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De Rita: “Non c’è passato in chi ha perso l’idea di futuro”

Giuseppe De Rita interviene nella polemica sull’abolizione della prova di storia all’esame di maturità. Lo fa in un’intervista al quotidiano La Repubblica. Il patron del Censis spiega che gli italiani hanno spezzato il legame con la storia quando hanno rinunciato al futuro. E sentenzia: “Senza passato non c’è futuro. E il futuro ce lo siamo persi da un bel po’. Nessuno scrive più di fantascienza o fa previsioni a vent’anni”.

Il sociologo spiega le ragioni per cui abbiamo perso la storia. “Per due motivi opposti. Il primo è che ciascuno di noi non ha più nozione del tempo alle spalle, oltre quello della propria vita. Il secondo è che gli storici hanno esagerato nella moltiplicazione”. E rafforza il primo concetto con il caso personale: “Io sono nato nel 1932, i miei primi ricordi risalgono all’estate del 1940, alla dichiarazione di guerra di Mussolini. Se devo andare più lontano, mi aggrappo ai racconti di mia madre. Ma buona parte dei ragazzi di oggi i ricordi della madre non li sta neppure a sentire”.

De Rita punta l’indice contro il miracolo economico, quando “la gente ha cominciato a farsi travolgere dal presente, a stare dentro la trasformazione”. Insomma, dagli anni Sessanta gli italiani hanno smesso di voltarsi indietro, sopraffatti dal presente e dai processi di sviluppo. “Il contadino diventa coltivatore diretto. Il lavoratore dipendente mette su la sua impresa o fonda il suo laboratorio artigiano. Lo stesso De Rita, anche se la notte non dorme perché non sa come pagare gli stipendi, fonda il Censis. Sono tanti gli italiani che ce l’hanno fatta. E ora rimpiangono quel progresso che sembrava infinito: per sé e per i propri figli”. E infatti, continua, “il nostro sguardo si ferma all’Italia del benessere, al paese della crescita di cui finiscono per avere nostalgia anche i giovani che non l’hanno vissuto”.

Alla società italiana intorpidita dal “presentismo”, De Rita ha dedicato di recente un saggio scritto con Antonio Galdo: “Prigionieri del presente” (Einaudi). L’ennesimo sprone per non buttare alle ortiche la storia, valore anche d’impresa.

(Gia.Cas.)

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