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I significati della mutualità: il convegno della Fondazione Cesare Pozzo

Il concetto di mutualità ha ripreso interesse in seguito a importanti trasformazioni maturate in questo scorcio di secolo. È entrato nel lessico corrente in presenza di modalità di lavoro e comunicazione fondate sulla condivisione e la collaborazione, sia fisica (come ad esempio con i coworking) sia a distanza, fino alla centralità della nozione di “ecosistema” per il perseguimento di politiche di sviluppo e innovazione.

In certi casi, queste si evolvono in forme di associazione e comunità online fra lavoratori basate sulla condivisione di un’identità professionale e di mestiere, che declinano in forme specifiche l’idea mutualistica. L’aumento delle diseguaglianze, dovuto alla riduzione delle protezioni sociali del sistema di welfare state e sul mercato del lavoro, nonché alle trasformazioni intervenute nel mondo del lavoro, ha prodotto quote crescenti di persone che non sono in grado né di accedere alle protezioni del welfare state né di acquisirne una di tipo assicurativo sul mercato.

Riappare pertanto la situazione di assenza o insufficienza di protezioni della seconda metà dell’Ottocento, quando milioni di persone coinvolte dai processi di industrializzazione e migrazione trovarono nel mutualismo una risposta importante ai loro bisogni di protezione sociale. La storia delle forme mutualistiche volontarie, dalle corporazioni medievali alle società di mutuo soccorso, evidenziano come la dimensione associativa fosse un elemento ineliminabile nella costruzione della protezione sociale. Diventa pertanto necessario ripartire da questa duplice dimensione empatico-sociale e di calcolabilità su cui si modella un’organizzazione con finalità economica.

Inoltre, atteggiamenti e comportamenti di tipo mutualistico e cooperativo non sono esclusivi della comunità umana ma sono in realtà intrinseci alla natura e a tutti gli esseri viventi. A fronte delle criticità delle risposte incentrate preminentemente sul mercato piuttosto che sullo stato, strategie incentrate su modalità mutualistiche possano generare risposte innovative, sostenibili ed efficaci. Il primo passo è mettere a confronto e far dialogare i significati di mutualità elaborati nelle diverse discipline, sociali e naturali, per avviarne una ridefinizione profonda e comprensiva, in modo da poterne dispiegare il potenziale.

Queste, in sintesi, le finalità del convegno bolognese promosso dalla Fondazione Cesare Pozzo, dove studiosi autorevoli hanno dialogato con il mondo mutualistico e i diversi attori delle istituzioni pubbliche e delle rappresentanze funzionali.

Guido Bonfante, professore di Diritto commerciale nell’Università di Torino nonché avvocato del Foro di Torino, autore di varie monografie con particolare attenzione al diritto cooperativo e, quale studioso del settore, si è soffermato sulla “nuova” mutualità delle soms. La relazione ha esplorato nuovi percorsi mutualistici delle soms partendo dalla disamina del Codice del Terzo Settore e dagli eventuali nuovi scenari che si possono aprire quali una rimeditazione della mutualità mediata, del ruolo delle mutue sanitarie, dell’apertura verso forme mutualistiche di comunità anche attraverso un utilizzo più dinamico dei patrimoni e un ripensamento istituzionale del modello soms che tenga conto delle diverse realtà.

Mario Giaccone, docente a contratto di Relazioni industriali presso l’Università di Torino, nonché di Economia del lavoro presso l’Università di Ferrara. si occupa di relazioni industriali e sociologia del lavoro, con particolare attenzione allo sviluppo di nuove forme di protezione sociale nel lavoro disperso: piccole e medie imprese e nuove forme di lavoro e di impiego.

Nel suo modello idealtipico – ha evidenziato il professore – il mutuo soccorso si caratterizza per l’intreccio fra promozione di legami sociali ed erogazione di servizi a contenuto economico. Intrecci analoghi si ritrovano in altre popolazioni organizzative, nella storia passata quanto nel presente, ognuna delle quali declina in modalità specifica la nozione di mutualismo, che permea pertanto popolazioni organizzative molto diverse per attività e motivazioni all’origine. Nella comunicazione ha delineato una prima ipotesi dei principi che queste diverse organizzazioni condividono. Tale tentativo mira da un lato a mostrare come il mutualismo sia un principio molto più ampio che informa una vasta gamma di organizzazioni con finalità economica e sociale, dall’altro a proporre alcuni criteri di demarcazione rispetto ad operatori spuri.

Stefano Maggi, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, dove insegna Storia dell’economia e del territorio, Storia dello sviluppo e Storia delle comunicazioni e dei trasporti, è presidente della Fondazione Cesare Pozzo

Le parole che indicano quello straordinario fenomeno associativo – il mutuo soccorso – avviato nel 1848 a Pinerolo hanno cambiato accezione in oltre un secolo e mezzo di storia, ha evidenziato il professore. Il concetto derivava dalla “fraternité” della rivoluzione francese, il contenuto aveva invece un’ascendenza ancora più lontana. L’associazione per darsi una mano a vicenda nei problemi della vita era presente sia nell’Impero romano, sia nelle corporazioni medioevali, buona parte delle quali erano arrivate all’età moderna, soppresse tra fine Settecento e inizio Ottocento. Fra la seconda metà dell’Ottocento e la fine del Novecento, come si utilizzano i termini che indicano il mutuo soccorso? Quale significato assumono nel senso comune della gente? Come si spiegano nei vocabolari. La relazione ha analizzato le definizioni riportate dai vocabolari nel corso del tempo, confrontando i significati e le sfumature dei significati, contestualizzati nella storia contemporanea.

Franca Maino, ricercatrice e docente presso il Dipartimento di scienze sociali e politiche dell’Università di Milano, nella sua relazione si è soffermata su welfare e risposte al territorio. È cresciuta negli ultimi anni l’attenzione verso il mutualismo e la cooperazione che hanno assunto un ruolo sempre più importante all’interno del sistema di welfare italiano, anche in relazione allo sviluppo del welfare aziendale. In questo contesto l’intervento si è concentrato sui diversi attori che operano a livello territoriale e sulla loro capacità di fare rete per predisporre e condividere piani e misure di welfare aziendale di natura territoriale. Si tratta di reti multi-attore, frutto di accordi e partnership che definiscono ruoli e gradi differenti di regolazione e coinvolgimento degli stakeholder, che potrebbero ampiamente beneficiare di un maggior coinvolgimento di società di mutuo soccorso e/o di soggetti attenti ai principi e valori della mutualità.

Vera Negri Zamagni, professore di Storia economica all’Università di Bologna, si è soffermata sul ruolo del mutualismo nell’economia al servizio delle persone. L’economia moderna, nata nelle città-stato medioevali, era un’economia basata sull’assunto antropologico “Homo homini natura amicus”, che ha spinto ad allargare l’attività produttiva insieme all’attività culturale (scuole e università), religiosa (chiese e conventi), e solidale (ospedali e servizi di assistenza). Da qui tutti gli sviluppi successivi del welfare fino all’introduzione del welfare state. E’ su questa base che l’economia europea ha prosperato, cioè su una base che teneva insieme sociale ed economico con l’obiettivo dell’inclusione. Che cosa ha fatto sì che in seguito l’assunto antropologico sul quale si è basata l’economia sia diventato “Homo homini lupus”?  Quali sono state le conseguenze più negative di questo cambiamento di prospettiva? Società di Mutuo Soccorso, cooperativismo e sindacalismo sono stati gli strumenti più efficaci messi in campo per impedire l’asservimento delle persone alle logiche del profitto. Ma quanti oggi sono convinti che tali strumenti siano ancora necessari? In particolare, sul piano della sanità, è giusto che ci sia chi guadagna profitti sulla salute delle persone? O non è più accettabile che la spesa aggiuntiva rispetto a quella pubblica sia organizzata con strumenti di mutualità? Prima che chi ha prodotto le grandi diseguaglianze attuali si accrediti per curarle, senza in realtà voler cambiare se non solo cosmeticamente i propri comportamenti, è tempo che mutualismo e cooperativismo si rappresentino per quello che sono: l’unico modo per mettere le persone al centro.

Luca Nogler, professore ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università di Trento, dove ha ricoperto le cariche di preside di facoltà di Giurisprudenza e di direttore del Dipartimento di scienze giuridiche, nell’intervento ha ripercorso le ragioni storiche della nascita della bilateralità nel comparto artigiano e ne ha fatto un bilancio alla luce dell’esperienza ormai quasi trentennale e soprattutto della comparazione tra differenti realtà territoriali e tra quelle ultime e le esperienze nazionali. Particolare attenzione è stata data poi ai rischi di istituzionalizzazione e crescente centralizzazione che sono via via emerse nel corso degli anni.

Maurizio Casiraghi, professore ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove è docente di Zoologia ed Evoluzione dei genomi animali. Ha richiamato efficacemente la simbiosi come vita insieme di organismi che appartengono a specie differenti. Nessun organismo vive solo, tutti sono in interazione tra loro e il mutualismo non è l’unica condizione in cui i viventi traggono benefici reciproci. Nel mondo biologico gli organismi vivono in perenni conflitti di interesse e la loro risoluzione è spesso molto fantasiosa.

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