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Vasco Rossi e Paolo Villaggio, la cultura non ha confini

MamoneIl concerto epocale di Vasco Rossi a Modena Park ha costituito indubbiamente una festa di musica e la consacrazione di uno dei maggiori artisti contemporanei, la cui vita e le cui poetiche creazioni – piaccia o non piaccia – hanno un potere e una storia universali. Non a caso, a 65 anni suonati, continua ad affascinare con le sue storie minimali e adrenaliniche schiere di giovanissimi, dopo averne conquistato i genitori, passando dalla “vita spericolata”, dagli “sballi” e dalle “deviazioni” dell’adolescenza alla recente rivalutazione della famiglia, dei bambini da crescere, dei “vicini”, delle chiacchiere “seduti su un divano a parlar del più e del meno”.

La kermesse da record sulla via Emilia è stata una “tempesta perfetta”, come è stata efficacemente etichettata.

Ma non si è trattato solo un evento musicale. E per questo ce ne occupiamo. E’ stato principalmente un incredibile momento di aggregazione per 220mila spettatori paganti, un unicum nella storia mondiale. Una marea umana da far invidia, in periodo di crisi per la mediazione, a partiti politici, a sindacati, persino a confessioni religiose. Ecco perché le emozioni che regala Vasco Rossi restituiscono, in un periodo di crisi, la cultura più alta, quella della condivisione umana.

Nella stessa cultura, che travalica il riduttivo campo cinematografico, ci piace inserire anche Paolo Villaggio, grande attore (Fellini, Ferreri, Loy, Monicelli, Olmi, Salce, Steno, Wertmuller, tra i registi che lo hanno diretto), comico estroso e caustico (come tutti i grandi), scrittore capace di raccontare gli italiani come pochi, sceneggiatore, doppiatore. Ha affrescato eccelsamente soprattutto il mondo del lavoro e del dopolavoro (indimenticabile la Corazzata Potemkin o la nuvoletta), tra ruoli (immortale il megadirigente con la poltrona in pelle umana), riti, orari (le corse all’uscita), personaggi, amorazzi (la signorina Silvani), chiacchiere da corridoio. Ne piangiamo sinceramente la scomparsa.

Come diceva Zavattini, la cultura è creazione di vita. Vasco Rossi e Paolo Villaggio rispondono appieno a tale definizione.

(Domenico Mamone)

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