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Le “carte” in mano a Di Maio e Salvini

Domenico MamoneNon è facile fare previsioni in politica, specie dopo il voto del 4 marzo. Se l’assegnazione delle due Camere a centrodestra e cinquestelle era abbastanza presumibile, lo sarà meno la composizione del prossimo governo (ammesso che si farà in tempi brevi). Quindi evitiamo di addentrarci in un indubbio ginepraio.

Tuttavia, dal momento che l’unica certezza è il ruolo da protagoniste nel distribuire le carte da parte delle due formazioni vincitrici delle elezioni, M5S e Lega – ma ovviamente anche Pd e Forza Italia mantengono una funzione centrale, visti i numeri comunque rilevanti delle loro pattuglie parlamentari (tra l’altro i senatori forzisti sono più numerosi di quelli leghisti) – l’attenzione non dovrebbe essere polarizzata sul fascino un po’ perverso delle alchimie o delle scelte del presidente Mattarella, ma piuttosto sui contenuti politici che potrebbero concretizzarsi all’orizzonte.

Perché, se è vero che le promesse elettorali in genere restano carta straccia, sulle “muscolose” proposte portate avanti da anni sia i pentastellati sia i leghisti si giocano la propria credibilità. Ed entrambi gli stendardi di fede (decisamente “rovinabilanci”), cioè reddito di cittadinanza ed abolizione della legge Fornero, rischiano di incidere pesantemente sulla politica monetaria nazionale. Con inevitabili e sgradevoli conseguenze in chiave europea. Può, in sostanza, uno dei Paesi con il più alto debito pubblico permettersi di sforare i rigidi vincoli imposti dai diktat comunitari solo perché alcuni partiti non perdano la faccia con il proprio elettorato di riferimento?

Il vento cosiddetto “populista”, che in Italia include soprattutto pentastellati e leghisti, in genere soffia in modo più deciso rispetto ad altre brezze. Ad esempio, i governi dell’Europa dell’Est sul tema dell’immigrazione non fanno sconti a nessuno. E il presidente Trump, negli Stati Uniti, non si toglie dalla testa i dazi o l’ostilità per gli immigrati musulmani, oggetto della sua campagna elettorale. Insomma, se pentastellati e leghisti dovessero accedere alla macchina di comando, non potrebbero rimettere nel cassetto i propri proclami elettorali.

E allora?

Si potrebbero ipotizzare “partite di giro”. Cioè un reddito di cittadinanza “soft” a fronte di tagli nel welfare. O una cancellazione molto parziale della Fornero. O ancora una riduzione delle tasse nella logica della coperta tirata da una parte ma che scopre dall’altra. La faccia sarebbe comunque salva.

Del resto i margini per operare in modo “creativo” nella politica monetaria non sono certo estesi. Le iniziative “accomodanti” della Banca centrale europea, come il quantitative easing, non saranno infatti eterne. La quota maggioritaria di titoli di Stato emessi nei mesi scorsi è stata acquistata dalla Banca d’Italia. Lo spread se n’è stato buono grazie anche a questo. Ma, a fronte di ciò, non siamo riusciti a ridurre il debito pubblico. Andare deliberatamente nella direzione contraria dei conti da rimettere in ordine equivarebbe ad assumersi pesanti rischi.

(Domenico Mamone)

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