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Macron alla Sorbona: il rilancio del progetto europeo

EuropaIl discorso alla Sorbona di Emmanuel Macron irrompe sulla scena europea con una forza inaspettata. Sono potenti le sue parole (“Il solo modo per garantire il nostro avvenire è la rifondazione di un’Europa sovrana, unita, democratica”), soprattutto espresse da un presidente francese – che ben conosce il valore del termine “sovranità” –, ma ancor di più è potente la sua volontà  di ribaltare il quadro politico e psicologico nel quale affrontare il rilancio dell’Europa, proponendo un cammino di riforma dell’Unione europea completamente al di fuori degli schemi attuali, indicando un’agenda ed un metodo che avrà al centro “il gruppo dei paesi che si impegnano per la rifondazione europea”.
Colpisce il coraggio di Macron, che sceglie –  pur nella ricchezza delle sue proposte operative –  di evidenziare innanzitutto, come già Monnet e Schuman, l’esigenza di un salto di qualità nell’affrontare la questione europea.
Macron ha lanciato questa battaglia, ma i suoi esiti, e anche i contenuti di cui si riempirà effettivamente, dipendono in larga parte da tutti gli altri attori che hanno un ruolo nel processo europeo: gli altri governi, il Parlamento europeo, le forze politiche e sociali.
Sono ormai cinque anni – dal 2012, da quando il Blueprint della Commissione europea e il Rapporto dei quattro Presidenti hanno chiarito la necessità di rimediare all’insostenibilità di un’Unione monetaria costruita senza un’unione bancaria, fiscale, economica e politica – che la sfida della riforma dell’Eurozona e dell’Unione europea attende inutilmente di essere affrontata. A questo immobilismo hanno contribuito tanti fattori, tra cui le debolezze francesi e la sfiducia tedesca – e di tutti i paesi del Nord – verso i propri partner; ma sicuramente molto ha contribuito anche la mancanza di una visione coraggiosa, in grado di far fare uno scatto al processo europeo e di portarlo fuori delle secche dei veti nazionali incrociati. Macron ha proposto esattamente questo, e per farlo ha infranto molti tabù: non solo ha offerto un progetto – forte sul piano ideale, ma al tempo stesso concreto e pragmatico –; ma, nel parlare di rifondare il quadro europeo, ha negato quello che è  diventato quasi un dogma nell’Unione europea, ossia che sia possibile portare l’Unione europea ad essere all’altezza dei suoi compiti senza compiere un atto politico di discontinuità con i suoi attuali meccanismi; e soprattutto ha indicato un percorso (di cui ha dettato tappe e tempi) che mira a rivoluzionare gli attuali equilibri istituzionali, chiarendo cosa deve intendersi per integrazioni differenziate nel quadro dell’Unione e indicando quali devono essere le iniziative del gruppo di avanguardia.
In questo modo Macron spiazza la Germania e le stesse istituzioni europee, disegnando un percorso in cui fare l’Europa torna ad essere la priorità della classe politica europea e non una battaglia difensiva dell’esistente, destinata alla sconfitta. Sicuramente i risultati delle elezioni tedesche, e l’indebolimento della Merkel, hanno ulteriormente convinto il Presidente francese della necessità di una mossa audace, per rilanciare la posta e non rischiare di trovarsi impantanato in un Consiglio europeo tenuto in scacco dalle tensioni interne alla Germania, e dall’effetto domino che queste hanno sui paesi del Nord e sulla stessa Commissione europea. Avendo giocato di anticipo, Macron costringe così Berlino, qualunque governo si vada a formare, a confrontarsi con proposte che hanno l’astuzia di partire da progetti operativi in tutti i settori cruciali, e a cui pertanto è difficile dire di no, soprattutto nel momento in cui è la Francia a proporli e a promuoverli. Anche gli aggiustamenti istituzionali (inclusa la riforma dei Trattati), inevitabili e indispensabili per procedere, diventano così molto più accettabili, perché si inseriscono nel quadro di un approfondimento dell’integrazione in tutti i settori chiave e sono parte di un disegno politico elaborato collettivamente e condiviso; inoltre sono definiti in modo molto più chiaro di quanto non sia stato fatto sinora, anche perché l’idea delle convenzioni democratiche permette di delineare concretamente il percorso costituente.
E’ chiaro che il processo è solo all’inizio, e che gli ostacoli da superare sono immensi. Queste proposte saranno viste con sospetto a Bruxelles, perché di fatto scavalcano le istituzioni europee – e per questo anche molti europeisti le vedranno soltanto come un ennesimo tentativo intergovernativo di preservare il ruolo dei governi; saranno boicottate dai paesi che sono contrari “ad un’Europa sovrana, unita e democratica”; e, soprattutto, rischiano di fare molta paura a Berlino. Il fatto è che Macron ha lanciato questa battaglia, ma i suoi esiti, e anche i contenuti di cui si riempirà effettivamente, dipendono in larga parte da tutti gli altri attori che hanno un ruolo nel processo europeo: gli altri governi, il Parlamento europeo, le forze politiche e sociali.
Il Movimento federalista europeo intende raccogliere sin da ora questa sfida. Con la sua “Campagna per la Federazione europea” cercherà di contribuire a tutti i livelli alla realizzazione di questo percorso di rifondazione dell’Unione europea, sostenendo e promuovendo i contenuti e la visione federale, perché l’Europa sovrana, unita e democratica sia l’Europa federale dei Padri fondatori.

(Movimento federalista europeo)

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