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La crisi della stampa riduce il numero dei giornalisti “garantiti”

 

In merito all’andamento dei rapporti di lavoro dipendente, si è passati dai quasi 18 mila rapporti di lavoro giornalistico del 2012 ai 15 mila del 2017.

La tendenza evidenziata dall’andamento del mercato del lavoro giornalistico è inevitabilmente influenzata dal perdurare della crisi dell’editoria tradizionale, connessa ai nuovi sistemi di informazione tecnologica che hanno permesso la formazione e lo sviluppo di differenti forme di comunicazione – sia su piattaforme internet sia sui social media – che hanno eroso le risorse del sistema dell’informazione senza contribuire, tuttavia, a generare adeguati livelli di occupazione giornalistica, essendosi nel frattempo progressivamente consolidate nuove figure professionali legate al mondo dell’informazione e della comunicazione che sfuggono ai tradizionali sistemi di classificazione nell’ambito delle ordinarie categorie dell’attività giornalistica.

Per quanto riguarda la suddivisione di genere della platea degli occupati, risulta un allineamento dei dati Inpgi con il resto degli occupati in Italia, ma non con quanto accade in Europa. Le giornaliste donne in Italia sono il 41%, le donne occupate in genere – sempre in Italia – il 42%, mentre in Europa la percentuale delle lavoratrici è pari al 54%.

Le giornaliste iscritte alla gestione principale dell’Inpgi, cioè quelle più garantite, sono 14 mila, ma di queste solo la metà (44%) ha un’occupazione.

Insomma, se gli iscritti all’Ordine dei giornalisti sono 110 mila, in realtà coloro che svolgono il lavoro con tutte le garanzie, a tempo pieno, con contributi versati alla gestione principale dell’Inpgi sono poco più del 13 per cento. Una forbice impressionante.

In merito alle tipologie contrattuali, il ricorso al contratto a tempo determinato è però poco utilizzato nel mondo editoriale e dei media, rispetto a quanto avviene in altri ambiti lavorativi sia in Italia sia in Europa. Mentre in Italia l’applicazione del contratto a tempo determinato riguarda il 16% dei lavoratori, e in Europa il 12% dei lavoratori, in ambito giornalistico (Inpgi) viene applicato solo nel 9% dei casi. La motivazione di tale scostamento risiede, da un lato, nel fatto che nell’ambito giornalistico la professionalità e la fidelizzazione e del dipendente è ancora ritenuto un valore imprescindibile per la realizzazione di un prodotto editoriale di qualità e, dall’altro, testimonia che il ricorso al tempo determinato viene spesso sostituto con la collaborazione coordinata e continuativa, che presenta meno costi e maggiore elasticità di gestione del rapporto.

Ancora: tra i giornalisti si continuano a preferire quelli con più esperienza. Mentre tra i giovani il lavoro giornalistico garantito è molto scarso, tra gli over 50 l’occupazione stabile riguarda il 62 per cento. Non a caso coloro che godono di un trattamento di disoccupazione rientrano per lo più nella fascia 35-49 anni.

(Gia.Cas.)

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