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Da Tribano a Roma, per non dimenticare i piccoli comuni dai fondi del PNNR

“Allo stato attuale, i comuni con meno di 15.000 abitanti sono esclusi dall’accesso ai fondi per la rigenerazione urbana e da quelli previsti dal PNNR. Parliamo di una percentuale molto alta, il 91 per cento dei comuni italiani tagliati fuori da questa opportunità”. Queste le parole di Massimo Cavazzana, primo cittadino di Tribano, piccolo centro della provincia padovana, che in qualità di presidente della Consulta Urbanistica Lavori Pubblici Politiche della casa – Anci Veneto, già da diversi mesi si è fatto promotore di questa istanza presso le istituzioni nazionali, dando voce alla preoccupazione di oltre 505 sindaci di piccole realtà comunali venete.

Prima di entrare nel cuore della questione, è importante comprendere il suo ruolo che la vede impegnato non solo come sindaco, ma anche come esperto tecnico. Ci può spiegare perché?

La mia presa di posizione deriva non solo dal mio ruolo di primo cittadino di Tribano, ma anche dall’esperienza professionale maturata negli anni. Io sono un architetto urbanista, lavoro nell’azienda di famiglia che opera nel settore delle costruzioni e della bioedilizia, ho rivestito e tutt’ora rivesto innumerevoli incarichi in qualità di esperto presso la commissione provinciale per la Valutazione di Impatto Ambientale, nella commissione tecnica regionale nella sezione Lavori Pubblici e nella commissione tecnica provinciale e Ambiente. Per tre anni sono stato membro della Consulta Urbanistica Lavori Pubblici Politiche della casa – Anci Veneto e dal 2017 ne ricopro la posizione di presidente.

Nello specifico, cos’è che viene contestato agli organi istituzionali?

Come sindaco di Tribano ho promosso una mozione affinché il Governo modifichi, nel rispetto delle volontà del Parlamento, il DPCM del 21 Gennaio 2021 ed estenda a tutti i Comuni, come previsto originariamente, la possibilità di ottenere contributi per finanziare gli interventi di rigenerazione urbana. Sempre nella stessa delibera si chiede che non vengano esclusi i Comuni sotto i 15.000 abitanti dai fondi da assegnare in forza del PNRR. Questo perchécon la legge n. 160 del 27 Dicembre 2019, si è previsto lo stanziamento di due fondi destinati agli Enti Locali per finanziare interventi relativi alla rigenerazione urbana. Il primo fondo, il “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”, è riservato ad una platea ristretta di beneficiari come le Regioni, le Città Metropolitane, i Comuni Capoluoghi di Provincia, la Città di Aosta e i Comuni con più di 60.000 abitanti, con ha una dotazione di 853,81 milioni di euro. Il secondo fondo,destinato ad investimenti in progetti di rigenerazione urbana per la riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale mette a disposizione un budget 10 volte più grande, per l’esattezza 8,5 miliardidi euro e per questo è stato rivolto dal legislatore ad una platea di beneficiari più vasta: cioè tutti i 7.904 Comuni italiani, nessuno escluso. Ebbene, il 6 agosto 2020 in Conferenza Stato-Città, con Atto di Intesa, n. 595, ANCI ha concordato con il ministero dell’Interno di limitare la possibilità di fare istanza dei fondi ai soli comuni dai 15.000 abitanti in su, decisione successivamente decretata con il DPCM 21 Gennaio 2021, in cui si legge che si è “ritenuto necessario limitare i contributi a favore dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti in considerazione della prioritario necessità di interventi di rigenerazione urbana”. È per assicurare un minimo di giustizia distributiva, visto che i Piccoli Comuni sono già stati esclusi dal primo fondo, che ho ritenuto necessario portare avanti questo percorso presso le istituzioni.

Togliendo risorse ai piccoli comuni, non si rischia di amplificare sempre più il divario tra piccoli e medi-grandi centri abitativi, incentivando così il fenomeno dello spopolamento che affligge le piccole realtà territoriali?

Assolutamente sì. Purtroppo nei criteri di valutazione messi in atto, non è stato considerato l’indicatore di spopolamento. Questo deficit valutativo avrà una ricaduta tale che “gli emarginati” rimarranno sempre più emarginati ed i privilegiati sempre più privilegiati, quasi ad avvallare il famoso spopolamento per i piccoli Comuni ed invece la congestione per i medie-grandi centri. In qualità di presidente della Consulta Politiche Abitative-Urbanistica-Lavori Pubblici, insieme al Presidente ANCI Veneto, Mario Conte, abbiamo chiesto al presidente della Repubblica e al Parlamento di porre rimedio a questa ingiustizia che condanna i piccoli Comuni a non avere fondi destinati alla riqualificazione urbana fino al 2034, per ben 13 anni, e al tempo stesso patire l’esclusione all’accesso dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dei 7.904 Comuni italiani, 7.206 hanno una popolazione inferiore ai 15.000 abitanti. Lasciando le cose così come sono, solo 698 Comuni possono beneficiare dei fondi di rigenerazione urbana, creando una disparità molto alta. In questa situazione, il 91 per cento dei Comuni italiani sono esclusi da detti fondi; il 70 per cento del nostro territorio ne viene lasciato privo fino al 2034 e ne deriva che il 42 per cento della popolazione dei nostri Comuni non ha accesso ai benefici che invece hanno altre realtà territoriali di medie e grandi dimensioni.

Questa sua iniziativa partita da Tribano, si è allargata dapprima a tutto il Veneto, per poi crescere con l’adesione di molti altri sindaci italiani. Come è riuscito ad ottenere questo risultato?

È stato un percorso lungo e graduale, ma alla fine siamo arrivati ad avere il sostegno di tantissimi sindaci. Attraverso Anci Veneto, abbiamo inviato ai primi cittadini dei Comuni con una popolazione inferiore a 15.000 abitanti, una proposta di delibera da far approvare in Giunta Comunale affinché potesse arrivare al Presidente della Repubblica la nostra richiesta di ripristinare quello che era stato originariamente predisposto dal Parlamento. Siamo intervenuti anche presso l’Anci nazionale, chiedendo al presidente Antonio Decaro di farsi parte attiva per affrontare il problema e porre una soluzione in modo da avere una distribuzione più equa dei fondi. Infine a luglio, in occasione del Consiglio Nazionale dell’Anci, insieme agli oltre 600 sindaci intervenuti, ho partecipato al corteo in piazza SS Apostoli a Roma, per la manifestazione promossa dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani per richiamare l’attenzione della politica nazionale sul tema delle tutele da riconoscere al ruolo dei sindaci. In quella circostanza, ho nuovamente sottolineato la mancanza di mezzi in cui i primi cittadini dei piccoli Comuni sono costretti ad operare quotidianamente e soprattutto le carenze di fondi che dovranno affrontare in futuro come conseguenza dell’esclusione dai fondi per la rigenerazione urbana dei Comuni sotto i 15.000 abitanti così come prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ripongo fiducia nell’operato del Governo affinché intervenga per rimediare a questa ingiustizia.

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