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Il futuro della formazione continua

La formazione è uno degli strumenti fondamentali per le sfide che attendono le aziende in un futuro sempre più competitivo. Risorse umane con competenze solide e costantemente aggiornate rappresentano una componente primaria e imprescindibile non soltanto per il funzionamento del tessuto industriale, ma anche per la sua crescita e la sua competitività. Questi i temi al centro dell’interessante convegno “Il futuro della formazione continua”, che s’è svolto a Roma, nella prestigiosa cornice di Casa dei Cavalieri di Rodi, alla presenza del senatore Stanislao Di Piazza, sottosegretario per il Lavoro e le Politiche sociali, promosso da Fonditalia, che, insieme a Fondolavoro, garantisce la presenza del sindacato Ugl, Unione generale del lavoro, nei fondi paritetici interprofessionali nazionali.

“Nel corso dell’ultimo anno si è andato accentuando il dibattito sul ruolo dei fondi interprofessionali nel più ampio panorama delle politiche attive per il lavoro – ha esordito Francesco Franco, presidente di Fonditalia. “Le proposte formulate dal fondo sono, ad oggi, convogliate nell’idea di istituire un osservatorio che, tenendo conto della visione delle parti, università ed enti di ricerca coinvolte, consenta al fondo stesso di elaborare nuove opportunità per le imprese ed i lavoratori il più possibile pertinenti con le loro esigenze formative e di sviluppo”.

“In uno scenario economico e produttivo estremamente dinamico, caratterizzato da un forte impulso tecnologico, si rende necessario concepire modi e strumenti per fotografare il presente e immaginare il futuro – ha aggiunto Egidio Sangue, direttore di Fonditalia. “É fondamentale lavorare per l’affermazione di un sistema di politiche attive che sostengano processi di sviluppo, innovazione e trasformazione organizzativa delle imprese, al fine di orientare i lavoratori, accompagnandoli nei loro percorsi di crescita e cambiamento professionale”.

Nell’occasione, Fonditalia ha presentato un proprio report con i numeri di questi primi dieci anni di attività. Interessante il profilo medio di chi viene formato: un lavoratore di genere maschile (61 per cento) che lavora al Sud (41 per cento), con età compresa prevalentemente tra i 35 e i 44 anni (29 per cento), in possesso di licenza media (36 per cento) o diploma di scuola media superiore (38 per cento), di cittadinanza italiana (82 per cento).

Tra le tematiche più ricorrenti, la formazione “obbligo di legge”, che ha sempre rappresentato lo zoccolo duro, è in decremento (dal 48 al 23 per cento), mentre cresce la formazione legata alla gestione aziendale – risorse umane, qualità, logistica – e amministrazione. L’aula si conferma la modalità formativa più utilizzata.

Insieme a Fonditalia, come noto, l’Ugl, sindacato in forte incremento, promuove anche Fondolavoro, ente associativo costituito a seguito dell’Accordo interconfederale sottoscritto tra l’organizzazione di categoria datoriale Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori) e, appunto, l’Ugl. La rivista di Fondolavoro è “Infoimpresa”, presente al convegno con un proprio rappresentante.

Entrambi i fondi si pongono, quindi, l’obiettivo di incrementare il livello di competitività delle imprese italiane e, nel contempo, migliorare la capacità di collocazione professionale dei lavoratori nel panorama economico nazionale.

Come spiega Carlo Parrinello, direttore di Fondolavoro, “una buona formazione, oltre a garantire al dipendente l’acquisizione di maggiori competenze e un aggiornamento costante, specie in tempi di rapidissime trasformazioni, riesce a rafforzare l’autostima della risorsa umana e a soddisfarla a livello psicologico, di relazioni interpersonali e comportamentali. Il risultato finale e l’incremento della qualità produttiva dell’impresa”.

Tutte le aziende hanno a disposizione la possibilità di formare – in modo gratuito – i propri dipendenti. Attraverso il pagamento dei contributi obbligatori, le imprese possono versare una quota – corrispondente allo 0,30 per cento della retribuzione dei lavoratori – all’Inps come “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”. Le aziende, in sostanza, possono scegliere a chi destinare lo “0,30 per cento”, se all’Inps oppure ai fondi paritetici interprofessionali (legge 388/2000), organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni sindacali e finalizzati alla promozione di attività di formazione rivolte ai lavoratori occupati.

Se l’azienda si rivolge ai fondi paritetici interprofessionali, può ottenere formazione in modo del tutto gratuito, senza nessun onere o vincolo.

Destinando lo 0,30 per cento ad un fondo paritetico interprofessionale, l’azienda avrà la certezza che quanto versato – per legge (845/1978) – le torni in azioni formative volte a qualificare i propri lavoratori. Inoltre può ridurre i costi aziendali sostenuti per la formazione.

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