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L’economia dell’usato vale 24 miliardi

A poche settimane dall’inizio della fase due nel nostro Paese, dopo mesi in cui le persone si sono dovute fermare ripensando il proprio presente e futuro, diventa quanto mai importante ripartire facendo leva su comportamenti virtuosi che incidano positivamente sulla ripresa. In questa direzione si inserisce la second hand economy, praticamente l’economia della seconda meno, una forma di economia circolare sempre più rilevante, che può rappresentare una risposta concreta non solo per le persone, ma anche per il Paese e per il pianeta, generando valore reale in modo sostenibile.

La conferma arriva dalla sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa* per Subito, piattaforma per vendere e comprare, che ha evidenziato come il valore generato dalla compravendita dell’usato nel 2019 sia di 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del Pil italiano, in costante aumento grazie soprattutto all’online, che pesa 10,5 miliardi di euro, ovvero il 45% del totale.

Highlight Osservatorio Second Hand Economy 2019

  • La Second Hand Economy nel 2019 vale 24 miliardi di €, pari all’1,3% del PIL italiano (vs € 23 miliardi del 2018), con una crescita del 33% in 5 anni
  • L’online continua a crescere e pesa per il 45%, ovvero € 10,5 miliardi (+55%rispetto al 2015)
  • 1 italiano su 2 ha venduto e/o comprato usato, 21 milioni l’hanno fatto nel 2019, il 58% l’ha fatto online
  • Il 66% degli Italiani che fanno second hand ha comprato e/o venduto almeno una volta ogni 6 mesi
  • settori più importanti in termini di valore sono Motori (€ 11,9 mld), Casa&Persona (€ 5,5 mld, settore con la maggiore crescita vs 2018 che era 3,8mld), Elettronica (€ 3,3 mld), Sports&Hobby (€ 2,7 mld)
  • Le regioni in cui l’economia dell’usato genera più valore sono Lombardia (€ 3,1 mld), Lazio (€ 2,9 mld) e Campania (€ 2,4 mld)
  • Nel 2019 chi ha venduto oggetti usati ha guadagnato in media € 1.087 all’anno, ma in ben 5 regioni si registra un dato più alto: le prime regioni per guadagno medio pro-capite sono Marche (€ 1.493), Toscana (€ 1.286), Sardegna (€ 1.258), Lazio (€ 1.179) e Veneto (€ 1.159)

L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima – dichiara Giuseppe Pasceri, Ceo di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti. Comprare e vendere usato è un gesto semplice, immediato, alla portata di tutti e con un impatto diretto e misurabile sul cambiamento climatico. Lo scorso anno ad esempio grazie ai 18 milioni di oggetti venduti su Subito abbiamo risparmiato 5 milioni di tonnellate di CO2, come aver bloccato il traffico di Roma per 1 anno!”.

L’ONLINE SEMPRE PIU’ RILEVANTE PER CHI FA SECOND HAND

L’online gioca un ruolo di primo piano nella crescita dell’economia dell’usato, basti pensare che è responsabile del 70% della crescita assoluta anno su anno (700 milioni su 1 miliardo). Nel 2019 pesa € 10,5 miliardi, il 45% del totale. Tra coloro che nel 2019 hanno acquistato o venduto oggetti usati, il 58% ha scelto di farlo online, il canale privilegiato soprattutto per la sua velocità (77%), ma anche per la sua accessibilità (44%), semplicità e comodità di utilizzo (38%) e convenienza (34%). Motivazioni che guidano in particolare chi vende (66%), dove l’online è il canale preferito.

Cosa comprano gli italiani online? Principalmente Casa&Persona (73%), Sports&Hobby (63%), Elettronica (57%) e Veicoli (42%).  Categorie più comprate online:

  1. Arredamento e Casalinghi (36%)
  2. Libri e riviste, Informatica (parimerito al 30%)
  3. Abbigliamento e accessori (26%)

Oggetti usati più comprati nel 2019: Libri e riviste (di media, 6); Abbigliamento e accessori (5).

Per quanto riguarda la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%), Elettronica (48%), Sports& Hobby (45%) e Veicoli (26%). Categorie più vendute online:

  1. Arredamento e casalinghi (30%)
  2. Abbigliamento e accessori (23%)
  3. Informatica (20%)

Oggetti usati più venduti nel 2019: Libri e riviste, a pari merito con Abbigliamento e accessori (6 di media); Arredamento e casalinghi, a pari merito con musica e film e articoli per bambini (5).

GLI ASSET VALORIALI: SOSTENIBILITÀ, UNICITÀ E RISPARMIO

Comprare e vendere usato si conferma al quarto posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (49%), subito dopo la raccolta differenziata (95%), l’acquisto di lampadine a LED (77%) e di prodotti a km 0 (56%). In linea con quanto registrato lo scorso anno, continua a crescere l’importanza che viene data all’aspetto valoriale nella decisione di fare second hand, perché porta vantaggi non solo a livello personale, ma anche ambientale e sociale. L’economia dell’usato è quindi sempre di più una scelta sostenibile (44%), intelligente e attuale (40%), ma anche un modo per dare valore alle cose (37%).

Tra chi acquista scende leggermente la percentuale di chi fa second hand per risparmiare (59%), che rimane tuttavia rilevante, confermando la possibilità di fare un buon affare come condizione essenziale nella compravendita dell’usato. Cresce la volontà di trovare pezzi unici o vintage (51%) e di contribuire all’abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (48%), che insieme a chi lo considera un modo di intelligente di fare economia (39%), avvalora la tesi dell’economia dell’usato come un circolo virtuoso grazie al quale gli oggetti che hanno vissuto una prima vita, ne possono vivere una seconda, ma anche una terza o una quarta. Il 33% di chi acquista usa l’oggetto e poi lo regala quando non serve più, il 19% lo colleziona e il 9% prova a rivenderlo.

Tra le ragioni che spingono invece alla vendita, il primo driver resta sempre la voglia di decluttering e la necessità di liberarsi del superfluo (76%), mentre il 42% vende perché crede nel riuso ed è contro gli sprechi, il 37% per guadagnare e il 16% perché desidera reinvestire il guadagno per comprare oggetti nuovi o usati. Esistono poi delle occasioni che favoriscono la vendita, come l’inutilizzo prolungato (73%), la voglia di passare a un modello superiore (32%), cambiamenti di tipo famigliare (22%) oppure un trasloco (18%). Tendenze che vengono confermate anche dall’uso che viene fatto dei soldi guadagnati dalla vendita, che vengono per lo più conservati per l’economia di casa (47%) ma utilizzati anche per acquistare altri oggetti usati (20%) oppure nuovi (17%).

GENERAZIONI A CONFRONTO: LE PIU’ ATTIVE

Le giovani famiglie (35-44 anni) si confermano le più propense a fare second hand (75%), con una preferenza per il canale online (47%). Famiglie con bimbi piccoli, coppie o professionisti in carriera, le motivazioni che spingono ad acquistare e/o vendere usato sono da ricercare principalmente nella possibilità di risparmiare (67%), liberarsi degli oggetti che non si usano più (82%) e per guadagnare (46%), proprio in vista dell’ampliamento della famiglia o di cambiamenti lavorativi. Emerge tuttavia una quota sopra la media che crede nel riuso ed è contro gli sprechi (56%), a conferma di una grande sensibilità all’impatto ambientale.

Altro target decisamente attivo nella compravendita dell’usato è la Generazione Z, in particolare nella fascia 18-24 (69%), nativi digitali per i quali il canale online è il preferito per vendere (83%) e comprare (72%). Per loro il driver di acquisto principale è dato dalla possibilità di risparmiare (77%), ma anche perché considerano la second hand un modo intelligente di fare economia che rende molti oggetti più accessibili (58%). La vendita avviene invece per guadagnare (51%), ma anche per poter comprare oggetti nuovi (15% vs 11%) che normalmente non potrebbero permettersi.

Più attivi della media anche i Baby Boomers 55-64 (64%), per i quali l’offline risulta ancora il canale privilegiato per acquistare o vendere oggetti online (47%). Sono loro quelli più sensibili all’aspetto ambientale della second hand, tanto che il primo driver di acquisto è dato da una motivazione legata al riuso e alla lotta contro gli sprechi (57%), che si ritrova anche nella scelta di vendere (48%) insieme alla possibilità di liberarsi del superfluo (83%).

LE PROSPETTIVE DELL’ECONOMIA DELL’USATO

L’economia dell’usato negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria evoluzione continua, che l’ha vista crescere e diventare sempre più rilevante. Per il 71% degli intervistati la second hand economy è destinata a crescere ancora nei prossimi cinque anni, diventando sempre più una scelta consapevole e green (48%), un ottimo strumento per risparmiare (47%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (30%).


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