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L’Italia piegata al biscardismo

Domenico MamoneEra il 1961 quando il geniale Umberto Eco pubblicò, all’interno del suo “Diario minimo”, il celebre saggio “Fenomenologia di Mike Bongiorno” divenuto un vero e proprio caso letterario ed oggi ancora studiato nelle facoltà di sociologia. Il semiologo piemontese fu impietoso sul “consumismo televisivo”, parlando di modelli mediocri che producevano massificazione mentale in telespettatori uniformati. In fondo ciò che individuò, in quegli stessi anni, anche Pierpaolo Pasolini.

Chissà se Eco avrebbe scritto le stesse cose su Aldo Biscardi, il popolare giornalista scomparso al Policlinico Gemelli di Roma. Perché, in fondo, tra i due conduttori – l’italo-americano e il molisano – non mancano punti in comune, compresa un’aneddotica sterminata. Ed entrambi hanno travalicato i confini del mezzo televisivo, diventando fenomeni di massa grazie anche ad intuizioni geniali, per quanto ciniche.

Aldo Biscardi ha dato una svolta significativa alla storia della televisione, del costume e persino della nostra società, inclusa la politica. La tv in doppiopetto, misurata, calcolata, con rilevanti residui della stagione delle censure è stata spazzata via dalla rintronante agorà, sbracata e provocatoria, messa in piedi dallo showman rosso di capello e di fede politica, con la complicità di giornalisti promossi a veri e propri “personaggi”, da Bartoletti a Mughini, da Cazzaniga fino a quel Maurizio Mosca, berretto e toga da magistrato, pronostici fatti con il pendolino (poi lo tradirà per inventarsi “L’Appello del martedì” su Canale 5).

Il “prociesso”, detto con l’idioma della “alicetta di Larino”, raccoglierà l’Italia intera, trasformando una generazione di sobri deputati e senatori in agguerriti politici-tifosi, con aspirazioni ad essere quanto mai vicini – se non sovrapposti – alla platea degli elettori-curvaroli. E non mancheranno a fianco degli “sgub” di Biscardi, intellettuali del calibro di Giovanni Arpino, Carmelo Bene, Pasquale Squitieri, sottolineando come il calcio, soprattutto nel nostro Paese, si conferma l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti, come ha scritto George Bernard Shaw.

Il fenomeno-Biscardi ha quindi costituito il brodo primordiale per una selva di trasmissioni sportive (e non, vedi “Porta a porta” o gli show della De Filippi), con salotti più o meno allargati, dove un’idea, qualsiasi idea, legittima un’inquadratura. Contribuendo a “casermizzare” un Paese intero, glorificando quelle riflessioni sportive (e non) partorite tra le brande di una camerata ed oggi diventate virali grazie alle nuove tecnologie. “Parlate in tre o quattro alla volta, altrimenti non si capisce nulla – resta l’efficace grido di battaglia. Copyright dell’Aldone nazionale.

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