sabato , Settembre 26 2020
Home / Comunicazione / Oltre frontiera / Donne al potere: migliori risultati nella lotta al Covid-19

Donne al potere: migliori risultati nella lotta al Covid-19

Fonte: 20-FIRST per Forbes

Germania, Taiwan, Nuova Zelanda, Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, sono i sette Stati con la migliore risposta al coronavirus. Oltre ad un’attenta ed efficace gestione dell’emergenza sanitaria, hanno in comune anche un altro elemento che probabilmente ha influito positivamente sull’andamento dei contagi e dei pochi decessi. I loro leader politici sono donne. Questa arguta riflessione arriva da Avivah Wittenberg-Cox, esperta canadese di leadership e gender balance (trad: equilibrio di genere) che in un suo recente contributo apparso su Forbes, ha sottolineato “come questa pandemia sta rivelando che le donne hanno quello che serve quando la situazione diventa difficile. Molti diranno che si tratta di piccoli Paesi, isole o altre eccezioni. Ma la Germania è grande ed all’avanguardia e il Regno Unito è un’isola con risultati molto diversi. Questi leader ci stanno regalando un attraente modo alternativo di esercitare il potere”. 

Stato Leader Numero di decessi
Danimarca Mette Frederiksen 260
Islanda Katrín Jakobsdóttir 8
Finlandia Sanna Marin 49
Germania Angela Merkel 2,6
Nuova Zelanda Jacinda Arden 4
Norvegia Erna Solberg 98
Taiwan Tsai Ing-wen 6

Dati: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie al 12 aprile 2020

Poi passa in rassegna ognuna delle sette leader evidenziando le caratteristiche vincenti utilizzate nella conduzione dell’emergenza Covid-19.

Germania: verità

Angela Merkel, cancelliera tedesca, è intervenuta subito nella lotta al coronavirus e ha detto con calma ai suoi connazionali che si trattava di un grave insetto che avrebbe infettato fino al 70% della popolazione. “È serio – ha detto – prendilo sul serio”. Lo fece, così fece anche il popolo tedesco. I test sono iniziati fin dall’inizio. La Germania ha proprio bypassato le fasi di negazione, rabbia e falsità che abbiamo visto altrove. I numeri del Paese sono molto al di sotto dei suoi vicini europei e ci sono segni che potrebbe essere in grado di iniziare ad allentare le restrizioni relativamente presto.

Taiwan e Nuova Zelanda: risolutezza e capacità decisionale

Tra le prime e più veloci risposte vi è stata quella Tsai Ing-wen di Taiwan. A gennaio, al primo segnale di una nuova malattia, ha introdotto 124 misure per bloccare la diffusione senza dover ricorrere ai blocchi che sono diventati comuni altrove. Ora sta inviando dieci milioni di maschere negli Stati Uniti ed in Europa. Tsai Ing-wen ha gestito quelle che la CNN ha definito “tra le migliori risposte al mondo”, tenendo sotto controllo l’epidemia, riportando per il momento solo sei morti.

Jacinda Ardern in Nuova Zelanda è stata veloce nell’ordinare il lockdown e molto chiara nel comunicare la necessità di imporre il massimo livello di allerta per il Paese, spiegandone le motivazioni. Ha imposto l’auto-isolamento alle persone che entrano in Nuova Zelanda in modo sorprendentemente precoce, quando c’erano solo sei casi in tutto il paese, e ha vietato agli stranieri di entrare subito dopo. Chiarezza e risolutezza stanno salvando la Nuova Zelanda dalla tempesta. A metà aprile si registrano solo quattro decessi, e come in altri Paesi si parla di abolire le restrizioni. La Ardern ha disposto inoltre la messa in quarantena per 14 giorni in luoghi designati per tutti i neozelandesi che fanno ritorno nello Stato.

Islanda e Finlandia: tecnologia

L’Islanda, sotto la guida del primo ministro Katrín Jakobsdóttir, offre test di coronavirus gratuiti a tutti i suoi cittadini e diventerà un caso di studio chiave sui tassi di diffusione e mortalità reali di Covid-19. La maggior parte degli Stati ha test limitati solo per le persone con sintomi attivi. In proporzione alla sua popolazione, il Paese ha già esaminato cinque volte più persone della Corea del Sud e ha istituito un sistema di tracciamento accurato che permesso di evitare il lockdown e la chiusura delle scuole.

Sanna Marin divenne la più giovane capo di stato del mondo quando fu eletta lo scorso dicembre in Finlandia. Sta utilizzando gli influencer dei social media come agenti chiave nella lotta alla crisi del coronavirus. Partendo dalla semplice constatazione che non tutti leggono la stampa, il governo sta invitando gli influencer di qualsiasi età a diffondere informazioni basate sui fatti sulla gestione della pandemia.

Norvegia: amore

Il primo ministro norvegese, Erna Solberg, ha avuto l’idea innovativa di usare la televisione per parlare direttamente con i bambini del suo paese. La premier ha tenuto una conferenza stampa dedicata esclusivamente ai bimbi rispondendo alle loro domande e prendendosi del tempo per spiegare perché era normale sentirsi spaventati.

“Quante altre innovazioni semplici e umanizzanti scatenerebbero una maggiore leadership femminile? – si chiede Avivah Wittenberg-Cox – In generale, l’empatia e la cura che hanno comunicato tutte queste leader femminili sembrano provenire da un universo alternativo rispetto a quello a cui ci siamo abituati. È come se le loro braccia uscissero dai video per tenerti stretto in un abbraccio sentito e amorevole.

Ci sono anni di ricerche che suggeriscono timidamente che gli stili di leadership femminili potrebbero essere diversi e utili. Invece, troppe organizzazioni e società politiche stanno ancora lavorando per convincere le donne a comportarsi più come uomini se vogliono guidare o avere successo. Eppure questi sette casi offrono tratti di leadership che gli uomini potrebbero voler imparare dalle donne. È tempo di riconoscerlo e di eleggerne di più”.

Check Also

calcio femminile

Arabia Saudita: al via il primo campionato di calcio femminile

Al via il primo campionato femminile in Arabia Saudita. Dopo lo stop dovuto all’emergenza Covid19, …