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Prima piattaforma regionale: un incontro nelle Marche su Industria 4.0

Le Marche guardano ad un futuro digitale, sempre più vicino, fatto di robot collaborativi e sistemi innovativi. Se ne è parlato in occasione dell’avvio della “Piattaforma regionale Industria 4.0: collaborazione tra imprese e mondo della ricerca per un futuro digitale” presentata nel corso di una conferenza stampa nella sede Zipa di Jesi, in provincia di Ancona.

All’incontro è intervenuta l’assessora alle Attività produttive della Regione Marche, Manuela Bora.

Dopo i saluti del sindaco del Comune di Jesi Massimo Bacci, il progetto è stato illustrato da Micol Filippetti, legale rappresentante della ditta Filippetti Spa, capofila del progetto. Presenti anche il Rettore dell’Università di Camerino Claudio Pettinari, la presidente della Fondazione Cluster Marche Rosaria Ercoli e il professor Michele Germani dell’Università Politecnica delle Marche.

“Oggi è un giorno importante per la nostra regione – ha sottolineato l’assessora Bora – perché teniamo a battesimo la prima piattaforma industria 4.0, che è un pilastro dell’ecosistema economico del territorio, un luogo fisico, un laboratorio a disposizione delle imprese con una grande collaborazione del mondo universitario, dove le aziende più grandi insieme a quelle più piccole, potranno fare innovazione. La Regione Marche ci ha creduto moltissimo e ha messo a disposizione ben 5,1 milioni di euro per un piano di sviluppo settennale che prevede un investimento complessivo di nove milioni di euro e un’aggregazione pubblico privata composta da 23 soggetti: l’Università Politecnica delle Marche, l’Università degli Studi di Camerino, il centro di innovazione e trasferimento tecnologico Meccano, la Fondazione Cluster Marche di Ancona e 19 imprese appartenenti a diversi settori dalla meccatronica all’agroalimentare, dal calzaturiero al settore dell’arredamento. L’obiettivo è duplice: da un lato aumentare la competitività delle nostre imprese, dall’altro cercare di vincere la sfida della quarta rivoluzione industriale e cioè, coniugare l’utilizzo delle tecnologie più avanzate con la crescita occupazionale. Non è scontato perché quando si parla di innovazione molti pensano che ciò abbia un impatto negativo in termini di posti di lavoro. Noi crediamo invece che quando si introducono nel mercato tecnologie così avanzate, sia importante accompagnare questo processo con personale altamente qualificato che il mondo universitario può metterci a disposizione”.

“La piattaforma è articolata su diverse linee d’azione. – ha spiegato il rappresentante dell’azienda capofila del progetto Micol Filippetti. “Ci sono due progetti di Ricerca e Sviluppo che si occupano di tematiche della robotica e dell’intelligenza artificiale e di tutta quella sensoristica che farà evolvere il nostro mondo produttivo. In questo contesto si è deciso di inserire anche un progetto di trasferimento tecnologico e di collaborazione anche con le imprese che sono parte attiva di questa iniziativa per mettere a fattor comune il know how sviluppato nel tempo. Infine, la disseminazione sul territorio per riuscire a comunicare insieme con l’Università e la Regione, che ringraziamo per il suo impegno, quanto si è fatto e per strutturare una filiera di aziende che poi possano collaborare anche sul mercato. Tutto questo si è concretizzato nella realizzazione di un laboratorio comune qui a Jesi, dove poter testare le tecnologie, svilupparle e inserirle in un contesto più ampio rispetto a quello che si può fare all’interno di ciascuna singola azienda”.

“Il punto di partenza – ha aggiunto il Rettore Pettinari – è la parola ‘collaborazione’. Ringrazio in particolar modo la Regione per averci creduto e per aver coinvolto così tanti attori in un progetto fondamentale per la crescita del territorio dove ognuno porterà il suo contributo di competenze”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il professor Michele Germani che ha portato i saluti del Rettore della UnivPM, Sauro Longhi: “Dobbiamo essere eccellenti nell’innovazione se vogliamo essere competitivi a livello globale. Questa piattaforma è il primo esempio virtuoso nelle Marche di innovazione radicale e abbiamo a disposizione i migliori ricercatori per far sì che il progetto non solo nasca ma cresca nel lungo periodo. E’ questa la sfida. Parliamo di un modello valido e innovativo, da esportare a livello nazionale ed europeo che è stato presentato dal Rettore dell’Università Politecnica delle Marche durante il suo intervento in occasione dell’EUA Annual Workshop on RIS3 che si è svolto a Vienna il 13 novembre scorso”.

Interessante il contributo offerto dal professor Longhi, una relazione scritta intitolata “Made in Italy 4.0”. Scrive il Rettore: “Industria 4.0 è un paradigma divenuto strategico per rendere competitivo e soprattutto ecosostenibile il settore manifatturiero italiano mantenendone gli aspetti caratterizzanti, come la qualità e l’attenzione al dettaglio tipici del Made in Italy. Il nodo cruciale per il nostro paese è come portare le innovazioni tecnologiche e organizzative dell’Industria 4.0 valorizzando queste prerogative, ‘italianizzare’ insomma il modello. Ad Ancona abbiamo iniziato una piattaforma regionale che mette insieme enti di ricerca, università e aziende che producono innovazione: macchinari per l’Industria 4.0 ma anche innovazioni organizzative. Vogliamo che questa esperienza diventi la base per una piattaforma nazionale anche per andare incontro al bando dei competence centre recentemente pubblicato. In questa attività stiamo cercando di puntare su robotica e digitalizzazione dei processi produttivi, applicandole in particolare alla realtà produttiva delle Marche, focalizzata sul prodotto di qualità, dalla calzatura all’agroalimentare.

In Italia, la battaglia della competitività non si vince sui costi, ma sull’efficienza dei processi, sull’innovazione e sulla possibilità di aggiungere valore e servizi al prodotto.

Come portare innovazione in questi contesti ‘classici’? L’Università Politecnica delle Marche ha avuto una performance molto buona nell’ultimo finanziamento Miur per i cosiddetti dipartimenti di eccellenza, con ben otto dipartimenti premiati sulla base della loro produzione scientifica. Di questi, tre hanno progetti relativi a Industria 4.0 e vorremmo portare questa esperienza a livello nazionale con temi quali manifattura additiva, robotica avanzata e organizzazione digitale. Un campo molto promettente e a cui finora nessuno ha pensato di applicare questi concetti su larga scala è il cantiere edile, una manifattura molto importante che potrebbe sfruttare bene l’innovazione portata da Industria 4.0 prima di tutto per aumentare la sicurezza dei lavoratori, ma anche per rendere più efficiente i processi di costruzione e più tracciabile il costruito.
Riteniamo che Industria 4.0 sia un modo per mantenere all’interno del nostro paese la capacità di fare le cose. È importante che almeno una parte della manifattura resti in Italia, ma per garantirlo non dobbiamo pensare di essere competitivi sui costi, necessariamente più alti, ma sull’efficienza dei processi, l’innovazione e la possibilità di aggiungere valore e servizi al prodotto.

Puntiamo su robotica e digitalizzazione, applicandole alla realtà produttiva del territorio, focalizzata su produzioni di qualità, dalla calzatura all’agroalimentare.

Sulla possibilità di generare dati a partire da qualunque processo produttivo, che poi possano essere utilizzati per migliorare i processi e generare nuova innovazione si aprono scenari molto interessanti anche per i tanti laureati che escono dai nostri corsi. Il mondo sta cambiando e i cambiamenti che stiamo realizzando a mio parere miglioreranno il vivere di tutti i cittadini, purché siano fatti in un’ottica di inclusione, altrimenti non c’è futuro. Inventeremo nuovi mestieri e nuovi modi di produrre in maniera comune con le varie parti che hanno a cuore il benessere della nostra società”.

Infine il Rettore parla del GARR, “in quanto piattaforma avanzata per la ricerca può ricoprire un ruolo fondamentale in questo processo in quanto la capacità che oggi GARR propone agli enti di ricerca dovrà estendersi ai nuovi competence centre e fornire un modello anche per il rinnovato comparto produttivo; inoltre la sua capacità di sviluppare servizi avanzati anche a livello applicativo può portare benefici anche in questo ambito e dovrà ispirare i tanti che dovranno collaborare allo sviluppo di questa nuova era digitale”.

“Lo scopo è la creazione di una vera e propria community innovativa sul tema industria 4.0 – ha concluso la presidente Ercoli della Fondazione Cluster. “L’auspicio è che venga applicato ancora una volta il principio del fare squadra affinché la community lavori in sinergia, scambiando conoscenze e buone pratiche. Un modello che diventi esempio non solo per il territorio locale ma anche nel contesto nazionale ed europeo. Un ringraziamento va alla Regione Marche che attraverso politiche investimento come questa sostiene la crescita economica del territorio e la competitività del Sistema Marche”.

LA FONDAZIONE – La Fondazione Cluster Marche è nata lo scorso aprile su volontà dei Cluster Tecnologici, aggregatori regionali pubblico-privati sulle tematiche promosse dalla Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) regionale: fabbrica intelligente e meccatronica, domotica e salute, agroalimentare e Made in Italy.

La Fondazione ha come scopo il potenziamento delle capacità e delle competenze del sistema dell’innovazione delle Marche, attraverso lo sviluppo di attività di ricerca collaborativa e trasferimento tecnologico. E’ nata con l’obiettivo di consolidare il lavoro svolto dai Cluster fino ad oggi e massimizzare l’impatto sul territorio e per il territorio. Mira a rafforzare il dialogo tra la Regione Marche e il tessuto imprenditoriale, attuando il principio del fare squadra.

Tra gli obiettivi della Fondazione il monitoraggio e l’aggiornamento delle priorità tecnologiche individuate dalla S3 regionale in sinergia con la Regione stessa, la creazione di sinergie e alleanze con altre aggregazioni pubblico-private a livello nazionale ed europeo, la promozione di progettualità strategiche ad elevato impatto regionale e la facilitazione nella partecipazione a programmi di finanziamento sia per i Cluster che per i rispettivi soci.

La governance della Fondazione è affidata alle imprese, che detengono la presidenza e la maggioranza del Consiglio di Amministrazione. Tra i consiglieri anche le quattro Università statali delle Marche, i centri di ricerca e le associazioni di categoria.

La Fondazione Cluster Marche è tra i partner del progetto regionale Piattaforma Collaborativa Industria 4.0 ed è responsabile della disseminazione dei risultati di ricerca attraverso azioni mirate tra cui seminari, convegni, pubblicazioni, brochure e video. I risultati saranno poi valorizzati attraverso azioni di trasferimento tecnologico come ad esempio workshop, open day e incontri one to one.

La prima attività messa in campo dalla Fondazione è stata la creazione del logo. Insieme ad uno studio grafico è stato valutato un nome semplice e neutrale che possa racchiudere future piattaforme collaborative: i-labs.

In particolare la lettera “i” risulta distintiva e declinabile in diverse accezioni tra cui innovazione (innovation), inclusione (inclusion) e industria (industry) che rappresentano tre parole chiave per l’intero progetto. La “i” che dalla lingua inglese si traduce in italiano come “io” è simbolo di una piattaforma a misura della persona, che sa coniugare il progresso e l’innovazione con il saper fare umano e artigianale, tipico della nostra terra. La parola “labs” rimanda al laboratorio, luogo fisico di contaminazione tra il mondo imprenditoriale e il mondo accademico. Il sito web, da oggi attivo è www.i-labs.it

L’obiettivo è la creazione di una vera e propria community innovativa sul tema industria 4.0. L’auspicio è che venga applicato ancora una volta il principio del fare squadra affinché la community lavori in sinergia, scambiando conoscenze e buone pratiche. Un modello che diventi esempio non solo per il territorio locale ma anche nel contesto nazionale ed europeo.

OPPORTUNITA’ PER LE IMPRESE – Si stima che almeno il 25 per cento delle aziende locali potranno avvantaggiarsi attraverso l’adozione di queste tecnologie, in grado di supportare lo sviluppo di prodotti di elevata qualità, personalizzati ma con un costo accessibile.

Punto chiave del programma di investimento, oltre allo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione, come già detto, è la realizzazione di un laboratorio che fungerà come dimostratore prototipale e permetterà alle aziende del partenariato di potenziare le proprie attività di ricerca attraverso l’uso di tecnologie avanzate e la collaborazione attiva con ricercatori, così come di sperimentare le tecnologie innovative da inserire nei propri processi produttivi. Il laboratorio, inoltre, costituirà un centro di specializzazione e di trasferimento delle conoscenze e delle competenze sulle tecnologie sperimentate, in grado di migliorare la capacità di attrazione di investimenti e di talenti. La collaborazione tra università, scuole, ITS e aziende risulta, infatti, un fattore chiave di successo per la creazione di percorsi didattici mirati alla formazione di capitale umano qualificato. Saranno messe a punto soluzioni innovative basate su robot collaborativi di varie taglie e capacità di carico, sistemi per controllo di qualità, sistemi intelligenti di gestione della fabbrica, sistemi flessibili per poter gestire produzioni diverse con tempi di allestimento estremamente brevi, sistemi per la sicurezza dei dati, sistemi per il monitoraggio dell’ambiente e degli operatori in grado di rendere la fabbrica simbiotica con gli operatori stessi e concretizzare il principio dello human-centered manufacturing.

Il laboratorio, con un piano di sviluppo settennale, ha l’ambizione di diventare un punto di riferimento non solo per il territorio regionale ma anche nel panorama nazionale ed europeo, favorendo così lo sviluppo di reti lunghe e collegamenti coordinati e stabili. Il laboratorio fungerà inoltre da volano per la nascita e avvio di start up ad alta intensità di conoscenza e di spin off di ricerca.

Il sito web è www.i-labs.it.

(Giampiero Castellotti)

Nella foto: l’assessora Manuela Bora

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