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Il trionfo della protesta

Domenico MamoneIl tripudio dei Cinquestelle, inaspettato in queste proporzioni soprattutto nel Mezzogiorno, il netto sorpasso di una Lega con il vento in poppa su una Forza Italia che risente del fisiologico declino del leader maximo, il crollo del Pd sotto la soglia psicologica del 20 per cento che con l’irrisoria performance di Liberi e uguali (ribattezzati “Liberi e spariti”) e la Bonino sotto il 3 per cento apre la serie di riflessioni sul destino del centrosinistra. Per Renzi, un tempo “uomo delle vittorie”, è l’ennesimo referendum perso malamente. Ma è azzardato decretare la fine del renzismo: il Pd è oggi più renziano di prima e costituisce l’ago della bilancia per gli equilibri futuri. Insomma, resta imprescindibile. Per la sinistra, comunque, sia nelle espressioni riformiste sia in quelle antagoniste si conferma inefficace l’appellarsi ai fantasmi del passato per ricompattare le fila rispetto alle proposte concrete per il presente e per il futuro. E proprio in questa ricerca di “modernità”, che ha favorito le prime stagioni dell’ex segretario dem, potrebbe trovare nuovi stimoli.

Sono questi, sommariamente, i titoli per i responsi delle urne che ridisegnano completamente il quadro della rappresentanza politica nel nostro Paese, tanto che qualcuno in queste ore, con toni un po’ enfatici, accenna alla nascita di una Terza Repubblica.

In realtà gli italiani, a fronte della crisi (i flebili numeri della ripresa rimangono nei notiziari e non vengono percepiti dalla popolazione) e soprattutto di un’immigrazione incontrollabile avvertita anche come insicurezza sociale hanno virato ulteriormente a destra.

Il centrodestra è ormai sempre più destra muscolosa con le sembianze principalmente di un Salvini “nazionalizzato” – che ha messo in ombra anche la Meloni nel Centrosud – rispetto ad un Berlusconi “scaduto”, come è stato apostrofato al seggio. E non si tratta soltanto di voti di protesta. La Lega, proprio come un tempo faceva la sinistra nelle sue roccaforti emiliane o toscane, conferma il pieno di voti anche dove governa, a differenza delle altre formazioni in campo. Insomma, Salvini – soprattutto per l’efficacia delle strategie politiche – si conferma uno dei principali vincitori di queste elezioni.

E il Movimento Cinquestelle? Ha incassato l’ottimo risultato grazie principalmente agli errori altrui. Non ultimo quello di impostare la propria campagna elettorale demonizzando (e male) proprio i grillini e consacrandoli di fatto come vera alternativa al potere costituito. Di questo i pentastellati hanno giovato soprattutto in un Sud con l’eterna ricerca di protezione, soffocato dalle clientele, dall’assistenzialismo e dalla criminalità organizzata. Il reddito garantito, ma anche certe concessioni sull’abusivismo di necessità, hanno giocato a favore dei grillini. E finché il M5S non affronterà la prova di governo, potrà beneficiare delle aspettative di cambiamento: il problema è che queste sono già ridimensionate, anche nei risultati elettorali, laddove hanno responsabilità amministrative, vedi Torino o Roma.

Proprio per questo i passi più complicati, ora, attendono i Cinquestelle. Se l’essere de-ideologizzati ha permesso loro di raccogliere voti in tutti i bacini elettorali tradizionali – destra, centro e sinistra, quindi – e di utilizzare al meglio i social in una sorta di “Io contro tutti”, qualsiasi alleanza rischia di suscitare seri contraccolpi interni. Ecco perché l’abilità finora dimostrata non potrà avere “cali di forma”.

Chiuse le urne e in via di attenuazione il conseguente dibattito, si attendono le prossime tappe. La designazione dei nuovi presidenti di Camera e Senato renderà un po’ più limpidi gli scenari, oggi decisamente complessi. E’ noto come al centrodestra guidato da Salvini manchino troppi seggi per l’autosufficienza, ma anche l’esercito di Di Maio, senza accordi, non va da alcuna parte. Pd e Forza Italia, per quanto privati dai numeri dell’ipotizzato “inciucio”, risultano però determinanti per qualsiasi scenario futuro. Vedremo se ormai abituati alle alchimie e ai giochi di prestigio, sarà possibile tirare fuori il classico coniglio dal cilindro.

(Domenico Mamone)

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