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Novamusa, a Roma di scena il fascino della zampogna

Le muse erano divinità greche che rappresentavano l’ideale supremo dell’arte. Musa tra l’altro è il nome di alcune cornamuse, pertanto questo nome rappresenta l’arte della musica espresso con la “nuova” zampogna. L’ensemble Novamusa unisce in maniera originale il mondo classico e le sonorità etniche. Zampogna, organetto, tamburi a cornice, pianoforte, fagotto, contrabasso e corno rispettivamente suonati da Piero RicciErnest CarracilloAntonello IannottaEmilia AktiamovaPaolo ZampognaMorris Capone e Marco Zampogna, danno vita ad un ensemble che ha come missione far conoscere, attraverso la propria musica, la storia e le tradizioni della terra di appartenenza. Il repertorio, dunque, è tutto dedicato al Molise e la zampogna, strumento tradizionale che un giorno aveva la sola possibilità di suonare in due tonalità, oggi si confronta alla pari con gli strumenti propriamente classici.

Un appuntamento da non perdere, quindi, per gli amanti della buona musica: il concerto di Novamusa a Roma. Dal Molise arriveranno, appunto, Piero Ricci (zampogna), Ernest Carracillo(organetto), Paolo Zampogna (fagotto), Marco Zampogna (corno), Emilia Aktiamova (pianoforte), Morris Capone (contrabbasso), Antonello Iannotta (tamburello).

L’appuntamento è per VENERDI’ 26 GENNAIO 2018, dalle ore 20,30.
Il teatro Arciliuto, sede del concerto, è in piazza di Montevecchio 5 (zona via dei Coronari), Roma.
Il programma prevede:

ore 20,30 – Aperitivo Cena facoltativo, drink euro 10,00
ore 21,30 – Concerto nella sala teatro, ingresso intero euro 15,00 – ridotto NewsLetter euro 12,00

Piero Ricci è uno dei maggoori interpreti mondiali della zampogna. Di recente è stato protagonista, sul canale anglosassone della Bbc, dell’originale incontro tra la zampogna molisana e le cornamuse scozzesi. Tramite l’opera di Duilio Vigliotti, presidente dell’Associazione, che ha avuto da sempre l’obiettivo di promuovere in Italia la conoscenza e lo studio della cornamusa scozzese e di far apprezzare all’estero la zampogna molisana e in virtù della sinergia con il Royal Conservatoire of Scotland, il National Piping Centre di Glasgow, la Edinburgh University Celtic and Scottish Studies Department e il Midwest Highland Arts Found di Kansas City, Piero Ricci, dopo aver calcato i palcoscenici della Royal Concert Hall di Glasgow ed essere salito in cattedra nelle aule dell’Università di Edimburgo e del Royal Conservatoire of Scotland è stato di scena in un concerto a Glasgow, voluto dalla Bbc Scotland.
Il concerto ha rappresentato il primo atto di un’avventura di promozione artistica e culturale concordata con l’emittente pubblica televisiva nell’ambito di una serie televisiva, articolata in più puntate, ognuna delle quali dedicata ad uno degli “strumenti ad otre” (o aerofoni a sacco) presenti in Europa.
Le riprese televisive sulla zampogna sono state effettuate tra IserniaScapoliRocchetta a Volturno e San Gregorio Magno da una troupe costituita da sei elementi e capeggiata da uno dei personaggi di spicco della cultura musicale scozzese, Phil Cunningham, docente universitario, compositore, musicista e protagonista/presentatore della serie televisiva.
La “migliore cornamusa al mondo” Piero Ricci, con una straordinaria inventiva da maestro artigiano, ha costruito personalmente il suo strumento, donando ad esso un impianto armonico unico e straordinario che conta una dozzina di accordi, dieci in più di quello tradizionale. Il risultato: la sua zampogna è stata definita la “migliore cornamusa al mondo”. Scendendo nel dettaglio, la zampogna tradizionale è dotata di 2 chanters con possibilità di modulazione sonora e 1 o 2 bordoni che emettono suono fisso. Pietro Ricci ha modificato il bordone praticando fori digitabili che permettono la variazione di note. Inoltre, ha costruito i due chanters con misure adatte ad ottenere e aggiungere altre note in una logica cromatica, non ottenibili sulla zampogna tradizionale. Volendo rapportare le differenze dei due strumenti ad una tastiera del pianoforte, potremmo affermare che la zampogna tradizionale è dotata dei soli tasti bianchi, mentre la zampogna di Ricci ha introdotto anche i tasti neri, aumentando notevolmente la capacita armonica e melodica.
La zampogna è da sempre legata all’immaginario del mondo agro-pastorale dei secoli passati pastori, transumanza, festività natalizie, ma anche leggende, storie e vicende di una civiltà quasi del tutto scomparsa. Se rappresentazioni in costume e studi etnomusicologi offrono ormai un quadro ampio e particolareggiato di quanto è avvenuto nel passato, il percorso effettuato da Piero Ricci con la formazione Ecletnica Pagus sta offrendo nuove connotazioni alla zampogna in una dimensione finora mai affrontata prima: musica scritta appositamente per lo strumento, un ensemble costruito intorno a un incrocio di sonorità del tutto intrigante, concerti ed esibizioni sui palchi di tutto il mondo.
L’evoluzione tecnica ha permesso al musicista di spingersi oltre, rispetto ai canoni imposti dalla tradizione. “Lo strumento tradizionale non ha a disposizione molte note: con le cinque dita della mano se ne possono suonare solamente sei e quindi la capacità melodica è estremamente limitata. E’ uno strumento armonico che non ha una estensione molto ampia: non a caso viene suonato insieme alla ciaramella come voce solista o con il canto. Il mio intervento – racconta Ricci – è stato quello di modificare lo strumento, ampliando le possibilità armoniche e melodiche. La zampogna tradizionale riesce a fare solo due accordi, tonica e dominante, con lo strumento che ho costruito io, ne riesco ad ottenere una dozzina, poi combinando il suono con quello degli altri strumenti le possibilità si ampliano ulteriormente”.
PIERO RICCI
Tante le occasioni di prestigio per il musicista Piero Ricci, tra queste la partecipazione all’opera Nina del Paesiello su richiesta del maestro Riccardo Muti e quella al Ravenna Festival Internazionale. L’esperienza al Teatro della Scala a Milano, come ci riferisce Piero Ricci, è stata eccezionale soprattutto per il grado di professionalità richiesto e per la sensazione di vivere un’atmosfera di grande coinvolgimento emotivo. Ma alla manifestazione della Scala, voluta dal maestro Muti che nell’opera Nina non aveva mai potuto usare la partitura per zampogna, Piero Ricci è arrivato dopo varie affermazioni quali suonare con l’orchestra dei Solisti aquilani, con l’Orchestra del conservatorio della Regione Molise e dopo una ventennale esperienza pregevole con il Tratturo.
Oltre dieci anni di studio e di lavoro sono stati necessari per modificare lo strumento a sacco e donargli la possibilità di diventare uno strumento versatile, da poter inserire in un contesto orchestrale. Le modifiche del bordone dotato di altri due buchi, la distanza fra i fori con un particolare canneggio interno, la capacità armonica da due a dieci accordi, tanto da rendere la zampogna di Ricci l’unica al mondo ad avere questo numero di accordi, la modifica dell’ancia ed altri studi ed accorgimenti fanno giustamente definire a Piero Ricci lo strumento a sacco “la zampogna infinita” proprio per le insospettate possibilità che se ne possono trarre e per il suo impiego in più situazioni, anche se, come afferma lo zampognista Ricci “non posso allontanarmi dalle mie radici, devo esprimermi nell’ambito della nostra cultura”.
Ricci ha iniziato, infatti, a sei anni a suonare la fisarmonica per volere del padre, quindi, ha continuato studiando flauto al Conservatorio, ma doveva arrivare al zampogna continuando anche una tradizione di famiglia, lo zio di San Polo Matese è stato l’unico zampognaro molisano a ricevere la zampogna d’oro ad Erice mentre il nonno è stato primo clarino al Metropolitan di New York. Il desiderio di suonare la zampogna come un musicista e non da zampognaro ha sicuramente fatto scattare la necessità di nobilitare lo strumento per poterlo usare al pari degli altri strumenti, inaugurando anche in Italia un nuovo filone di rinnovamento dello strumento iniziato da parte di suonatori e musicisti che fa sentire Ricci parte in causa di questo attuale interesse. E così la zampogna di Ricci è riuscita a tracciare un nuovo e significativo tragitto nella storia della musica e degli strumenti.
Si ricorda che il numero dei posti è limitato ed è consigliabile la prenotazione: cell. 333-8568464, tel. 06-6879419 dalle ore 16,00 in poi, mail: info@arciliuto.it.

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