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Pensioni, effetto Covid: +16% le cancellazioni per decesso

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Covid e Inps. Abbiamo visto in questo ultimo anno come si sia instaurato, gioco forza, un legame malsano tra l’Istituto di previdenza sociale e la pandemia che stiamo ancora affrontando. Proprio l’Inps, come riporta il quotidiano “Libero”, infatti è stata chiamata a diventare il braccio operativo le politiche assistenziali messe in campo dall’esecutivo per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria e tamponare il tracollo delle attività economiche.

Per leggere con precisione la profondità dell’impronta lasciata dalla pandemia sulla popolazione italiana bisognerà aspettare le statistiche ufficiali sulla mortalità nel 2020 che Istat darà a fine marzo. Ma i dati amministrativi che via via ci arrivano confermano la dimensione senza precedenti della tragedia. Inps l’anno scorso ha cancellato per avvenuto decesso 862.838 pensioni, il 16,1% in più (+121.697) di quelle del normalissimo 2019, quando le cancellazioni per causa morte si fermarono a 741.141.

Una boccata d’aria, anche se macabra, per l’Inps che, come ricorda sempre “Libero”, ha licenziato il bilancio preventivo  per il 2021 approvato alla fine dello scorso anno con un saldo negativo tra prestazioni e contributi, nella gestione ordinaria, di 9,27 miliardi di euro. Stime basate sulle previsioni macro economiche del governo per l’anno in corso. Ma il rosso della gestione economica è assai più elevato. Le previsioni per il 2020 si aggirano sui 26 miliardi di buco, quelle per il 2021 dovrebbero leggermente migliorare a -20 miliardi.

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