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Quel professore è un cowboy

Domenico MamoneLascia davvero basiti la proposta di “armare gli insegnanti” lanciata dal presidente statunitense Donald Trump come risposta alle continue stragi nelle scuole americane, ultima quella di Parkland, in Florida, in cui lo scorso 14 febbraio per mano di uno studente sono morte 17 persone.

“Una zona senza armi, per un maniaco è un invito a entrare e attaccare perché sono tutti codardi – ha detto il presidente degli Stati Uniti nel corso di un incontro alla Casa Bianca con studenti, docenti e genitori del liceo Douglas, teatro della strage. “Se ci fossero degli insegnanti capaci di usare le armi da fuoco, questi potrebbero mettere fine all’attacco molto velocemente – ha aggiunto Trump.

In fondo l’annuncio e le argomentazioni non stupiscono più di tanto se pensiamo al peso che la lobby americana delle armi esercita sulla politica – in particolare sulla geopolitica – statunitense (e non solo). L’idea del presidente non è nuova e rispecchia fedelmente la posizione della Nra (National Rifle Associatiob), non solo da sempre contraria a qualsiasi forma di restrizione sul possesso di armi, ma disponibile a finanziare programmi per aumentare il personale armato nelle scuole.

Gli industriali di questo sempre florido settore si sono opposti anche all’idea di aumentare ai 21 anni di età il limite per l’acquisto di fucili d’assalto. In genere la bandiera sventolata per sostenere le proprie ragioni è quella del diritto costituzionale dell’autodifesa.

Ci sentiamo totalmente lontani da queste posizioni per diversi motivi.

Innanzitutto il continuo ripetersi di stragi nelle scuole americane – a differenza di quelle europee – dimostra come proprio l’eccessiva diffusione di armi nella società americana contribuisca ad alimentare gli episodi di violenza nei college. Fenomeno, per fortuna, da noi quasi del tutto sconosciuto, per cui le spinte all’autodifesa, professate da qualche forza politica, potrebbero produrre risultati catastrofici, proprio sul modello americano.

C’è poi una forte differenza di natura culturale. Il docente, nonostante tutto, da noi continua a rimanere un saldo punto di riferimento non solo nell’istruzione, ma anche nella formazione e nell’educazione. Frutto di una nobile tradizione che ha le sue radici nella civiltà greco-romana. Trasformare questo modello culturale in carne ed ossa in una sorta di cowboy-vigilantes ne svilirebbe il ruolo, anziché esaltarlo.

Come sindacato d’impresa, infine, crediamo che l’etica e la deontologia costituiscano un pilastro per un’imprenditorialità sana e a misura d’uomo. E la vendita di armi ha poco a che spartire con quel lavoro che, come da tradizione culturale occidentale, dovrebbe nobilitare l’uomo.

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