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Cosmano Lombardo: quando il digital crea impresa

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Quando si pensa al tessuto imprenditoriale della Calabria, la mente si lega immediatamente a quei settori produttivi come l’agricoltura o il turismo che rappresentano per l’immaginario collettivo, l’ossatura portante di una terra tra le più ricche di tutta la penisola per storia e meraviglie naturali.

Scavando più a fondo, però, esiste un fermento culturale, in modo particolare tra le nuove generazioni, che trova nell’innovazione e nelle nuove tecnologie una fucina di interessanti prospettive. È l’esempio di Cosmano Lombardo, giovane imprenditore calabrese, da oltre dieci anni impegnato al fianco di aziende sparse su tutto il territorio nazionale, dove mette a disposizione la sua esperienza nel campo del digitale e della formazione.

Quello di Lombardo è un percorso che inizia da lontano, quando insieme all’amico d’infanzia Giorgio Taverniti, oggi uno dei più importanti esperti di Seo del panorama digitale italiano, proprio da un piccolo paesino ha mosso i primi passi, per dare concretezza alla passione verso tutto ciò che è innovazione.

Acquisito il percorso formativo, i due hanno intrapreso le prime esperienze lavorative: se da una parte Giorgio Taverniti ha cominciato a farsi le ossa sul web dando vita ad uno degli spazi di confronto sulle nuove tecnologie più seguiti del tempo, il “Forum GT”, Cosmano Lombardo ha iniziato a lavorare per la Fao, per la cooperazione degli Affari esteri – Dipartimento Cooperazione internazionale, poi per l’università di Bologna. Da lì il passo per sfruttare attivamente il digitale è stato breve. Per rispondere alla domanda “come può internet diventare uno strumento al servizio della società e delle imprese” nasce una realtà florida come Search On Media Group, azienda che si occupa di consulenza e formazione sul digital marketing.

Tra i “figli” più importanti nati da questo progetto, troviamo il Web marketing festival: arrivato quest’anno alla sua nona edizione, oggi è considerato la più grande manifestazione dell’innovazione digitale e sociale presente in Italia.

Ideata e condotta dal Cosmano Lombardo, l’edizione andata in scena a Rimini dal 15 al 17 luglio ha visto la partecipazione in presenza di circa tremila persone al giorno, la portata massima consentita dagli spazi a disposizione e dalle norme di sicurezza dovute all’emergenza Covid. Come già avvenuto per i due appuntamenti realizzati nel 2020, inoltre, il Wmf 2021 è stato caratterizzato da un format ibrido e potenziato dalla app  wmf.ibrida.io, che ha permesso a un totale di oltre 24mila persone di seguire in collegamento tutta l’agenda e gli interventi del festival.

Per capire l’impatto basti pensare che il programma di questa tre giorni di formazione è stato costellato dalla partecipazione di oltre 600 speakers provenienti dal mondo istituzionale e dalle eccellenze del settore, che hanno messo a disposizione dei partecipanti tutto il loro know-how, le loro conoscenze ed esperienze, dando vita ad un programma formativo di altissimo livello. Migliaia di visitatori hanno potuto, in questo modo, dare sfogo alla loro sete di conoscenza frequentando più 60 sale tematiche e oltre 100 eventi dedicati all’attualità, alla cultura, allo spettacolo, al mondo del business e al futuro, affrontando e indagando le principali novità tecnologiche e il loro potenziale sociale.

I nomi che hanno calcato il palco del Mainstage sono stati di tutto rispetto.  Per il mondo scientifico e accademico, si sono alteranti figure come Luciano Floridi (Professor of Philosophy and Ethics of Information, University of Oxford e Alma Mater Studiorum) e Sanzio Bassini (Direttore Scientifico Ifab), Manuel Catalano e Maria Fossati dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Giuseppe Borghi di Esa (European Space Agency), come quelle dell’ingegnere aerospaziale Chiara Cocchiara Anna Grassellino (FermiLab), Philip Kotler e dell’inventore e fisico Federico Faggin.

Presenti con i loro referenti anche realtà innovative di importanza globale come Tim, Tiktok, Berec, Amazon, Intel, LinkedIn e Deloitte. A rappresentare le istituzioni sono stati gli interventi dei ministri Luigi Di Maio, Patrizio Bianchi, Enrico Giovannini e i sottosegretari Anna Ascani (Mise), Andrea Costa (Salute).

Il Web marketing festival ha avuto anche un impatto sociale con la storia di Pasqualino, il piccolo calabrese colpito nei primi venti giorni dalla nascita da un’ischemia bilaterale dell’arteria cerebrale media e purtroppo poco assistito dalle istituzioni. Proprio in quell’occasione, grazie al lavoro di Lombardo e del suo team, il ministro dell’Istruzione Bianchi ha accolto la richiesta di aiuto, facendo in modo che il 20 settembre scorso Pasqualino e la sua famiglia fossero protagonisti della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico svolta a Pizzo Calabro alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma il Wmf è stato il momento propizio anche per analizzare, in panel dedicati e tavoli di lavoro, le mission del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): “L’Italia è molto più di quanto spesso si pensi. Siamo un centro di propulsione che abbina innovazione, tradizione e cultura. Lo abbiamo dimostrato, insieme a migliaia di persone, anche quest’anno ha dichiarato Cosmano Lombardo. “Il Wmf 2021 è stato il festival non solo della ripartenza, ma soprattutto del coraggio. Coraggio di sentire proprio il dovere di costruire, di impegnarsi per il bene di tutti e per un futuro che sia realmente e concretamente migliore”.

Ed è proprio dalla consapevolezza della formazione come strumento fondamentale per la crescita, riferita in modo particolare ai più giovani, che il Ceo di Search On ha dato vita al Wmf Summer School:  nata come costola del Festival, è un hub di formazione continua che quest’anno ha preso il via all’interno del castello di Monasterace Superiore, nei luoghi da dove Lombardo è partito.

Di questo e molto altro, InfoImpresa, presente all’evento di Rimini, ha parlato proprio con Cosmano Lombardo, analizzando non solo la realtà di Search On ma anche il presente e il futuro del settore digitale italiano.

L’edizione del Wmf 2021 è andata in scena con l’idea di “costruire insieme il futuro”. Cosa vuol dire per lei questo concetto?

Convergenza e cooperazione sono pilastri fondamentali per questa fase di ripartenza: da sempre il festival ha costruito la propria agenda su questi due elementi, che quest’anno sono stati ulteriormente potenziati. Partendo dell’opera di cooperazione tra istituzioni, aziende e vari attori della società abbiamo strutturato il lavoro degli ultimi dodici mesi per rendere il Wmf 2021 un vero e proprio momento di costruzione condivisa all’insegna dell’innovazione.

Oggi la ripartenza, soprattutto digitale, è legata alle idee e i progetti delineati grazie al Pnrr, a cui avete dedicato molto spazio durante l’evento. Secondo lei da dove occorre partire per sfruttare questa grande occasione?

È un passaggio molto importante quello legato ai fondi che stanno per arrivare con il Pnrr. Sarebbe utile mettere in piedi un comitato di imprenditori che possano monitorare la situazione per quanto riguarda le modalità di spesa. Uno sguardo competente di chi da sempre vive a stretto contatto con il territorio e le sue difficoltà, e può quindi garantire che non si allarghi ulteriormente quella forbice tra nord e sud. Solo così si può sperare di superare quel gap cronico e di rilanciarsi, soprattutto perché ci sono realtà che hanno tutte le carte in regola. Se i fondi non vengono impiegati bene c’è il rischio di ripercorre nuovamente quell’iter malato che fa disperdere tutto e dove realtà come la ‘ndrangheta possono inserirsi. Da questo punto di vista un comitato di imprenditori o comunque allargato potrebbe sicuramente aiutare.

Parlando di impresa, se prendiamo in riferimento il tessuto calabrese, la vostra realtà può essere considerata un fiore nel deserto per quanto concerne il comparto digitale. Qual è secondo lei il modo per far uscire le aziende locali del settore da questo immobilismo?

Per quanto riguarda la situazione di blocco cronico che vive l’imprenditoria in Calabria, credo che uno dei problemi sia la mancanza di quei momenti di confronto tra le nuove generazioni e chi già è impegnato a fare impresa. Il grosso problema, venendo da anni di sconfitte, è proprio quella mancanza di formazione e quindi di conoscenza che può rendere consapevoli i giovani della loro forza. L’altro punto importante è la scuola. Io ho avuto la fortuna di avere delle insegnanti, non solo competenti nelle loro materie, ma che mi hanno realmente aiutato ad aprire gli occhi sui pericoli che esistono nel nostro territorio in modo da non prendere strade sbagliate. Purtroppo ad oggi non tutte le scuole danno questi strumenti ai ragazzi. Poi ci sono sempre quei gap importanti tra la formazione che si riceve qui in Calabria con la formazione che ricevono ragazzi di altre regioni. Per questo sono sempre più convinto che un lavoro molto importante vada fatto sulle scuole.

Prende spunto da questa consapevolezza la vostra idea di creare questi hub formativi come quello di Monasterace?

Esatto. Negli anni mi sono accorto che nel nostro Paese c’è una grande spinta da parte dei giovani, molte cose sono cambiate e sono cresciute in positivo. Sono dei percorsi che vengono fatti anche in modo più maturo, basti pensare che solo 10 anni fa non c’era questo fermento e non c’era la consapevolezza che fosse possibile fare alcune cose anche in Italia.

Viste queste difficoltà passate, non sarà stato facile per lei dare vita ad una realtà come quella di Search On Media Group?

Io e Giorgio siamo cresciuti nella stessa via e da lì tutto è partito. Dopo aver terminato il nostro percorso di studi e avviato alcune esperienze formative, abbiamo intuito il potenziale che il mondo del web avrebbe, da lì a poco, offerto alla società e alle imprese. Così nel 2007 a Pizzo Calabro è nato il primo evento di formazione gratuita su come utilizzare il digitale per promuovere il territorio. Per l’epoca era qualcosa di nuovo e forse il contesto non era ancora pronto visto che parteciparono solo 13 persone. Quindi l’inizio non fu facile. A farci capire però che eravamo sulla strada giusta fu la seconda tappa dell’evento fatto a Riccione dove parteciparono più di 100 persone”.

È stato quello il punto di svolta?

Giorno dopo giorno, mese dopo mese, siamo riusciti a farci conoscere. Molte aziende cominciarono a chiamarci per delle consulenze sul digitale e questo ci permise di iniziare a mettere da parte qualche fondo, per finanziare i successivi percorsi di formazione gratuita. Così al secondo anno abbiamo dato forma concreta alla nostra realtà: all’inizio prese il nome di “Gt Idea” dal nome del forum di Giorgio, poi è diventata “Search On” con base a Bologna e nel 2011 abbiamo cominciato ad assumere le prime persone. Dentro la nostra realtà oggi lavorano circa 40 persone tra cui molti ragazzi calabresi, alcuni venuti direttamente a Bologna a lavorare, altri invece dalla Calabria in remoto.

Come si struttura Search On?

Ad oggi abbiamo tre business unit: una che si occupa di consulenza per medie e grandi realtà, una che si occupa di formazione e dove organizziamo varie eventi tra cui il principale è appunto il Web marketing festival o come la Summer school, una che si occupa anche di organizzare eventi per altre realtà, all’interno della quale abbiamo ideato, lo scorso anno in piena emergenza Covid, il progetto “Ibrida” per realizzare eventi ibridi tra presenza e digitale. Trasversalmente abbiamo anche tutta una serie di attività ad impatto sociale come il progetto “Hubitat”, ossia degli hub territoriali dedicati ad innovazione e sostenibilità, ma anche attività no-profit dove sposiamo alcuni progetti come quello del piccolo Pasqualino, colpito nei primi venti giorni dalla nascita da un’ischemia bilaterale dell’arteria cerebrale media e poco aiuto ha avuto dalle istituzioni”.

Tornado al Festival, molto spazio è stato dedicato al mondo delle startup. Qual è la situazione oggi nel nostro Paese per la crescita di queste realtà?

Questa è una fase davvero fertile su tutto il territorio nazionale. Servirebbero maggiori tutele da parte delle istituzioni per favorire il fare impresa e su questo, dal pinto di vista normativo, si è un po’ indietro rispetto ad alcuni standard internazionali. Un altro punto importante e su cui paghiamo dazio e su cui può andare a fare una sorta di barriera all’ingresso per chi vuole aprire una propria impresa o startup sono i costi del lavoro su cui ci battiamo da tempo.

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