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Sebastiano Di Rienzo racconta una vita da “sarto”

DiRienzoE’ stato uno dei collaboratori di Valentino, nella cui “corte” ha appreso i segreti del mestiere. Ha “vestito” importanti personaggi del mondo della politica, della cultura, dello spettacolo. E’ stato più volte presidente dell’Accademia dei Sartori, la più prestigiosa associazione di categoria, con radici addirittura nella Roma del Seicento. Ha insegnato l’arte sartoriale a più generazioni di giovani. Oggi Sebastiano Di Rienzo è uno dei più noti e stimati “sarti” italiani (ci tiene a questa denominazione rispetto alla più comune di stilista). E venendo incontro alla curiosità di tanti amici ed estimatori, ha dato alle stampe due volumi autobiografici. L’ultimo, in bella veste editoriale, s’intitola “Il cappotto di quarta mano”, sottotitolo “Ricordi di un’infanzia felice”, e racconta i primi anni di vita di “Seby”, così come Di Rienzo viene oggi chiamato nel mondo della moda.

Il volume, arricchito da foto personali, è focalizzato sull’iter formativo di Sebastiano fino al suo arrivo a Roma da Angelo Piccioni e si conclude con il passo più importante della sua vita, cioè con la frequentazione dell’atelier Valentino. Non a caso la narrazione si ferma qui: il racconto degli anni seguenti fa parte del libro precedente “Alla corte di Valentino. L’ultimo imperatore della moda e dello stile”, edito sempre dalla De Luca Editori d’Arte.

Nel nuovo libro è tracciato un viaggio che ha inizio nell’infanzia del futuro “sarto”, cresciuto a Capracotta, nel Molise, dove ha conosciuto i primi importanti apprendimenti del mestiere. Qui infatti operavano diverse botteghe che hanno formato centinaia di sarti poi affermatisi principalmente a Roma, oltre che un po’ in tutto il mondo. Soltanto il laboratorio sartoriale di Giovanni Borrelli ne ha formati tantissimi, tra cui lo stesso Di Rienzo.

Ma il futuro collaboratore di Valentino parla della sua infanzia a 360 gradi definendola “gioiosa”, affidandoo i suoi appunti e i suoi ricordi a Domenico Di Nucci che ha curato la scrittura definitiva del libro.

La ricostruzione di memorie personali e della comunità molisana utilizza episodi vissuti in maniera corale, caratteristica tipica della vita nel periodo dal dopoguerra al boom economico, quando i sogni urbani svuoteranno i tantissimi borghi montani del nostro Paese, compresi quelli molisani.

“Il vissuto raccontato fa leva su toni di divertita ironia e di sottile e autentica gioia di vivere pur nelle limitazioni economiche e nei disagi di una vita in cui si lavorava sempre e si lavorava tutti quindi pure i più piccoli e anche il bambino – scrive la giornalista Maria Stella Rossi nella presentazione del libro.

“Nomi, citazioni, testimonianze, presenze si dipanano anche per il tramite della singolare storia di ‘capotti indossati di quarta mano’, in un periodo in cui non si rifiutava di continuo come nel contemporaneo vivere ma si consumava fin che era possibile per cui i cappotti venivano indossati e poi passati a fratelli, amici, vicini di casa e quindi rigirati e trasformati in giacche, quando il tempo e l’uso li avevano sdruciti e scolorati – continua la Rossi. “Sebastiano colpito e affascinato sin da piccolo dai colori, dalla bellezza e dalla luce dei paesaggi dei dintorni di Capracotta e dai dettagli degli abiti era destinato poi a creare e cucire cappotti eleganti e di alta fattura per persone note del mondo della politica, dello spettacolo e della società internazionale”.

Il libro sarà presentato nella Chiesa Madre di Capracotta sabato 15 luglio 2017 alle ore 18.15 con la partecipazione, oltre che degli autori, del sindaco di Capracotta, Candido Paglione, e del parroco Elio Venditti.

(Giampiero Castellotti)

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