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San Giuseppe dei Falegnami, un crollo che fa male

Domenico MamoneIl crollo del tetto della splendida chiesa cinquecento-seicentesca di San Giuseppe dei Falegnami, nel Foro romano, quindi nel centro storico di Roma, fa male. Al di là delle cause tutte da accertare, del fatto – come sembra – che la struttura fosse dichiarata pericolante da tempo (nonostante recenti restauri) e della buona sorte che ha evitato vittime grazie al fatto che nel momento del crollo in chiesa non ci fosse nessuno, la perdita di una preziosa testimonianza del passato scalfisce il senso stesso della nostra identità, della nostra storia, dei saperi acquisiti nel corso della nostra lunga istruzione e formazione. E’ inevitabile il pensiero al ponte di Genova, con tutto ciò che questo ha rappresentato per il capoluogo ligure. Ma ci si interroga, soprattutto, su un crescente degrado che si conferma nella mancanza di manutenzione adeguata per i nostri beni più preziosi. La logica che “con la cultura non si mangia” sembra dura a morire, mentre si continuano a sperperare fiumi di denaro per business molto discutibili.

La chiesa di San Giuseppe, voluta dalla Congregazione dei Falegnami che aveva preso in affitto nel 1540 la preesistente chiesa di San Pietro in Carcere, racchiude importanti opere seicentesche. Un quadro del 1650 di Carlo Maratta, tra i dipinti più preziosi, sarà ora trasferito a San Giovanni in Laterano. Ma soprattutto la chiesa sovrasta il Carcere Mamertino, la più antica, e per lungo tempo l’unica, prigione della Roma imperiale, ricavata in antiche cave di tufo e realizzata, secondo Tito Livio, addirittura dal re Anco Marzio. Tra i personaggi che qui sono morti ricordiamo: Giugurta, re della Numidia (104 a.C.), Vercingetorice, capo dei Galli (49 a.C.), i partigiani di Gaio Gracco (123 a.C.), i Catilinari (60 a.C.), Seiano e i suoi figli (31 d.C.). La tradizione vuole che qui furono rinchiusi anche san Pietro e san Paolo. Qui sono stati sterminati anche molti sanniti, come vendetta dopo le Forche Caudine.

Molte persone, in queste ore, stanno curiosando dietro le transenne presidiate dai vigili urbani, collocate ad oltre un centinaio di metri dalle macerie. La diffusa sensibilità di questa gente per la nostra cultura è l’unico segnale positivo di questa brutta storia

(Domenico Mamone)

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