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Aree montane e disagiate: continua lo smantellamento

Chi ci governa da Roma e dai vari capoluoghi regionali, a parole fa promesse di voler votare leggi mirate con significativi  interventi per contrastare il crescente spopolamento dalle aree disagiate e fare in modo che tutti quelli che se ne sono andati ritornino. Poi, di fatto, si continua a smantellare i servizi essenziali, primo tra tutti la sanità.

Il problema dello “smantellamento” di fatto riguarda tutte le regioni italiane, nessuna esclusa.

In Emilia-Romagna, ad esempio, il ministero della Salute ha concesso la deroga sui punti nascita con meno di 500 parti all’anno solo per gli ospedali di Scandiano (Reggio Emilia) e per i due del cratere sismico: Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara). Non viene concessa per le strutture di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma). Di conseguenza, l’attività in questi ultimi punti nascita dovrà essere sospesa.

Ancora una volta la politica perde un’occasione per dimostrarsi vicina ai cittadini, anzi penalizza proprio le realtà più lontane, più scomode rispetto alle città; questa decisione ci rattrista perché comporta conseguenze molto negative per i territori. Crediamo, infatti, che sia così messa una pietra sopra alle possibilità di riaprire il punto nascita di Porretta Terme; ma contemporaneamente questa decisione ci da ancora maggiore determinazione, perché conferma che è necessario, fondamentale, difendere con tutte le forze i presidi ed i servizi ancora presenti ed attivi nelle aree disagiate.

Dobbiamo quindi ribadire che le persone residenti in montagna sono considerate cittadini di serie B e che la volontà della politica, dietro parole come sicurezza e ottimizzazione è di smantellare un pezzo alla volta gli ospedali delle zone più disagiate!

La Regione Emilia-Romagna, nel caso specifico, afferma che verranno messi in campo investimenti per potenziare gli ospedali montani e per mettere in sicurezza i futuri parti. Benissimo, vogliamo crederci. Ma secondo noi i protocolli messi in atto finora in questo territorio non garantiscono la tanto decantata sicurezza di partorienti e nascituri. Seppur delusi, siamo ancora più motivati e determinati a continuare questa lotta, chiedendo l’aiuto dei cittadini, perché è ormai chiaro che i nostri diritti dobbiamo difenderli da soli.

Emanuela Cioni (presidente Cisadep – Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche)

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