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Alaska: stop alla pesca del granchio nel mare di Bering

Si chiude ancora prima di iniziare la stagione delle grancevole, il grosso granchio che fino a poco tempo fa popolava il freddo mare dell’Alaska. È quanto deciso dal Dipartimento per la pesca e la selvaggina dell’Alaska che ha annullato la pesca del granchio dopo un catastrofico crollo della popolazione dei crostacei. La notizia è uscita sui principali quotidiani americani (New York Times) e sul network NBC, a dimostrazione dell’importanza delle ricadute economiche del fatto. Lo stop del Dipartimento rappresenta un duplice disastro sia per l’economia dell’Alaska e sia per i pescatori, la cui sussistenza dipende dalla pesca di questo crostaceo.

La pesca del granchio in Alaska risale al 1930, ma è diventata un vero e proprio business solo negli anni ’50, con lo sviluppo della pesca del granchio reale nel mare di Bering. Dopo molte stagioni di pesca proficua, ora la maggior parte degli stock registrano un drastico calo. Molte le spiegazioni fornite per spiegare la diminuzione del numero delle grancevole: raccolto eccessivo, catture non intenzionali durante altre attività di pesca e condizioni climatiche avverse.

Nonostante una serie di restrizioni e regolamenti attuati negli ultimi due decenni, la popolazione di questi crostacei continua comunque a diminuire. Da qui la necessità per le agenzie federali e statali di adottare una serie di misure precauzionali per conservare questi stock.

Al momento gli scienziati stanno ancora valutando cosa sia realmente successo. La principale teoria è che la temperatura dell’acqua sia aumentata nel momento in cui un numero enorme di giovani granchi era raggruppato insieme. In estate, molti piccoli granchi delle nevi trovano il loro habitat in una fredda pozza che si forma sul fondale marino di Bering. Negli ultimi anni, acque sempre più calde e quindi meno ghiacciate, hanno ridotto la superficie e la quantità di queste pozze fredde, concentrando i granchi in spazi ristretti.

Gli ecosistemi dell’Alaska si stanno riscaldando più velocemente di altre regioni a causa della loro vicinanza al Polo Nord e sono stati interessati da ondate di calore marino. Un aumento record delle temperature è stato registrato nelle acque del Mare di Bering, che ha raggiunto il suo picco nel 2019.

Secondo la biologa Miranda Westphal: “Le acque più calde hanno probabilmente contribuito a creare delle condizioni che hanno portato alla fame i giovani granchi e al declino dello stock”.

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