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Pil, ancora un calo, l’Italia è in recessione tecnica

L’Italia, come anticipato dallo stesso premier Conte, è in recessione tecnica. L’Istat, nelle sue stime preliminiari, certifica che il Pil nel quarto trimestre è sceso dello 0,2 per cento. Si tratta quindi del secondo calo consecutivo dopo quello del terzo trimestre. Si tratta, tra l’altro, del peggiore calo trimestrale negli ultimi cinque anni (analogo dato nel quarto trimestre del 2013), riaccendendo i fantasmi dei periodi più acuti della crisi.

Con questi ultimi due dati negativi, il Pil italiano nel 2018 dovrebbe incassare un aumento dell’1 per cento, quindi in frenata rispetto all’1,6 per cento del 2017. Ma il dato corretto, a causa delle tre giornate lavorative in più nel 2018 rispetto al 2017, porta inesorabilmente la percentuale allo 0,8 per cento. L’Istat renderà noto quello definitivo il primo marzo.

Ora bisognerà vedere le conseguenze di questo fulmine a ciel (quasi) sereno sia sullo spread, sia sulla fiducia degli investitori internazionali e sia soprattutto sul dato del 2019: diventerà davvero difficile centrare l’obiettivo governativo dell’1 per cento di crescita.

Migliora l’occupazione. La notizia ferale del Pil è controbilanciata dalla leggera crescita del numero degli occupati nel mese di dicembre 2018. È sempre l’Istat a certificarlo nel suo aggiornamento mensile. Il numero è salito di 23mila unità (più 0,1 per cento), dato che scaturisce dall’aumento dei lavoratori a termine (più 47mila) e degli autonomi (più 11mila), mentre risultano in calo di dipendenti permanenti (meno 35mila). Su base annua l’incremento degli occupati è stato pari a 202mila unità in più.

In crescita anche il tasso di occupazione: a dicembre ha raggiunto il 58,8 per cento, in aumento di 0,1 punti percentuali. L’Istat spiega che si tratta del livello più alto da prima della crisi, cioè da aprile 2008, quando era pari al 58,9 per cento.

(Gia.Cas.)

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