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Giornata della memoria: sulle Foibe mai più negazionismo

Il senatore Maurizio Gasparri è intervento, in rappresentanza del Senato della Repubblica, nella cerimonia del Giorno del Ricordo presso la Foiba di Basovizza, Trieste.

Questo il suo intervento: “Noi sapevamo: tanti, troppi, negavano. Venivamo giovani, 40 anni fa, col tricolore sull’altipiano. Noi sapevamo: tanti, troppi, negavano. Ci vollero 35 anni perché Basovizza fosse dichiarato Monumento di interesse nazionale nel 1980. Ci vollero 46 anni perché un presidente della Repubblica si inchinasse davanti ai morti di Basovizza nel 1991. Ci vollero 47 anni perché Basovizza nel 1992 fosse dichiarato Monumento Nazionale.

Ci vollero 59 anni perché nel 2004 fosse istituito con legge dello Stato il Giorno del Ricordo dedicato ai martiri delle foibe ed al popolo di Istria, Fiume, Dalmazia, costretto all’esodo. Quanto ci vorrà perché scompaiano quelle “sacche di deprecabile negazionismo militante” biasimate ieri dal presidente Mattarella? Si imbrattano lapidi, si parla per colpa di una nota associazione a Lecce di “presunte foibe”. Quanto ci vorrà perché l’indifferenza ed il disinteresse biasimati dal presidente Mattarella non caratterizzino il servizio pubblico radiotelevisivo che viene meno ai suoi doveri e relega, tranne alcune rare eccezioni, su canali od orari marginali il giusto ricordo o non alimenta opere dedicate al ricordo della tragedia? Anche nella Rai e nell’informazione tanti, troppi, negavano e negano la verità della storia.

Questa sciagura nazionale, così si è espresso Mattarella, chiede verità.

Verità sulle complicità nello sterminio, verità su capitoli da conoscere, come la strage di Vergarolla. Ricordiamo, come disse Mattarella “tanti innocenti colpevoli solo di essere italiani e di essere visti come un ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista… l’aggressività del nuovo regime comunista costrinse gli italiani con il terrore e la persecuzione ad abbandonare le case, le aziende, le terre. Chi resisteva e si opponeva, chi non si integrava nel nuovo ordine totalitario spariva, inghiottito nel nulla”

Noi sapevamo, e chi negava sapeva, come noi. Ha detto il Capo dello Stato “il braccio violento del regime comunista si abbatteva furiosamente cancellando storia diversità, pluralismo, convivenza, sotto una cappa di omologazione e di terrore”

Oggi ricordiamo anche le stragi di Porzus, Malga Bala, ricordiamo il senatore Gigante, i cui resti rinvenuti dalle associazioni dell’esodo e da Onor caduti, saranno collocati sabato prossimo 15 febbraio al Vittoriale degli italiani, così come D’Annunzio aveva stabilito. Ricordiamo le pietre del quartiere giuliano dalmata di Roma, volute dalle associazioni istriane e giuliane dalmate per ricordare i nomi delle famiglie costrette all’esilio.

Noi sapevamo. Noi tutti sappiamo. Nessuno neghi mai più. Rendiamo onore a chi fu trucidato. Rendiamo onore a chi fu condannato all’esodo. Rendiamo onore alla Patria italiana. Viva l’Italia”.  

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