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L’inverno demografico

Domenico MamoneQualche giorno fa è stata resa nota una ricerca dell’Istituto Cattaneo di Bologna a cui, secondo noi, non è stato dato lo spazio che merita.

Gli studiosi della prestigiosa fondazione, promossa all’inizio degli anni Cinquanta dagli stessi intellettuali che diedero vita alla casa editrice Il Mulino, hanno attestato che il numero degli italiani con più di sessant’anni ha oltrepassato quello di coloro che hanno meno di trent’anni. E’ un sorpasso simbolico, certo, ma altamente indicativo: è infatti la prima volta che ciò avviene dal 1861, anno dell’unità d’Italia, ed è segno che l’invecchiamento medio della popolazione in Italia ha ormai messo l’acceleratore.

Del resto, come già aveva attestato l’Istat ad inizio anno, l’età media degli italiani ha oltrepassato i 45 anni. Siamo terzi al mondo, appena dietro Giappone e Germania. Un’età altissima se si pensa che nella maggior parte dei Paesi africani (Niger, Ciad, Uganda, Mali, Angola, Malawi, Zambia, ecc.) è addirittura sotto i 18 anni.

Il problema principale, da noi, è che si fanno sempre meno figli. Nel 2017 abbiamo registrato l’ennesimo minimo storico delle nascite, appena 464mila nuovi nati, con un calo del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Ciò a fronte di 647mila decessi. Il saldo naturale della popolazione italiana nel 2017 è stato quindi negativo (meno 183mila individui). Per avere un raffronto, basti pensare che nei primi anni Sessanta in Italia avvenivano oltre un milione di nascite all’anno.

A questa tendenza negativa occorre aggiungere coloro – sono sempre di più – che lasciano l’Italia.

L’immigrazione, purtroppo, può solo attenuare questa emorragia.

“Gli anziani con più di 75 anni, dal 1951 ad oggi sono quintuplicati. Il dato è eclatante. E dal 1991 il calo numerico della fascia 15-29 anni fa impressione – ha dichiarato Maurizio Morini, direttore dell’Istituto Cattaneo, il quale evidenzia una grande verità: “Gli anziani stanno migliorando la loro vita, ma se si assottiglia la fascia dei giovani si toglie la terra da sotto i piedi anche agli over”.

In effetti da noi l’aspettativa di vita è arrivata a quasi 83 anni, tra le più alte al mondo e più elevata di ben quattro anni rispetto agli Stati Uniti.

Il problema è che vivere di più non equivale ad avere meno esigenze di assistenza. Anzi. Ecco perché il problema dell’invecchiamento medio della popolazione dovrebbe essere messo al centro delle agende politiche: se per mandare più gente in pensione o per garantire redditi di cittadinanza si finisce per trascurare il welfare o addirittura per tagliare i servizi, vuole dire assicurarci un futuro sempre peggiore. C’è insomma poca informazione e meno lungimiranza nell’affrontare il problema demografico, che qualcuno giustamente chiama “l’inverno demografico”.

Per gli amanti delle statistiche è prossimo un altro clamoroso sorpasso: quello delle persone con più di 75 anni rispetto ai ragazzi con meno di 14 anni.

Come ha ben evidenziato il demografo Alessandro Rosina, ci stiamo adattando ad un basso sviluppo e rinunciamo al futuro per difendere condizioni di benessere o di quasi benessere. Insomma, si puntella l’oggi senza pensare al domani collettivo.

(Domenico Mamone)

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