dei prodotti alimentari a rischio da parte degli operatori del settore alimentare. Un’iniziativa indubbiamente meritoria.

In Unsic, dove il comparto dell’imprenditoria agricola ha un ruolo rilevante, l’attenzione alla qualità è una vera e propria missione. Perché la sicurezza di ciò che mettiamo nel piatto è parte intrinseca della sua qualità.

(Domenico Mamone)

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