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Sabato a Torino sfileranno i cittadini

Domenico MamoneSabato prossimo a Torino avrà luogo una manifestazione che, seppur nel contesto di epoche differenti, potrebbe replicare quanto successo nel 1980 nelle stesse strade: la nota “marcia dei 40mila”. In quell’occasione gli impiegati della Fiat rivendicarono il diritto al lavoro e alla produzione protestando contro la cultura sindacale del “picchettaggio” e dell’impedire ai lavoratori di entrare in fabbrica. Quel corteo, dalle proporzioni inaspettate, è storicamente indicato come la svolta nelle relazioni tra grandi aziende e sindacati nel nostro Paese.

Sabato prossimo, nella civile Torino, potrebbe innestarsi qualcosa di nuovo in un dibattito politico nazionale da mesi abbastanza statico e finora contraddistinto, di fatto, dal monopolio, soprattutto mediatico, grillino-leghista: l’irrompere di un importante bacino di cittadinanza finora appartato ma vitale, costituito non da quel popolo ideologizzato sempre più residuale e spesso anacronistico (vedi contrapposizioni fascismo/antifascismo a Trieste tra duemila appartenenti a Casa Pound e cinquemila sotto le bandiere dell’Anpi), ma principalmente da gente comune, piccoli imprenditori, commercianti, risparmiatori, appartenenti agli ordini professionali. Insomma, quella che una volta era definita la “società civile” (e produttiva).

Sarà quindi una protesta in ordine sparso, trasversale, come del resto sono attualmente le forze di opposizione da destra a sinistra e frutto per lo più delle discussioni sui social network. Non a caso sono state vietate le bandiere.

Tale appuntamento, per quanto fortemente segnato dalle vicende locali proprie del Piemonte (vedi la Tav) e per questo poco evidenziato dai media (ma siamo certi che dopo sabato s’imporrà nelle agende nazionali), potrà rappresentare un campanello d’allarme e un bacino di crescente dissenso per un governo tutto sommato ancora in luna di miele con i propri elettori. Tanto più che i Cinquestelle, che governano Torino, secondo i sondaggi stanno perdendo consensi soprattutto nel Nord Italia; ma anche tra gli elettori della Lega, notoriamente più fidelizzati, c’è qualche mal di pancia specie per il decreto dignità, per l’insofferenza verso il reddito di cittadinanza visto come assistenzialismo allo stato puro e per la mancata attuazione della flat tax e degli sgravi fiscali. Anche la vicenda dell’abusivismo ad Ischia non è stata digerita da molti sostenitori, specie quelli più “seri”, del governo gialloverde.

Senza etichette politiche, bandiere o simboli, ma con la forte consapevolezza dell’importanza del ruolo dei cittadini, in prima fila ci saranno ben trentuno sigle riunite nella Camera di commercio torinese e che rappresentano la fetta prevalente del sistema economico torinese e piemontese. “Non siamo contro qualcuno – è stato sottolineato – ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno, una politica che non dà futuro alle nostre imprese, attività, al lavoro e ai nostri figli”.

Al centro delle proteste c’è principalmente il tema delle infrastrutture, investimento per l’avvenire, a cui questo governo sembrerebbe essere poco sensibile. Il “sì” alla Tav verrà ribadito da tutto il sistema economico che ovviamente ha a cuore gli strumenti per lo sviluppo e non per la decrescita. Ma sul tappeto c’è anche la richiesta di maggiore attenzione per le imprese, vero motore per il benessere collettivo e per il lavoro e il futuro del nostro Paese.

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