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Città fantasma: l’Italia che sparisce

Civita di Bagnoregio (VT)

Pian piano l’Italia cerca di riavvicinarsi alla normalità pre-pandemia. Le strade e le città lentamente si ripopolano, dappertutto si sentono rumori di macchine e voci di persone. Ma ci sono paesi destinati a rimanere vuoti, in silenzio perenne. Dove un tempo riecheggiavano voci, ora solo quiete e paesaggi desolati, case deserte, abbandonate da troppo tempo. Sono quelle che chiamano ghost town, le città fantasma. Sono soprattutto piccoli comuni, per lo più montani, dal nord al sud dello stivale, che a poco a poco hanno visto assottigliare il numero dei loro residenti. Giovani ma non solo.

Secondo una stima dell’Anci, l’Italia conta 5.500 piccoli comuni, realtà con meno di 5.000 abitanti, che rappresentano il 69 per cento dei quasi 8.000 comuni italiani. Solo il 17 per cento della popolazione risiede però in questi piccoli centri abitati. Negli ultimi anni i piccoli comuni hanno continuato a veder decrescere il totale dei suoi abitanti (-3 per cento dal 2012 al 2017) a causa dell’esodo verso le grandi città, attraenti alternative urbane.

L’Istat ha calcolato che i borghi abbandonati sono circa un migliaio. Quasi sempre sono paesaggi suggestivi ed affascinanti, resi ancora più misteriosi dalla vegetazione che avanza inesorabilmente e s’impadronisce delle mura delle case, delle chiese e poi dei loro interni, vuoti ormai da tempo. Queste piccole città fantasma, ferme nel tempo, si sono trasformate in un richiamo seducente per gli amanti dell’avventura e per famosi registi che le hanno scelte come location dei loro film.

Ne è un esempio Monterano, in provincia di Roma, che è stato set cinematografico di quasi cento film a partire dagli anni Cinquanta. Ricordiamo “Guardie e ladri” di Monicelli e Steno, “Ben-Hur”, “Brancaleone alle Crociate”, “Il Marchese del Grillo” e molti altri ancora fino ad arrivare ai giorni nostri con “Luna nera”. Ma anche Rocca Calascio, in Abruzzo con “Amici miei – Atto II”, “Ladyhawke”, “Il nome della rosa” e “Il viaggio della sposa”. Sono soltanto esempi, per non dimenticare bellezze solo nostre, tristemente abbandonate.

Lonely Planet, nota casa editrice australiana specializzata nella pubblicazione di guide turistiche, nei suoi “consigli di viaggio” propone un’esplorazione immaginifica delle ghost town italiane iniziando dal borgo di Curon Venosta in Trentino Alto Adige, passando poi ad Antrona in Piemonte, Bussana Vecchia in Liguria, Cerreto di Saludecio scendendo verso l’Emilia Romagna. La panoramica continua con Cossinino da Piedi nelle Marche, Civita di Bagnoregio, “la città che muore” nel Lazio, Apice Vecchia in Campania ed ancora Rione dei Fossi in Puglia, Craco in Basilicata, Pentadattilo in Calabria, terminando infine con Gairo Vecchia in Sardegna.

Per contrastare il costante declino demografico dei piccoli comuni, valorizzare il loro patrimonio architettonico, paesaggistico e storico e recuperare immobili e terre coltivabili, sono stati messi in atto dai sindaci dei piccoli comuni una serie di interventi, così come delineati dalla legge n.158 del 6 ottobre 2017 “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesi comuni”.

Come spiegano dall’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, “il contrasto allo spopolamento in molti comuni ha significato l’attivazione di servizi fondamentali per i cittadini come le scuole, le farmacie e il presidio medico grazie all’accoglienza attraverso il sistema della rete Sprar-Siproimi” come per il comune di Sant’Alessio in Aspromonte.

Altri provvedimenti utili al controesodo vedono puntare l’attenzione sulle risorse naturali.  “E’ il caso del comune di Valdieri che ha realizzato un progetto europeo sul tema della tutela ambientale e dell’acqua in stretto raccordo con un comune francese”, dicono sempre dall’Anci, o quello attuato da Giovanni Cannata, presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che sta operando una svolta verde “per arginare lo spopolamento nei territori montani per tramutarli, con l’intesa e l’attenzione delle popolazioni e l’intelligenza di comuni e amministratori locali, in laboratori dello sviluppo sostenibile, che puntino alla conservazione della natura e al sostegno dello sviluppo economico e della società”.

Recuperare, valorizzare, rispettare, per non dimenticare e far scomparire ruralità e paesaggi unici della nostra Italia.

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