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Quello che ci hanno detto le amministrative

MamoneTenuto conto della parzialità di una tornata amministrativa, sia in termini numerici (tra l’altro con astensionismo record) sia per il contesto delle dinamiche locali, il voto dei ballottaggi ha però offerto uno scenario indiscutibile: la sinistra, nelle sue variegate e sempre meno distinguibili tinte, è stata sbaragliata.

La sconfitta più cocente a Genova, dove il candidato leghista Marco Bucci ha espugnato il capoluogo ligure – sempre governato dalla sinistra – con il 55,2 per cento dei consensi. Il centrodestra ha strappato anche La Spezia al centrosinistra con il 60 per cento dei voti.

In Lombardia analoga situazione: il centrosinistra ha perso ben tre capoluoghi di provincia dove governava (Como, Lodi e Monza), ha ceduto altre importanti città come Legnano, Magenta, Meda e Tradate e ha detto addio anche a quella che era considerata la “Stalingrado italiana”, cioè la “proletaria” Sesto San Giovanni, dove il candidato del centrodestra, Roberto Di Stefano, ha addirittura raggiunto il 58,6 per cento dei consensi.

L’affermazione del centrosinistra a Padova è un’oasi nel deserto per i dem. Emblematica la situazione in Emilia-Romagna, da sempre roccaforte “rossa”: oltre a Parma, che ha confermato con un plebiscito Federico Pizzarotti e a Riccione, dove continua il suo mandato di sindaca Renata Tosi del centrodestra, colpiscono i dati di Piacenza, con il centrodestra che ha strappato lo scanno di primo cittadino al centrosinistra con ben il 58,5 dei voti, di Budrio, dove il sindaco uscente dem Giulio Perini non ottiene il secondo mandato, e di Vignola, che di fatto si è consegnata alla Lega. Insomma, per il Pd un cinque a zero che fa certamente male e dovrebbe invitare a riflettere.

Risultati significativi anche in Piemonte (il centrosinistra ha ceduto Alessandria e Asti, ma anche Omegna) e in Toscana, dove fa scalpore la perdita di Pistoia, sin dal dopoguerra governata dalla sinistra, ma anche di Carrara, presa dal Movimento Cinque Stelle, che nei ballottaggi ha conquistato anche altri importanti comuni come Acqui Terme, Canosa di Puglia, Fabriano, Guidonia, Mottola, Santeramo.

In Umbria la destra ha strappato Todi alla sinistra; in Abruzzo è del centrodestra L’Aquila, con un recupero-record del candidato al ballottaggio; in Sardegna, la sinistra ha lasciato Oristano al candidato di centrodestra, che ha ottenuto un plebiscito con il 65,3 per cento dei consensi.

Se al Sud il Pd può mostrare qualche “medaglia” soprattutto in Puglia, con la conquista di Lecce (dopo vent’anni), di Taranto e di Galatone (ma cedendo molti altri Comuni, soprattutto ai Cinque Stelle), in Calabria il centrodestra ha confermato Sergio Abramo a Catanzaro con il 64,4 per cento dei voti. In Sicilia il centrosinistra ha perso Termini Imerese e ha conquistato Sciacca.

Insomma, i dati dimostrano soprattutto un abbandono capillare del Pd renziano da parte di una rilevante fetta dell’elettorato. L’ennesimo campanello d’allarme per i dem, in particolare dopo la pesante sconfitta del referendum del 4 dicembre. Voti che nemmeno la sinistra più estrema riesce ad intercettare. Insomma, l’elemento centrale è che la sinistra, anche unita, perde in molte realtà strategiche, come è successo a Genova. A beneficiarne è il centrodestra che si presenta compatto, anche se non è facile indicare una prevalenza dell’anima “effervescente” salviniana (che resta efficace soprattutto al Nord) o di quella berlusconiana più moderata, in ripresa al Sud. Un dilemma che forse peserà sulle imminenti scelte per la tornata nazionale, dove però la proposta univoca di Lega Nord e Forza Italia su molti temi, dall’immigrazione allo ius soli, dalla sicurezza al fisco, potrebbe costituire un collante più solido delle divisioni sull’Europa.

(Domenico Mamone)

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