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Salgado: pericolo genocidio in Amazzonia. Appello alla comunità internazionale

In Brasile è a rischio la sopravvivenza delle comunità indigene. Per affrontare un problema immenso come quello dell’attuale pandemia da Covid-19, è necessario avere un comportamento coerente a livello nazionale, bisogna agire uniti”.

Queste le parole di Sebastião Salgado in un’intervista esclusiva rilasciata al giornalista Alan Friedman per RaiNews24, dove fra l’altro, muove una dura critica all’operato dell’attuale presidente Jair Bolsonaro, il “Trump brasiliano”. 

Il grande fotografo brasiliano ha spiegato che “Il grosso problema in Brasile è che c’è una spaccatura interna al potere. Abbiamo un presidente che non adotta comportamenti etici, non chiede informazioni, si suppone sia in quarantena ma non rispetta il distanziamento sociale, organizza raduni politici ed incita la gente a violare la quarantena.

Dall’altro lato abbiamo invece i governatori degli stati brasiliani che sono molto responsabili, così come i sindaci delle grandi città. Il Brasile non è una nazione ricca ed il suo sistema sanitario ha molto limiti, non ci sono molti ospedali come in Europa.

I dati che abbiamo a disposizione non arrivano direttamente dal governo centrale bensì dagli ospedali ma ci sono molte aree prive di strutture sanitarie, come le favelas, aree più o meno chiuse ad alta densità abitativa dove il numero dei morti è enorme. Un gruppo di scienziati brasiliani è convinto che i decessi siano nove o dieci volte di più rispetto a quelli di cui abbiamo notizia.

Il comportamento di Bolsonaro verso le comunità indigene, verso l’ecologia, verso la cultura e la sanità è sempre lo stesso. Cerca di destabilizzare l’ordine esistente per creare qualcosa di totalmente differente di cui però non ha mai parlato con chiarezza.

Gli scienziati calcolano che quando il Brasile fu scoperto circa 500 anni fa, c’erano tra i quattro e cinque milioni di indigeni ad abitare l’ecosistema amazzonico. Oggi ce ne sono appena 300 mila. Tutti questi indios sono stati uccisi dal contatto con la civiltà occidentale. Non avevano anticorpi a difesa dalle malattie portate dall’uomo bianco.

Ora in Amazzonia Bolsonaro ha rimosso tutti i filtri che proteggevano gli ingressi al territorio indigeno; ha smantellato ed indebolito il sistema di protezione per le comunità indigene che è definito dalla costituzione brasiliana. L’anno scorso il suo governo ha tagliato i fondi all’IBAMA, l’Istituto brasiliano dell’Ambiente e delle risorse naturali rinnovabili, un’agenzia a tutela del territorio indigeno e contro la deforestazione selvaggia della foresta pluviale. Con l’avvento del coronavirus l’IBAMA in pratica non funziona più”.

Durante l’intervista Salgado ha lanciato un importante appello umanitario a tutela degli indios che vivono da secoli nella foresta brasiliana: “L’Amazzonia è invasa dai cercatori d’oro, dai minatori, dai tagliaboschi. Il grande pericolo che abbiamo di fronte è che questa gente diffonda il coronavirus nelle comunità indigene e la conseguenza sarebbe un totale genocidio. L’intero Pianeta deve unirsi per esercitare una pressione popolare ed ufficiale sul governo brasiliano. Abbiamo bisogno che la collettività mondiale chieda che il governo brasiliano si muova per proteggere l’Amazzonia da questa orda di invasori.

Tutti devono sentirsi responsabili della sopravvivenza delle tribù indigene amazzoniche. Nel cuore della foresta brasiliana vivono un centinaio di gruppi etnici che non sono ancora mai entrati in contatto con la civiltà occidentale. Rappresentano l’inizio del genere umano, la preistoria della nostra umanità. Dobbiamo proteggerli.

Se il coronavirus dovesse raggiungerli potremmo perdere un grande patrimonio dell’intera umanità. Stiamo preparando una petizione da inviare al governo brasiliano a salvaguardia dei diritti umani delle comunità indigene”.

A conclusione dell’intervista, Alan Friedmanha chiesto al famoso fotoreporter quale potrebbe essere l’eredità mondiale che la pandemia lascerà al mondo, come lo cambierà. E Salgado ha risposto che “quello che sta succedendo con il coronavirus è terribile, ma in un certo senso è importante perché ci ha portato a distinguere cosa è davvero essenziale. La produzione agroalimentare c’è ed i trasporti funzionano ancora. La base della società è solida. Dobbiamo indurre la società a produrre l’essenziale e noi a consumare l’essenziale. Ci sono valori importanti nella nostra società e spero che l’uomo dopo questa pandemia capisca quanto sia significativo proteggere il pianeta, l’ambiente, la foresta amazzonica e le comunità indigene”.

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