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Pamela Mastropietro, l’Appio e Sky Tg24

Domenico MamoneLa povera Pamela Mastropietro non trova pace. Una ragazza dalla vita difficile e dalla fine disumana è ormai oggetto di continua strumentalizzazione. L’esaltato marchigiano Luca Traini che ha sparato nel “mucchio” è stato armato anche da un clima pesante di toni oltremisura. Le reazioni, da più parti, sono accomunate da rilevanti dosi di astio. Lo abbiamo letto tante volte in questi giorni. Lo abbiamo scritto anche noi. E non vogliamo ripeterci.

Vogliamo però aggiungere qualcosa. Cioè che non rasserena certo il clima il ruolo assunto da alcuni media.

Esemplare, in proposito, un servizio andato in onda su Sky Tg24. Una sorta di “reportage” dal quartiere romano dove viveva Pamela, l’Appio. Una zona che l’autrice del servizio – con la sua “erre” moscia che fa tanto Roma Nord e origini chissà dove – dipinge come un Bronx. Perché, nella logica di questa disinformazione, ormai tutto è un Bronx. La bellezza non paga più, in questo caso ha ragione Sgarbi.

Ma l’Appio non è un Bronx. Come tante zone di questo nostro Paese non sono Bronx, come molti vorrebbero far credere per alimentare un clima d’insicurezza che paga anche in termini elettorali. E con la storia di Pamela il contesto sociale di un quartiere c’entra poco. Semmai i cattivi incontri, le incomprensioni, il dramma della droga.

L’autrice del servizio ha tralasciato i tanti aspetti positivi di questa zona. La sua storia millenaria, ad esempio, che ha disseminato questo lembo della Capitale di preziose testimonianze. Ha ignorato un tessuto culturale e di aggregazione certamente invidiabile (si pensi al solo Comitato della Caffarella, a quello di Villa Lazzaroni, alle tante librerie che promuovono eventi) o la presenza di istituti scolastici prestigiosi (come il liceo classico Augusto). Ha dimenticato i tanti ragazzi che hanno voluto ricordare Pamela con una grande fiaccolata, momenti toccanti creati dagli straordinari coetanei della ragazza.

Ovviamente la nostra non è la difesa d’ufficio di una zona di Roma. Semmai spetta agli organi del VII Municipio, ammesso che abbiano questa sensibilità. No, vogliamo stigmatizzare l’operazione attuata dall’autrice del servizio, tale Chiara Cerqueti, che ha disegnato la “sua” realtà. Forse l’ha anche un po’ costruita.

A proposito di Ponte Lungo (a pochi centinaia di metri dal centro storico…) nel servizio la Cerqueti spiega che “per sapere che esiste devi andarci apposta” (forse ignora che dal 1980 la metro A è presente con una propria fermata contrassegnata proprio da quel nome). Ma lei aggiunge che qui “si soffre d’abbandono”, che c’è insicurezza, “degrado, conflitti sociali”, fino alla frase-cult “la paura che arriva quando cala il sole”, una sorta di sceneggiatura per un film western. Ed ancora: “In questa fetta di territorio che si sente a pezzi”. Cult, assolutamente cult…

Il servizio si chiude con una chicca: la richiesta ad un attempato signore della zona, probabilmente un commerciante, se in zona si trova droga. E lui, un po’ imbarazzato (ma che ne sa?), che farfuglia un mezzo sì.

Certo, i problemi sono pure qui. Come dappertutto. Da risolvere, ovviamente. Ma l’Appio – nel caso specifico – resta un quartiere vivo, ben collegato, ricco di iniziative sociali, di cultura, di buone scuole. E di brava gente. Non merita queste gettate di fango da parte di chi – crediamo – non lo conosce proprio. Questo giornalismo, anziché su Sky, ce lo aspettiamo in qualche trasmissione pomeridiana, di quelle che presidiano luoghi come Avetrana o Cogne.

Sky Tg24 si adegua al noir e crea il suo tormentone condito di degrado, droga e gente pericolosa. In linea con “Studio Aperto”, che spesso sforna altri capolavori del genere.

L’Appio non è Scampia (e il quartiere partenopeo non ce ne voglia, spesso vittima di pregiudizi). E l’Italia non è tutta Scampia. Questo significa soffiare sul fuoco, tra l’altro alla vigilia delle esequie di Pamela che si svolgeranno proprio all’Appio, probabilmente. L’Appio non è una zona border line. Così come l’Italia non lo è. Basta con queste descrizioni forzate, per favore. Risparmiatecele. E torniamo alla civiltà e all’onestà. Anche delle parole.

(Domenico Mamone)

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