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La calabrese Francesca Corrado ed il suo “Elogio del fallimento”

Sbagliando, s’impara. Quante volte ce l’hanno ripetuto da bambini? È così che abbiamo mosso i primi passi, che abbiamo iniziato a parlare e ad andare in bicicletta. Eppure da adulti tendiamo a considerare l’errore come un vicolo cieco e a vivere il fallimento con ansia e frustrazione. E se il vero errore fosse pensare alla nostra vita come a un percorso piatto, senza ostacoli? Se riuscissimo ad accettare che gli errori non sono deviazioni, ma parti integranti del nostro percorso? Se cambiassimo punto di vista e vedessimo che quello che ci ha fatto tanto male ieri, oggi ci ha portato su una buona strada?

La calabrese Francesca Corrado ha vissuto in prima persona una serie di cadute che, a suo tempo, ha considerato dei fallimenti. Ma è riuscita a rialzarsi, a rivalutare le sue esperienze e a sfruttare le novità nella sua vita, traendone vantaggi e imparando lezioni importanti. E, con un team d’eccezione fatto di psicologi e neuroscienziati, ha fondato una scuola di fallimento. Con i suoi corsi sta aiutando studenti, lavoratori, manager, ma anche cuori infranti e persone che si sentono schiacciate dal peso di una sconfitta.

E’ nato così il libro “Elogio del fallimento”, che riporta le sue lezioni per insegnarci che occorre accettare l’errore come elemento essenziale per la scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti. In un percorso semplice e pratico, scopriamo come accettare gli sbagli, sdrammatizzarli e usarli a nostro favore. Un metodo dall’impatto immediato, in grado di aiutarci a cambiare mentalità e ad accogliere l’errore.

Il libro si avvale della prefazione di Ivan Mazzoleni e della postfazione di Enzo Baglieri.

Francesca Corrado è economista, ricercatrice e formatrice. È presidente di Play Res, una startup no profit che si occupa di gioco e edutainment, ed è – appunto – ideatrice della prima Scuola di fallimento, il cui obiettivo è divulgare una sana cultura del fallimento e dell’errore, sia in ambito scolastico sia aziendale. Vive a Modena, ma i suoi corsi e le sue passioni la portano spesso in viaggio in tutta Italia. Il suo motto è: “Bisogna volere l’impossibile affinché l’impossibile accada”.

Racconta di sé: “Sono nata a Crotone, una non sempre ridente città della Calabria, dove ho vissuto una infanzia felice fatta di famiglia, amici, mare, sole e pane al pomodoro. Ma anche di studio e sport. La corsa ed, in particolare, la pallavolo è stata la mia più grande passione. Ho giocato per molti anni nella locale squadra Pizzuti fino in serie C ma ho smesso di giocare quando mi sono trasferita a Modena per studiare. Dalla scelta della facoltà (Economia politica presa d’impulso dopo aver letto Marx), alla scelta della città in cui trasferirmi (Modena, la prima nella lista della guida allo studente) passando per il mio dottorato in Storia del pensiero economico, ho sempre seguito l’istinto andando spesso contro corrente, contro il desiderio dei miei genitori e talvolta contro la logica comune. Ma ho sempre avuto la presunzione che in un modo o nell’altro tutto sarebbe andato bene se avessi seguito il mio istinto. Essere un dottore di ricerca è spesso, in questo paese, più un ostacolo che un vantaggio. Nonostante ciò rifarei lo stesso percorso perché la conoscenza è un piacere per la mente e l’anima. Viaggiare per motivi di studio tra Italia, Francia e Stati Uniti mi ha permesso di allargare i miei orizzonti culturali, di conoscere posti meravigliosi e incontrare tantissime persone. Il viaggio, il movimento, il cambiamento sono costanti della mia vita: viaggio per lavoro, per affetto, per piacere. Non riesco a stare ferma insomma”.

Particolarmente formativa per la sua esperienza la triste vicenda della malattia del genitore. “La malattia di mio padre, l’Alzheimer, mi ha aiutato a capire che la nostra identità è fatta di tanti piccoli puzzle in continuo divenire, in cui l’etichetta non conta, conta in ogni istante fare ciò che si ama, condividere il proprio tempo, apprezzarne le sfumature e conservarne gelosamente il ricordo perché il ricordo è parte integrante della nostra identità. E quando smetti di ricordare comprendi il suo immenso valore.

Ho sempre cercato, fallendo, di aspirare alla perfezione. Un esercizio complicato perché ti porta a rivedere costantemente quello che fai tu e che fanno gli altri.

Ad un certo punto della vita comprendi però – continua – che la perfezione non solo non esiste, che tutto è perfettibile, ma che in fondo la perfezione è noiosa e che l’unica cosa che conta è agire e aspirare a fare oggi meglio di ieri. Il fare ti espone però a due rischi: l’errore e la critica altrui. L’importante è vivere entrambi come un’opportunità di crescita e di apprendimento. Ho commesso errori che mi hanno portato a fallire, a rompere, anche dolorosamente, delle relazioni, a rivedere delle collaborazioni. Se è difficile unire i punti della propria vita mentre la si sta percorrendo, spero un giorno di riuscire a guardare indietro e comprendere che tutto ciò che ho fatto e subìto aveva un suo senso. La vita è in fondo un lungo unico percorso ad ostacoli. L’importante è percorrere il percorso nella certezza che nonostante le perdite e le sconfitte, c’è sempre ad aspettarci una nuova conquista, una nuova opportunità, un nuovo inizio”.

(Gia.Cas.)

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