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L’euro ha un costo

Tra grandi festeggiamenti il primo gennaio la Croazia è entrata nell’area Schengen e nell’Eurozona, adottando così la moneta unica. Ma non è tutto oro quel luccica. A distanza di soli dieci giorni, infatti, il Paese dell’ex Jugoslavia ha registrato un’impennata dei prezzi, con rincari tra il 5 e il 20 per cento, fino ad arrivare al 30 per cento per pane e burro.

Il primo ministro Andrej Plenković ha accusato “una parte dei commercianti e imprenditori di approfittare della transizione dalle kune croate all’euro” alzando i costi e ha annunciato un intervento dello Stato se entro venerdì la situazione non si normalizzerà.

Introdotto il 1° gennaio 1999, inizialmente l’euro veniva utilizzato per fini contabili. Con l’inizio del 2002 è entrato in circolazione il contante e l’euro ha sostituito le varie monete nazionali. Senz’altro l’introduzione della moneta unica ha rappresentato una grande conquista per i Paesi dell’Unione. Ha facilitato gli scambi commerciali all’interno dell’Unione europea e con l’estero, ha favorito la stabilità e la crescita economica, ponendo un limite alla volatilità dei prezzi, ha conferito all’Unione maggiore influenza sull’economia globale. Insieme all’area Schengen ha favorito la mobilità all’interno dell’Unione europea. Allo stesso tempo, però, l’adozione della moneta unica ha un prezzo.

Per quante precauzioni vengano prese, il passaggio all’euro spesso ha determinato un rialzo ingiustificato dei prezzi, ad esempio come successo in Italia nel 2002, quando i prezzi sono praticamente raddoppiati in pochi mesi. Spesso svalutata dal governo come strategia politica, la realtà è che ancora oggi sono tanti i nostalgici della lira. Quante volte abbiamo detto o sentito dire “quando c’era la lira si stava meglio”. E a dirlo non sono solo politici ma anche nonni o genitori che quei tempi li hanno vissuti. C’è poi chi quei tempi se li ricorda ancora bene. Quando i prezzi erano più accessibili e gli stipendi avevano un maggiore valore.

Indubbiamente l’euro è stato una conquista, ma il prezzo da pagare è alto e la Croazia ora, esattamente come l’Italia più di 20 anni fa, deve farci i conti.

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