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Toscana e Piemonte al top per enoturismo

Toscana, Piemonte, Veneto e Sicilia, ovvero le regioni più grandi per estensione e per volume turistico, sono anche quelle più ambite dai visitatori del Vinitaly interessati all’enoturismo. È il dato rilevato da una ricerca condotta da Vinitaly e presentata a Verona nel corso dell’inaugurazione della fiera internazionale del vino che ogni anno richiama circa 150 mila visitatori professionali e oltre 4 mila espositori nei 100 mila metri quadri riservati ai padiglioni.

A seguire, in classifica, Friuli-Venezia Giulia e Puglia.

Sono 23 i consumatori su cento che nel 2018 hanno fatto una vacanza in chiave enoturistica.

Colpisce, in particolare, il dato friulano, regione presente al Vinitaly con 110 cantine, cui si affiancano altri 70 produttori con stand propri. Sono oltre 13mila le bottiglie stappate nei quattro giorni e 13 i sommelier dell’associazione regionale che accompagnano le degustazioni nell’enoteca regionale.Il vino è cultura, un elemento di unicità che rende competitiva la Regione a livello internazionale, come dimostra il dato dell’export che rappresenta per il Friuli Venezia Giulia circa il 60% del mercato regionale; a livello nazionale il comparto vinicolo vale 14 miliardi di euro al consumo e 6,2 miliardi per esportazioni, con un delta invariato negli anni rispetto all’export della Francia (9,3 miliardi). L’Italia cresce all’estero soprattutto con gli spumanti (+15%) tra cui il Prosecco si attesta in vetta alla classifica delle bollicine.

Dopo il concorso mondiale di Sauvignon, il Friuli-Venezia Giulia si appresta a ospitare nel 2020 il congresso mondiale di enoturismo Iwinetc.

“Lo stand – è stato detto durante l’inaugurazione – esprime il meglio della capacità produttiva del Friuli-Venezia Giulia, non solo nel campo vitivinicolo ma anche culturale. Un connubio che trova espressione nella collaborazione con la Scuola mosaicisti di Spilimbergo, a cui va il merito di aver arricchito lo stand regionale con i mosaici che riproducono il fiocco di Aquileia, la rappresentazione musiva dell’intreccio dei rami di vite. Per il direttore della scuola, Stefano Lovison, “un simbolo del legame tra cultura, vino, mondo del lavoro e dell’economia”.

Sempre sul fronte Vinitaly va registrata l’assonanza delle Regioni italiane sulle proposte per la nuova Politica agricola comunitaria 2021-27. La Conferenza degli assessori alle politiche agricole delle 19 regioni e delle due province autonome ha infatti condiviso a pieni voti un documento di proposte, che sarà consegnato nei prossimi giorni al ministro Marco Centinaio, contenente la richieste-chiave degli assessorati all’agricoltura dei diversi territori. Al primo posto c’è l’istanza comune di una governance ‘multilivello’: “Le Regioni rivendicano un ruolo attivo nell’impostazione degli obiettivi, delle regole e degli strumenti della nuova Pac – sottolinea l’assessore veneto all’agricoltura che, al Vinitaly ha fatto gli onori di casa ai colleghi delle Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e anticipato il documento di sintesi al sottosegretario Franco Manzato.

“Ci sono peculiarità molto diverse dal Trentino alla Sicilia – riassume l’assessore veneto – e il prossimo ciclo di programmazione comunitaria degli aiuti per l’agricoltura dovrà tener conto delle diverse vocazioni e caratteristiche e delle performances di investimento di cui hanno dato prova i diversi territori. In Veneto, dove abbiamo già impegnato oltre l’80 per cento dei 1169 milioni del ciclo di programmazione 2014-2020, abbiamo le idee chiare su dove e come investire: chiediamo di migliorare i rapporti di filiera, gli strumenti di gestione del rischio, di sostenere le pratiche innovative e l’agricoltura di precisione, di aiutare i giovani a rimanere nei campi e di sostenere l’agricoltura nelle terre in quota”.

Quanto alla viticoltura, primato dell’agricoltura veneta e fiore all’occhiello del ‘made in Italy’, l’assessore veneto ha costruito un’ampia convergenza tra Regioni per chiedere il riconoscimento, nei prossimi regolamenti che normano gli oltre 400 vini italiani a denominazione d’origine, della possibilità di utilizzare negli uvaggi quote percentuali provenienti da vitigni ibridi resistenti. “Il futuro della viticoltura sta nella competitività aziendale e nella sostenibilità ambientale – afferma l’assessore – Credo quindi che sia interesse di tutti, e non solo dei viticoltori, coniugare ottime rese con il rispetto dell’ambiente e della salute, abbattendo il più possibile il ricorso a fitofarmaci di origine chimica. Le sperimentazioni in atto nella diverse regioni, sotto la guida qualificata di ricercatori ed enotecnici, stanno offrendo risultati interessanti in termini di resistenza ai parassiti e alle patologie della vite, nonché di adattamento ai cambiamenti climatici. Ora il prossimo step dovrà essere quello di allineare il sistema delle regole per le DO alle innovazioni economiche e ambientali in atto nel mondo della viticoltura”.

Tra le regioni presidenti a Verona, le Marche partecipano con uno stand istituzionale di 2.500 mq che ospita 71 aziende, alle quali si aggiungono altre 69 presenti in maniera autonoma. L’enoteca allestita al suo interno (Terrazza Marche) propone 255 etichette. A Verona la Regione festeggia il 50° anniversario della Doc Bianchello del Metauro, con una serie di iniziative subito avviate, tra assaggi (firmati dallo chef stellato Errico Recanati del ristornate Andreina), degustazioni e incontri tematici. La Doc è nata il 2 aprile di 50 anni fa, prima denominazione di origine della provincia di Pesaro e Urbino, e la quinta nelle Marche, dopo Rosso Conero, Rosso Piceno, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica. La produzione media è di 13 mila ettolitri all’anno, di cui 10 mila certificati, corrispondenti a 1 milione e 200 bottiglie prodotte. Nomisma (società di consulenza) ha presentato un’indagine sul mercato e sulla promozione vitivinicola marchigiana.

La vicepresidente della Regione, assessore all’Agricoltura, ha partecipato ai vari incontri che si sono svolti nello stand regionale. Ha evidenziato come le Marche confermino la propria connotazione economica di regione vitivinicola, con un trend di crescita dell’export, tra il 2011 e il 2018, del 23,9%. Secondo i dati Istat, le esportazioni sono passate da un valore di 46 a 57 milioni di euro, con una variazione del 9,5% – tra il 2018 sul 2017 – che triplica la media nazionale. Le Marche del vino esprimono, oggi, un fatturato di quasi 150 milioni di euro. Contano oltre 14.200 aziende, con una superficie media di 1,23 ettari e oltre 17 mila ettari complessivi di vigneto a livello regionale, dei quali quasi la metà nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. La produzione 2018 ha registrato quasi 52 milioni di bottiglie di etichette a denominazione d’origine. Le Marche ne dispongono di 20: 5 Docg (controllate e garantite) e 15 Doc (controllate), insieme a una Igt (indicazione geografica tipica). Tutte evocano i territori di provenienza, puntando sui vitigni autoctoni.

Le Marche vantano il Verdicchio dei Castelli di Jesi (112 mila ettolitri, equivalenti a 15 milioni di bottiglie) tra le prime 20 Doc nazionali. I vini marchigiani continuano a segnalare performance particolarmente positive in Usa, Canada, Cina, Giappone e Russia. Nell’area Ue, il Nord Europa: Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Inghilterra. In quella extra Ue: Svizzera e Norvegia. Sono in crescita nel Centro-Sud America e Asia Orientale. L’evoluzione del settore può contare sulle risorse europee e nazionali: quelle del Programma di sviluppo rurale (Psr) hanno destinato alla promozione nel mercato comunitario 6,7 milioni tra il 2016 e il 2019, oltre ai fondi dedicati al miglioramento della competitività aziendale e all’adesione ai regimi di qualità. Il Programma nazionale di sostegno assegna, invece, mediamente, altri 7,4 milioni per ammodernare il comparto.

La Puglia, da parte sua, sta ricordando al Vinitaly (padiglione 11) di possedere la più alta superficie vitivinicola, pari a circa 85 mila ettari, sopra la media nazionale, di cui oltre 16 mila coltivati a biologico e una produzione che fa concorrenza a regioni da sempre considerate leader come il Veneto nel settore vitivinicolo. Il 2018 è stata un’ottima annata per quantità: è stato stimata una produzione del +20% di ettolitri di vino rispetto al 2017 contribuendo a circa il al 19% della produzione nazionale (dati Assoenologi Puglia e Industry Book Unicredit 2019).  La Puglia è anche tra le regioni italiane che investono maggiormente nella ristrutturazione e riconversione dei vigneti vitivinicola finalizzati al miglioramento della qualità e della competitività del comparto.

(Gia. Cas.)

 

 

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