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Coronavirus: l’Italia e le sue contraddizioni

Continua a crescere il contagio da Coronavirus o Covid-19 tra la popolazione italiana, con epicentro nelle regioni del Nord. Un fatto questo che ha fatto balzare l’Italia al terzo posto tra i Paesi più colpiti dal virus, dopo Cina e Corea del Sud, e il primato in Europa.

Ad oggi con i nuovi casi riscontrati a Palermo e Firenze ci si domanda come mai proprio il nostro Paese, che all’inizio della diffusione del coronavirus ha ostentato sicurezza nei propri strumenti di prevenzione, sia stato poi quello con il numero più elevato di contagi.

Secondo un articolo molto interessante di “La Repubblica” sono tre i motivi che possono spiegare le ragioni di questo triste primato.

Partiamo da quello che molti esperti continuano a ripetere da giorni: in Italia sono stati fatti più controlli. Secondo i dati, infatti, in Francia sono stati eseguiti a oggi 300 test per cercare il coronavirus e le sue tracce sul nostro sistema immunitario, in Italia oltre 3000. Altra ragione è che molti contagi si sono registrati in ospedale dove la trasmissione avviene più rapidamente.

Da ultimo: “Come ha denunciato- spiega Repubblica – nei giorni scorsi Walter Ricciardi, esperto indiscusso e nominato ieri dal ministro Roberto Speranza consigliere per le relazioni dell’Italia con gli organismi sanitari internazionali: paghiamo oggi il fatto di aver chiuso le rotte con la Cina senza impedire che i passeggeri facessero scalo da qualche parte in Europa e poi venissero qui; Francia, Germania e Regno Unito hanno invece seguito le indicazioni dell’Oms, non hanno bloccato i voli così hanno potuto tracciare e mettere in quarantena i soggetti a rischio”.

Ritornando al primo punto per quanto possa sembrare positivo il fatto di avere molti controlli, questo è anche il sintomo di un mancato coordinamento centrale, sintomo di un cortocircuito nel quale sembriamo esserci avvitati e che ha un’origine molto precisa: secondo Repubblica sia regioni sia le Asl procedono in ordine sparso facendo ognuna quello che ritiene più opportuno: “Questo è un guaio perché testare tutti “a casaccio”, come ci ha detto un superesperto che non vuole essere citato, significa trovare tanti falsi positivi; significa intasare le strutture sanitarie seminando il panico e distraendo dall’unica cosa utile da fare in questo momento: tracciare i sospetti e limitarne i movimenti per evitare che vadano in giro ad infettare altri.

Per quanto riguarda il problema dei voli bloccati dalla Cina, questo non ha permesso di sapere realmente quali passeggeri arrivassero per vie traverse. “I contatti commerciali sono infiniti, – spiegano da Repubblica – i colletti bianchi che dalla Lombardia e dal Veneto vanno e vengono da Pechino, Shanghai, e anche Wuhan centinaia. E oggi è difficilissimo rintracciare i movimenti delle persone contagiate alla ricerca del cosiddetto paziente zero. La componente Cina, concordano gli esperti, non ha più impatto: i contagi sono avvenuti in Italia, per secondo, terzo o anche quarto contatto”. Questo ha fatto si che molte persone si siano contagiate ammalate e guarite, spargendo inconsapevolmente il virus. A complicare il tuto anche la concomitanza con l’influenza stagionale che ha confuso i sintomi.

Il tutto ha portato alla situazione che oggi conosciamo, con i focolai delle regioni del nord e il panico generale della popolazione. Scene post-apocalittiche di supermercati presi d’assolto si susseguono ai telegiornali, come se domani si bloccasse ogni produzione alimentare, i cittadini  vivono in un limbo che non lascia intravedere, rapide vie d’uscita. Anche perché il governo e le istituzioni agiscono ma agiscono in ritardo. Come per i blocchi alle vie d’acceso di Codogno arrivati un giorno dopo l’ufficialità della quarantena.

Adesso si segnalano due casi furori dalla zona rossa del nord italai. Il primo caso al Sud: si tratta di una turista di Bergamo che era in vacanza a Palermo con una comitiva da prima dell’inizio dell’emergenza in Lombardia. Ma due persone positive sono state trovate anche in Toscana: un informatico pistoiese di 49 anni rientrato da Codogno e un imprenditore fiorentino di 63 anni. Intanto il numero totale delle persone contagiate è salito a 283 (più 7 morti e un guarito): in Lombardia i casi positivi sono 212, di cui 101 nella provincia di Lodi che si conferma il principale focolaio. In Veneto ci sono 38 casi, in Emilia Romagna 23, in Piemonte 3, nel Lazio 3, in Toscana 2, in Alto Adige e in Sicilia uno. Sono 54 persone contagiate in più rispetto a lunedì.

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