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Quale destra dalle urne?

Domenico MamoneLo scorso fine settimana la destra italiana s’è divisa, materialmente, tatticamente e ideologicamente, su due appuntamenti ben distinti: a Fiuggi s’è tenuta la convention di Forza Italia organizzata da Antonio Tajani, mentre sul pratone di Pontida s’è rinnovato l’appuntamento annuale di una Lega sfilatasi da Bossi (e dagli scandali “svuotaconti”, 48 milioni di euro sequestrati dalla magistratura) e sempre più Salvini-dipendente.

Tra le due destre, una più in difesa e l’altra – “ribellista” – in attacco, la divaricazione si accentua giorno dopo giorno. Tra i due rispettivi leader, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, c’è un destino comune che sovrappone proclami di alleanze e competizioni sulla conta dei voti. Tutto ciò induce a qualche ragionamento, dal momento che le elezioni si avvicinano.

Berlusconi, per quanto incandidabile a causa dei noti problemi giudiziari, rivendica la sua leadership nel centrodestra. Dai suoi 81 anni di età (il 29 settembre) sbandiera l’esperienza come valore fondante. Rinnova il refrain liberale di meno tasse e più lavoro. Ostenta il carattere moderato e filoeuropeo della sua area.

Benché la creatura politica del cavaliere sia ormai lontana dai tempi migliori in cui un terzo dell’elettorato seguiva pedissequamente l’Uomo di Arcore come fosse un pifferaio magico, Forza Italia ha ripreso linfa dalle ultime elezioni amministrative e punta decisamente ad essere protagonista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Il giovane Salvini, da parte sua, sperimenta quei terreni della destra più estrema in genere insensibili, se non ostili, al cavaliere. Abbandonato l’armamentario local – tra il ruspante e il provincialotto – della “vecchia” Lega Nord in canottiera condita di federalismo, di devolution e del dio Po, oggi il dominus del Carroccio raccoglie ed evoca i valori del patrimonio genetico di quella destra autoritaria e nazionalista che cresce in tutta Europa: ordine, sicurezza, famiglia, corporazione, protezionismo, autarchia sono vocaboli sempre più presenti nell’anima e nei comizi della Lega. E, nell’augurio dei padani, anche nei desideri di sempre più italiani.

“Mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza – è stato il grido di battaglia del giovane e barbuto segretario. La promessa di cancellare – una volta al governo – le leggi Mancino e Fiano contro i nostalgici del fascismo sanno di occhietto alla crescente CasaPound, vicina ai leghisti sin da una manifestazione del 2014. C’è chi dice – non senza una qualche verità – che ogni carretta del mare carica di migranti che approda sulle nostre coste porti un carico d’oro per gli argomenti leghisti. E di destra in genere.

Di certo la Lega non è più un fenomeno circoscritto, anche se capace di conquistare amministrazioni comunali di peso, come fece con la Milano di Formentini nel 1993 o con il Piemonte di Cota nel 2010. Oggi il Carroccio, oltre a governare saldamente le due più importanti regioni del Nord, Lombardia e Veneto, ha varcato i confini della Padania giungendo alla conquista di territori storicamente rossi. In Emilia-Romagna viaggia intorno al 20 per cento, in Toscana al 16, nelle Marche e in Umbria oltre il 13, Alle ultime amministrative, a livello nazionale, ha raddoppiato i voti. I sondaggi oggi la danno al 12 per cento, niente male rispetto al 3-4 per cento soltanto di qualche stagione fa.

La strategia per il Centrosud ha tirato fuori dal cilindro, a fine 2014, il logo “Noi con Salvini”, che spesso viaggia insieme a “Fratelli d’Italia”, l’altro sempre più rilevante segmento della destra italiana (la leader Giorgia Meloni ha raccolto quasi il 21 per cento alle elezioni per il sindaco di Roma, sfiorando il ballottaggio con l’attuale sindaco Virginia Raggi).

Tutto ciò spiega – e in un certo senso giustifica – l’azzardo di Salvini di cavalcare posizioni oltranziste su tematiche delicate e complesse come l’immigrazione (l’opposizione allo Ius Soli lo vede in prima fila), l’euroscetticismo, il lavoro (opposizione ferrea alle leggi Fornero e Jobs Act), persino l’obbligatorietà dei vaccini.

Il leader della Lega ha ribadito di lavorare ad “un’alleanza seria e compatta” come quella che ha vinto alle ultime amministrative. Sa, in sostanza, che non può rinunciare a Berlusconi, anche se ha aggiunto di non voler più vedere “i poltronari di professione alla Alfano”. Riusciranno i due ad andare d’accordo, pur con programmi che presentano non poche difformità? E se invece, come ipotizza qualcuno con non poca fantapolitica, Salvini potrebbe rappresentare la ciambella di salvataggio per i Cinquestelle nel formare una maggioranza di governo dopo le prossime elezioni? Nel teatrino della politica italiana, dove ampi spezzoni del centrodestra si sono alleati con i nipotini di quello che fu il Pci, ci si può aspettare di tutto.

(Domenico Mamone)

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